di Salvatore Sfrecola
Sono un pentito della scelta della composizione del Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.) mediante sorteggio dei componenti togati. L’avevo proposta in tempi non sospetti, quando Nordio non era neppure all’orizzonte come ministro della Giustizia e promotore della riforma costituzionale della magistratura. L’avevo proposta avendo constatato come l’effetto delle correnti nella magistratura condizionasse l’elezione dei membri togati e le loro decisioni. In tutte le magistrature. Fu un caso della Corte dei conti a farmi riflettere quando, da Presidente dell’Associazione Magistrati, ed esponente di primo piano della corrente di maggioranza, chiesi ad un collega perché mai avesse scelto, fra due candidati, ad un ruolo particolarmente significativo, quello di delegato presso un rilevante ente pubblico economico, il collega che era notoriamente meno adatto a svolgere quella delicata funzione. La risposta fu: “è uno dei nostri”.
Non mi ero posto il problema che per rappresentare la Corte ci volesse uno “dei nostri”. Ritenevo che dovesse essere soprattutto scelto per professionalità ed esperienza. Fu la prova che le correnti potevano anche danneggiare l’Istituzione solamente per favorire un magistrato, certamente dignitoso, persona perbene, ma privo dell’esperienza necessaria per assistere alle riunioni del Consiglio di amministrazione di un importante ente pubblico economico con il ruolo di controllore. E così pensai che sarebbe stato meglio scegliere i componenti togati degli organi di autogoverno delle magistrature mediante sorteggio. L’eletto non sarebbe stato condizionato dai voti della corrente di appartenenza e le sue decisioni nell’organo che amministra i magistrati, sarebbero state libere da condizionamenti nel conferimento di uffici direttivi e semidirettivi, nell’autorizzazione di incarichi di studio e di consulenza compatibili con lo status magistrato. Anche nella decisione di procedimenti disciplinari, una funzione essenziale che è capace di influire sul prestigio della magistratura. Giacché sono da sempre convinto che le “mele marce”, anche se “poco marce”, vanno scartate per la dignità dell’intera categoria compromessa dal permanere in servizio di elementi che, anche nella vita privata, abbiano dato esempio di scarso equilibrio e di gravi scorrettezze morali la cui notorietà costituisce una macchia che non insozza soltanto l’autore del comportamento censurabile.
Dunque, pensai, sorteggiamo i componenti togati che saranno indipendenti dalle correnti. Basterà qualche cautela: richiedere una minima anzianità e tener conto dei ruoli svolti, in modo che siano rappresentate tutte le componenti della magistratura, con qualche correzione ad esempio per evitare che la sorte chiami tutti da una medesima regione o da una determinata funzione. Un compito non facile ma neppure impossibile. La “quadra”, come si usa dire, in questi casi si trova con un po’ di buona volontà.
Tuttavia, quando è giunta agli onori del dibattito politico e tecnico la proposta Nordio ho sentito fare alcune osservazioni che mi hanno convinto che il sorteggio sia una scelta sbagliata. Per vari motivi. Innanzitutto, perché sarebbe un unicum tra gli organismi rappresentativi di una categoria che solamente il C.S.M. non sia dotato di adeguata rappresentatività. Del resto, correnti esistono anche negli ordini professionali. Ad esempio, fra i medici, gli ingegneri, gli avvocati e così via. Poi, perché i magistrati o la quasi totalità di essi è iscritta all’Associazione Nazionale Magistrati (A.N.M.) con la conseguenza che sarebbero comunque scelti, sia pure per sorteggio, magistrati appartenenti alle varie correnti. È vero che non essendo stati eletti in ragioni di voti assicurati dai vari gruppi, anche chi appartiene ad uno di questi si deve sentire libero. Ma è certo che si tratta di una libertà “vigilata” dai colleghi che condividono la medesima appartenenza. Dunque, l’effetto del sorteggio non appare determinante ai fini dell’annullamento dell’effetto delle correnti. Pertanto, appare più funzionale una riforma che voglia assicurare indipendenza di giudizio nelle scelte di competenza del C.S.M. individuando criteri di decisione nel conferimento degli incarichi direttivi, che è una delle questioni più dibattute, che siano privati di quella ampia discrezionalità che oggi è alla base delle assegnazioni a funzioni di grande e significativa rilevanza degli uffici giudiziari. Non sarà sufficiente ma sarebbe una significativa messa a punto di un sistema che offre all’esterno l’immagine della magistratura, quella dalla quale deriva il suo prestigio agli occhi del cittadino.
Pertanto, voterò NO al referendum sulla riforma del sistema di scelta del componenti togati del C.S.M..
