di Salvatore Sfrecola
Aveva destato speranze nel “campo largo” la discesa in politica di Silvia Salis, candidata indipendente a Sindaco di Genova. Giovane (classe 1985), laurea in Scienze politiche, manager dello sport, è stata Vicepresidente vicario del CONI, e sportiva anch’essa nella disciplina del “lancio del martello”, con ben 10 titoli italiani di specialità tra invernali e assoluti. Ma è con la maglia azzurra che ottiene popolarità e riconoscibilità tra il pubblico, complici gli europei di Goteborg nel 2006. Di bell’aspetto, cattolica, un eloquio piano, suadente, quando enuncia le esigenze della città che s’impegna ad affrontare, aveva destato speranze a sinistra in vista delle elezioni del 2027 tra quanti sono convinti che si vinca al centro. Cattolica dichiarata, sembrava la persona giusta dopo le sbandate verso la sinistra estrema di Elly Schlein, salita sul carro dei gaypride, molto attenta ai Fratoianni e ai Bonelli, malata di ideologia, di quel laicismo un po’ becero, come sottolinea Marco Rizzo ex comunista promotore di “Democrazia Sovrana Popolare”.
Per lei il Presepe va cancellato. E in effetti è stato cancellato. Ci hanno spiegato anche il perché di questa decisione. Lo ha fatto l’Assessore “alle tradizioni” del Comune di Genova, la pentastellata Tiziana Beghin in un comunicato sulle iniziative per il Natale. Quest’anno a Palazzo Tursi non sarà allestito il Presepe che sarà sostituito da un “più inclusivo” villaggio di Babbo Natale.
Ma non aveva detto che sarebbe stata il sindaco di tutti? Pensa di essere inclusiva mentre si avvia verso l’ennesima deriva ideologica, sempre più di sinistra cancellando le nostre tradizioni? Inclusivo, ecco la parola chiave. Insomma, il Presepe ci ricorda l’essenza etimologica, storica, culturale filosofica che va al di là della religione. L’inclusività esiste solo con rispetto reciproco: chi arriva in Italia accetta la nostra cultura, non siamo noi a dover cancellare la nostra storia. Così non si include nessuno, è solo uno schiaffo alle nostre tradizioni e non esiste giustificazione per politicizzare il Natale.
Occorre reagire perché questo è un problema serio. Questa ossessione dell’inclusività è l’altra faccia, elegante, chic in questo caso, di quello che Roger Scruton chiamava “oikofobia”, cioè la vergogna e l’odio di sé, della propria tradizione, della propria storia, della propria cultura. La “cancel culture” che sta devastando l’identità dei popoli ovunque si afferma.
Per fortuna che la Salis era moderata. Spiega quanto, invece, stanno facendo per la promozione dei valori del Natale e quanto poco importante sarebbe allestire un presepe nella sede della Giunta: “L’amministrazione comunale non elimina nulla, semmai rafforza la tradizione culturale del Natale. Non è allineando un presepe sotto il colonnato del palazzo civico che si è valorizzata, in questi anni, la straordinaria tradizione presepiale genovese, come qualcuno vuole far credere”. Genova ha una lunga tradizione nell’arte del Presepe, e se la si vuole considerare solo come patrimonio artistico-culturale allora sì, il tour con “Passaporto dei Presepi”, pensato dall’assessore Beghin e dal collega alla Cultura, potrebbe essere la proposta più azzeccata. Se, invece, il Presepe è e continua ad essere ciò che San Francesco ha pensato, inventandosi la prima rappresentazione della Natività nella luminosa notte di Greccio il 24 dicembre del 1223, allora non è vero che “allineare” un presepe nella sede istituzionale più importante della Città è inutile.
Il Centrodestra ha reagito alla decisione della Giunta rivendicando l’importanza di continuare ad allestire il Presepe, come messaggio chiaro ai cittadini genovesi e sottolineando come la decisione di non farlo abbia un peso politico che non intende trascurare. “L’assessore competente si è “dimenticata” di avere la delega alle Tradizioni oltre che annunciare consapevolmente di aver cancellato, come scelta politica, il tradizionale Presepe che veniva allestito a Palazzo Tursi”, attaccano i consiglieri della Lega in Comune, Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua”, riporta “Primocanale”.
Ciò che diversi esponenti del Centrodestra contestano è la ratio ideologica alla base di questa decisione, la stessa ideologia che è pericolosamente sottesa ad un’altra iniziativa messa in campo dalla Giunta e che riguarda i bambini più piccoli: “Dopo aver introdotto l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia, con l’Amministrazione che di fatto si sostituisce alle famiglie, adesso la giunta Salis cancella dal Comune anche il Presepe, essenza del Natale e della nostra tradizione cristiana – attaccano i consiglieri comunali di FdI, Alessandra Bianchi, Nicholas Gandolfo, Francesco Maresca e Valeriano Vacalebre –. Un simbolo che racchiude valori fondamentali come rispetto, solidarietà, famiglia. È l’ennesima presa di posizione ideologica di un’Amministrazione sempre più sbilanciata a sinistra, che mostra tutte le sue contraddizioni”.
I presepi artistici genovesi non hanno bisogno di essere difesi come presidi slow food. Certo, sempre se si crede che un Presepe è quello che è: ovvero la memoria viva del fatto dell’Incarnazione di Dio e dell’inizio, in quel Bambino e nella sua Famiglia, di una storia nuova, libera dalla schiavitù del peccato e della morte. La Sinistra al potere a Genova, però, ci sembra affaccendata in tutt’altre faccende e con un’idea dei bambini drammaticamente lontana da quella che scaturisce dall’antropologia cristiana. La Salis rivendica con orgoglio la sperimentazione negli asili genovesi, animata dal sacro fuoco della “rieducazione” e agitando il solito stendardo della lotta alla violenza contro le donne. Più di 300 bambini dai 3 ai 5 anni saranno coinvolti in questo progetto che dovrebbe insegnare loro a riconoscere i modelli sbagliati nelle relazioni. A dei bimbi la cui fase evolutiva richiede risposte a bisogni essenziali di cura e sicurezza, oltre che di affetto, ascolto e gioco.
Invece no, per la “Sindaca-atleta”, come riporta “Open”, ciò che occorre urgentemente è questo: “Crediamo che ci sia un gran bisogno di educazione sessuo-affettiva tra i giovani. A chi chiede “a cosa serve?” rispondo che se il modello di un bambino o di una bambina a casa è quello della violenza, avrà gli strumenti per capire che è sbagliato e che esiste un’alternativa”, dice Salis.
Sarà, ma a noi e alla maggioranza degli italiani pare che le cose importanti siano altre e che a queste sperimentazioni sulla pelle dei più piccoli sia doveroso opporsi con forza. Se la Salis è “l’astro nascente” della Sinistra in perenne ricerca di identità, non si stupiscano se poi perdono le elezioni. Le famiglie e i bambini non sono di Destra o di Sinistra.
In uno stato liberale l’educazione spetta in primo luogo alla famiglia escluse intromissioni delle istituzioni dello Stato con fini di indottrinamento, della creazione di una società priva di punti di riferimento e di ruoli certi. L’obiettivo è la cancellazione le nostre tradizioni per far spazio all’ideologia: no al Presepe simbolo del Natale, della nostra storia e della nostra identità, sì ai corsi di educazione gender e sensitiva ai bimbi di tre anni.
Per una certa Sinistra le radici italiane e cristiane sono un problema mentre le sperimentazioni biologiche sui più piccoli sono simbolo di progresso.
