venerdì, Dicembre 12, 2025
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C’è desiderio di sicurezza, nelle città e nei borghi

di Salvatore Sfrecola

C’è, tra le politiche pubbliche, una che accomuna buona parte dell’elettorato, di destra e di sinistra: la sicurezza delle città e dei borghi. Ovunque il bisogno di sicurezza prevale nell’aspettativa della gente che vuole sentirsi tranquilla, in casa, nelle strade, sui mezzi di trasporto, a tutte le ore del giorno e della notte. Lo si desidera per sé, ma anche per i familiari, per i figli e le figlie, soprattutto. La percezione diffusa di una sicurezza inadeguata, infatti, non lascia tranquilli gli italiani, non soltanto per un’immigrazione disordinata e incontrollata, naturalmente portata a delinquere in ragione della esigenza di sopravvivere alla mancanza di lavoro. È questo contesto che alimenta i furti e gli scippi, lo spaccio di droga e il controllo della prostituzione. Una rete di criminali che tendono a controllare territori che non sempre le Forze dell’Ordine riescono a presidiare per carenza di uomini e mezzi rispetto all’ampiezza dei fenomeni.

Ed è così che un tema, da sempre caro alla destra, la quale tradizionalmente rivendica a sé le politiche della sicurezza, appare, a tre anni dalla formazione del governo, non adeguatamente affrontato tanto che, in extremis, si ricorre ad un decreto legge che sulla sicurezza inasprisce le pene e identifica nuove condotte da punire in forme che hanno destato non poche perplessità, soprattutto laddove è sembrato che si voglia reprimere talune manifestazioni di protesta, come i blocchi stradali, forse eccessivamente puniti, anche se ne comprende la ragione di venire incontro al disagio degli utenti della strada. Ed è grave che non sia stata trovata in Parlamento una misura condivisa di un’esigenza sociale che anche gli elettori di sinistra condividono. Lo spiega in qualche modo Federico Rampini, giornalista illustre ed osservatore attento dei fenomeni sociali con esperienze internazionali, il quale ha osservato su TikTok che “questa è una sinistra molto diversa da quella dei tempi di Enrico Berlinguer. Una sinistra che ha abbracciato per tante ragioni la cultura del permissivismo per cui gli spacciatori di droga sono meritevoli di compassione, perché chissà quanto disagio sociale c’è dietro di loro. Sono meritevoli di compassione a maggior ragione se sono nord africani. E questo significa dimenticare il vecchio popolo della sinistra che vive proprio in quelle situazioni di degrado, in una situazione di abbandono c’è paura, c’è insicurezza. E a quel popolo, che era il popolo della sinistra, la classe dirigente di questa sinistra non riesce più a parlare”. E di quel popolo non si occupa.

Cresce, dunque, la percezione di un’inadeguata gestione del fenomeno microcriminalità che dovrebbe essere meglio regolamentato anche sul versante giudiziario, perché uno dei problemi evidenti è l’eccessiva discrezionalità lasciata ai giudici nell’applicazione di misure detentive o alternative, efficaci se controllate. Il ripetersi di casi di omicidi stradali compiuti da persone già punite in modo evidentemente non efficace è l’immagine di una situazione che ha troppe falle, sfruttate dai criminali e percepite come buchi nella rete di protezione della cittadinanza.

Come in altri casi, sembra prevalere in questa maggioranza più l’intenzione di muoversi per spot che la concreta scelta dei mezzi più efficaci per raggiungere un obiettivo. Occorre un’ampia intesa tra le forze politiche per dare al “sistema sicurezza” norme di facile e certa applicazione, uomini e mezzi adeguati alle esigenze, in modo da restituire prestigio alle Forze dell’Ordine. Episodi come le aggressioni ai Carabinieri e ad agenti della Polizia non sono tollerabili. Lo Stato, infatti, non deve usare la forza al di là della stretta necessità per l’applicazione della legge, ma deve essere rispettato. Mantenere l’ordine in ogni caso, senza limitarsi ai casi più eclatanti, è necessario perché i comportamenti illeciti più modesti ma non puniti fanno ritenere che si possa violare impunemente la legge. Ed è necessario che l’ordine dell’autorità sia eseguita sempre. Chi delinque essendo stato oggetto di un provvedimento di espulsione evidentemente non eseguito è un cattivo esempio per la comunità e una perdita di prestigio per le istituzioni. Ricordo spesso che Patricia Hilton, la nota ereditiera americana, condannata al 15 giorni di carcere li ha fatti tutti, nonostante l’evidente esiguità del comportamento sanzionato. Perché il prestigio dello Stato si nutre della parola data che, nel caso della comminatoria di una pena, significa che quella stabilita dal giudice viene scontata.

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