venerdì, Gennaio 16, 2026
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Lo Stato impartisca lezioni di buon senso, di sicurezza e primo intervento per evitare quel che è accaduto a Crans-Montana

di Salvatore Sfrecola

Nei giorni dolorosi nei quali a Milano, a Genova, a Bologna, a Roma e in Svizzera la popolazione si stringe intorno alle famiglie ed agli amici dei giovani italiani deceduti a Crans-Montana, e si prega per i ricoverati in gravissime condizioni con lunghe e dolorose prospettive di cura, si dibatte sulle responsabilità di chi ha gestito i locali e di chi ha omesso i controlli di sicurezza, emerge, nelle considerazioni della gente, un’ulteriore riflessione. Quella di dotare i nostri giovani delle opportune conoscenze in ordine alle precauzioni con le quali devono frequentare determinati locali.

Questa esigenza apre a vari scenari, ulteriori rispetto a quelli sui quali la televisione e i giornali si sono attardati, relativi alla sicurezza, che è un requisito minimo, essenziale in queste circostanze che, sembra accertato già dalle prime verifiche, non sia stata rispettata, come fa pensare l’uso di materiali non ignifughi.

Tuttavia, pur in condizioni ottimali, accertato il rispetto delle precauzioni previste e raccomandate può sempre verificarsi una situazione di pericolo non prevista e non prevedibile, come quella che nella discoteca di Corinaldo determinò, per iniziativa incosciente dell’uso di spry al peperoncino, una situazione di confusione e panico che, unite alla difficoltà di abbandonare il locale provocarono mmorti e feriti.

Ho sentito un ragazzo dire che gli era stato raccomandato dal padre di allontanarsi quando avesse accertato il verificarsi di situazioni di confusione e pericolo. Ecco, è quel che va insegnato ai nostri ragazzi. Non solamente in famiglia ma anche dalle istituzioni, a cominciare dalla scuola dove è possibile prevedere conferenze o lezioni che diano conto delle possibili situazioni di pericolo e delle misure da assumere, comprese elementari nozioni di primo soccorso,

Non so come ma è certo possibile prevedere che nelle scuole siano affidate a qualche docente o a volontari della Protezione Civile o della Croce Rossa, previo accordo tra le istituzioni, lezioni teorico pratiche per fornire nozioni di protezione e pronto intervento.

Ricordo che, da ragazzo, alla scuola elementare ed alla media ufficiali dell’esercito si presentavano con valige con copie di bombe a mano, mine antiuomo ed altri contenitori di esplosivi perché i ragazzi li riconoscessero. Erano gli anni dell’immediato dopoguerra ed era facile trovare di quegli ordigni nelle campagne. Ci dicevano cosa fare in caso ne avessimo trovato uno. Infatti a me capitò a Trevi dell’Umbria di trovare sotto un muretto un proiettile di artiglieria. Lasciai un amico di guardia perché nessuno si avvicinasse e corsi a segnalare l’ordigno ai Carabinieri.

Ho ricordato questo episodio perché mi sembra utile richiamare l’attenzione delle autorità ad assumere una iniziativa capace di diffondere tra i giovani una serie di indicazioni di comportamenti da assumere nella eventualità percepiscano una situazione di pericolo per l’eccessivo numero dei presenti e per attività, come è stato per l’accensione delle candele, potenzialmente pericolose. Con l’occasione potrebbero essere fornite indicazioni di primo soccorso che ho visto diffondere in passato in un agile volumetto distribuito da alcune istituzioni scolastiche. Poche nozioni, chiare, efficaci per salvare la vita dei nostri ragazzi. Perché un’occasione di divertimento e svago non si trasformi in una tragedia.

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