di Salvatore Sfrecola
Non ho conosciuto personalmente Giuseppe Tatarella, Pinuccio, ma ne ho sentito parlare tanto da amici comuni che mi sembra di poterne scrivere come di una vecchia amicizia avvalorata da quanto leggo in un volume, a cura della Fondazione a lui intestata, che raccoglie ricordi di quanti lo hanno frequentato o con lui si sono interfacciati in politica e nelle istituzioni. È una pubblicazione del 2019, ma l’ho letta solo adesso e ritengo utile scriverne perché mantiene tutta la sua attualità: “Pinuccio Tatarella, Passione e intelligenza al servizio dell’Italia” (Giubilei Regnani Editore, Roma, 2019, pp. 231, € 20,00). Anche perché lo leggo mentre una componente della maggioranza di Governo, Fratelli d’Italia, ha assunto la Presidenza del Consiglio, Giorgia Meloni che, come Tatarella, ha attraversato un lungo percorso, dal Movimento Sociale Italiano ad Alleanza Nazionale a Fratelli d’Italia, che dà conto della evoluzione del pensiero e dell’azione di una comunità politica che ha inteso interpretare una delle possibili anime di una destra moderna, europea che vuole essere espressione di una cultura politica a lungo compressa dall’egemonia della sinistra, nel corso del ‘900, maturata all’ombra del potere politico che si è proposto di occupare spazi nel settore universitario, della stampa di informazione e dell’editoria libraria in un clima di adesione diffusa e pervasiva.
Il volume si apre con un ricordo di Luciano Violante: “Tatarella ci ha insegnato la differenza tra morire e finire. Grazie alla sua personalità generosa e alla sua frenetica attività politica a distanza di tanti anni molti ancora lo ricordano e la politica a lui fa sempre costante riferimento. Ecco perché Tatarella è morto, ma non è finito”. Aggiunge nell’Introduzione Francesco Giubilei, Presidente della Fondazione Tatarella: “la grande eredità di Tatarella, oltre risultati testimoniati dalla recente storia politica italiana, è stata la sua capacità di coinvolgere in un rapporto umano e personale chi si è interfacciato con lui, colleghi di partito, elettori o avversari politici”. Lo testimoniano i ricordi di chi nel corso degli anni “è stato fianco a fianco di Pinuccio Tatarella”, dove “emerge il vuoto che la sua scomparsa ha lasciato non solo nel mondo della destra ma in tutta la politica italiana”. E ricorda la sua intuizione di “andare oltre l’MSI senza però rinnegare la storia e il pantheon di valori del partito”.
Scorrono di pagina in pagina le valutazioni di chi ha voluto dare un contributo a questo volume, amici e avversari, come Massimo D’Alema che lo ha definito “l’anticipatore, per molti aspetti, di una destra normale, di una destra scevra da ogni nostalgia totalitaria, profondamente radicata nelle istituzioni democratiche… un protagonista della vita politica reale, degli interessi veri che si scontravano nella società ed aveva un peso, con quella capacità di ragionare come uomo di governo dall’opposizione, che è – io credo – la qualità migliore che l’opposizione possa avere”.
Di Pinuccio D’Alema ha sempre ammirato la “passione politica”, un altro pugliese che gli è stato avversario, Michele Emiliano. Mentre Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel 1994, sottolinea come Tatarella sia stato un “ministro” nel significato etimologico del termine, derivato dal latino “ministrare”. Cioè, servire. Un ministro al servizio del suo Paese, anzi, del popolo del suo Paese. Ed è anche per questo che fu in lui spontaneo accostarsi al concetto di armonia. Un concetto, un principio, un valore che ha ispirato e sostenuto la sua attività di Governo, ma ha ispirato anche – sempre – la sua attività politica soprattutto nella stagione feconda del “Popolo della Libertà” che avrebbe voluto spingere più in là, “Oltre il Polo” per disegnare e costruire il futuro di un nuovo centro-destra. L’armonia, il cardine della sua vita pubblica”.
Che Pinuccio lavorasse per unire, attento sempre ai rapporti umani, prima ancora che a quelli politici lo rilevano tutti, da Italo Bocchino a Giorgia Meloni che riconosce in lui “un insegnamento che rappresenta un fari per l’intera comunità politica”, a Roberto Maroni, a Matteo Salvini, a Vittorio Sgarbi per il quale Tatarella era anche l’espressione della “fantasia al potere”. È “ministro dell’Armonia” nel ricordo di Antonio Tajani, di Adolfo Urso, di Giuseppe Valentino che sottolinea come “sua, più che di ogni altro, fu l’intuizione della prossima fine della frammentazione post-bellica e della contestuale nascita dei due grandi contenitori a cui la nuova Italia avrebbe dovuto guardare. Quell’idea che sfociò nel disegno del centrodestra di governo ovvero di quel contenitore politico dove la cultura nazionale avrebbe avuto per la prima volta pari dignità con quella cattolica e quella liberale concorrendo alla formazione di un nuovo e più rappresentativo blocco sociale. Un blocco sociale di cui lui, ministro dell’Armonia per riconoscimento unanime, è stato probabilmente l’interprete più autentico sino al giorno in cui un destino capriccioso ha deciso diversamente. E le conseguenze di quel capriccio la Destra italiana le sta ancora patendo”.
Alessandro Campi, Professore di Storia delle dottrine politiche e Direttore della “Rivista di politica”, sottolinea come della nascita del nuovo contenitore AN Tatarella sia stato “l’ispiratore, l’accompagnatore, il custode e il garante, sino alla morte prematura, che secondo leggenda sarebbe stata la causa diretta e inevitabile degli sbandamenti successivi di Gianfranco Fini, rimasto orfano del suo miglior consigliere”. Aggiungendo che “la verità è che la morte di Tatarella è stato anche un formidabile alibi per la classe dirigente di quel partito che nel tributargli onori e ricordi ne ha però smarrito ben presto gli insegnamenti”.
Importante il contributo Di Stefano Folli, editorialista de La Repubblica per il quale Tatarella “ha incarnato lo sforzo più intelligente e convincente di creare uno spazio politico in cui una formazione conservatrice ma non immobilista di centrodestra potesse costituirsi e mettere radici in un rapporto di confronto bipolare con il centrosinistra”. Guardando all’esperienza delle forze conservatrici europee.
Gennaro Malgieri, un brillante intellettuale della destra, ha scritto che “amava le idee, si innamorava delle eresie”. Tatarella era “un lievito, insomma, non soltanto della politica della Destra. Avversari autorevoli si confrontavano con lui spesso e volentieri non perché avesse capacità manovriere indispensabili nella vita parlamentare, e tutt’altro che disdicevoli (lasciamole alle anime belle queste facezie populiste), ma perché riuscivano a scorgere dietro le sue parole (e spesso anche nei suoi eloquenti silenzi) piani d’azione concreti improntati ad un’essenziale e fattivo confronto che lasciava spazio alla meditazione”.
Giuseppe Parlato, storico illustre dell’età contemporanea, Presidente della Fondazione Spirito De Felice, recentemente scomparso, studioso dell’evoluzione della destra italiana richiama l’origine meridionale di Tatarella nel filone di altri illustri pugliesi, Salandra, Di Crollalanza, De Marzio e ricorda come Tatarella si era formato in un ambiente difficile. E Antonio Polito è certo che quel Pinuccio qualcosa di particolare la doveva pur avere se, morto lui, “la destra italiana non ne hai imbroccata una”, frase di un allievo di Giuseppe Tatarella che la dice lunga su quanto sia grave che sia prematuramente venuto a mancare. Quagliariello, Presidente della Fondazione Magna Charta interviene in questo volume ricordando l’origine pugliese di Tatarella proveniente da quel mondo operoso e intraprendente da una città, da Bari che ha coltivato una naturale propensione verso il centrodestra, come dimostra il ricordo di Araldo Di Crollalanza, Ministro fascista, poi senatore di Bari a vita, che in buona misura è stato colui che ha inventato la Città moderna. “Questo amore per la forza della politica, questa capacità di interpretarla e allo stesso tempo questa attitudine ad allargare e ad includere – scrive Quagliariello – , sono le caratteristiche che hanno fatto grande Pinuccio Tatarella e lo hanno reso indimenticato e indimenticabile”.
In conclusione, due scritti, quello di Giuseppe Valditara, Direttore di Logos, Professore di diritto privato romano, oggi Ministro dell’Istruzione del merito, che racconta la sua esperienza con Tatarella quando aveva iniziato a fare politica nella Lega Nord, attratto dal fascino intellettuale di Gianfranco Miglio “per favorire un grande schieramento alternativo alla sinistra, culturalmente omogeneo, cementato dalla comune adesione all’idea di libertà. In sostanza, si trattava di andare “oltre il Polo”. Ed è proprio questo che stava a cuore a Pinuccio”. Poi Marcello Veneziani, pugliese anche lui, sottolinea come Pinuccio “non ha lasciato eredi politici. È stato l’ultimo politico di destra che abbia avuto una visione strategica; dopo di lui il buio o poco più. Alleanza Nazionale cominciò a perdersi e a perdere peso politico dopo la sua prematura scomparsa e oscillò tra la fotocopia sbiadita di Forza Italia e l’antagonismo rancoroso verso Berlusconi, senza una linea e un’incidenza effettiva sul governo e sulla politica”.
Tratto peculiare di Tatarella fu per tutti “il realismo politico” e la sua straordinaria capacità di mediazione. Ricordo quel che mi disse un amico giornalista Ugo Bonasi, molto al dentro delle questioni della politica di destra, che ricordava non solo come Tatarella fosse effettivamente l’uomo della mediazione e come lo stesso Giorgio Almirante lo avesse designato accanto a Gianfranco Fini come persona di riferimento per garantire l’ampliamento e rafforzamento del centrodestra. “Uomo di potere” per Francesco Verderami che scrive che questo politico, “tanto arruffone e pasticcione, quanto lucido nell’analisi e nella strategia… imponeva alla destra l’intesa con la sinistra per spartirsi il centro”, immaginando il superamento di Berlusconi.
Il volume si chiude con un intervento di Fabrizio Tatarella, Vicepresidente della Fondazione, “L’eredità da tramandare alle future generazioni”, un patrimonio politico e ideale di documenti ed un impegno, con la precisazione che “l’amore per la cultura, la passione per la politica, il confronto serrato, ma corretto, la vocazione alla formazione dei giovani, la crescita del Mezzogiorno e della Puglia in particolare, l’attenzione al Mediterraneo e all’Europa, lo studio della storia, la conservazione delle radici e dei valori della destra italiana, la solidarietà, ancorata a una peculiare sensibilità sociale, sono i cardini valoriali del programma della Fondazione Tatarella. Valori modulati sempre nel segno del rispetto delle idee, della valorizzazione costruttiva delle differenze, della fiducia nella partecipazione popolare e nella democrazia”.
Questo libro, dunque, per riprendere le parole di Francesco Giubilei nella sua Introduzione costituisce “un piccolo ma prezioso strumento per ricordarci l’attualità della lezione di Pinuccio e trasmettere un indelebile ricordo alle future generazioni di un padre nobile della destra e della politica italiana”.
