di Salvatore Sfrecola
Con qualche giorno di ritardo rispetto al 7 gennaio, “Giornata nazionale della bandiera”, ricordo su questo giornale, che spesso si occupa di storie nazionali, il 229° anniversario della nascita del Tricolore, “simbolo della nostra Patria”, come ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando che quella bandiera sventola dal 1797. Per la prima volta “con la spinta dei venti rivoluzionari nella Repubblica Cispadana”, a Reggio Emilia. Successivamente è stata la bandiera che ha attraversato “l’epopea risorgimentale” per divenire dal 1861 la Bandiera del Regno d’Italia.
“Scelto dai Costituenti come vessillo del nuovo Stato – ha ricordato il Presidente – , incarna oggi gli alti valori indicati dalla Carta costituzionale: unità, libertà, democrazia e coesione sociale del Paese”. Aggiungendo che “tutti gli italiani guardano con amore e rispetto alla nostra Bandiera: in essa si riflettono la nostra storia comune e le fondamenta della nostra civiltà, in essa si riconosce la nostra comunità nazionale”.
Il tema è stato ripreso dal Ministro della pubblica istruzione e del merito, Prof. Giuseppe Valditara, in una circolare inviata a tutte le scuole “perché si abbia cura della nostra bandiera. Essa rappresenta la nostra storia, l’unità della nostra nazione, la nostra identità. E noi dobbiamo ridare valore all’identità. Ecco perché dobbiamo rispettare ed onorare la nostra bandiera per rispettare ed onorare il nostro popolo”. Il Ministro ricorda le modalità, i tempi e le condizioni di esposizione del tricolore all’indomani della “Giornata nazionale della bandiera”, istituita con la legge 31 dicembre 1996, n. 671, “per promuovere nelle comunità scolastiche la conoscenza dei valori fondativi della Repubblica”.
“È fondamentale che gli studenti conoscano la storia e il valore costituzionale del tricolore, come previsto, peraltro dalle linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica. L’educazione al rispetto della bandiera passa anche attraverso la cura e la corretta esposizione della stessa sugli edifici scolastici. A tal proposito si rammentano le disposizioni contenute nel d.P.R. 7 aprile 2000, n. 121, che regolano modalità tempi e condizioni di esposizione della bandiera della Repubblica italiana e delle altre bandiere previste dalla normativa vigente…. Il regolamento prevede, tra l’altro – conclude il Ministro – , che le bandiere siano mantenute in buono stato di conservazione, esposte in modo conforme e sostituite qualora risultino deteriorate, scolorite o non più idonee alla funzione rappresentativa loro attribuita”.
Non è una raccomandazione di routine. Le regole della esposizione di tempo e di luogo e dello stato di conservazione fanno parte del rispetto che si deve alla bandiera che troppo spesso è stata mantenuta, insieme alla bandiera dell’Unione Europea, in pessimo stato, come questo giornale ha più volte denunciato sottolineando come sia gravissimo in ambienti, come le scuole, dove si formano i cittadini italiani e coloro che in Italia soggiornano.
Ha fatto bene, dunque, il Ministro Valditara a richiamare il rispetto per la bandiera come espressione del rispetto per l’istituzione e per la Nazione che non deve essere solo formale ma scaturire da un consapevole senso di appartenenza ad una comunità, alla sua storia, alla sua identità.
Il richiamo del Ministro è tanto più importante in quanto la presenza, che ci auguriamo non dovrà più essere segnalata, di bandiere sdrucite e sporche ha segnalato spesso che il mancato rispetto per la bandiera risiede in vasti strati della popolazione se nessun genitore e nessuno studente abbia sentito, in quelle circostanze, la necessità di segnalare al Preside, o al “dirigente scolastico” come oggi si chiama, l’inadeguata condizione delle bandiere.
L’auspicio è, infatti, che il rispetto del tricolore sia insegnato innanzitutto nelle famiglie come espressione della considerazione che deve essere riconosciuta allo Stato e alle sue istituzioni. E che quindi non si vedano più le mura ed i portoni delle istituzioni scolastiche imbrattati, come capita sovente. Ed è un’altra condizione che rattrista, perché dimostra che c’è una parte della popolazione scolastica che non ha rispetto per i beni comuni, che appartengono alla comunità per la quale la loro manutenzione costituisce, tra l’altro, un costo.
Qualche dato storico, per ricordare. Oltre la data del 7 gennaio 1797, quando fu adottata per la prima volta quale bandiera di uno Stato italiano sovrano, la Repubblica Cispadana, i tre colori erano apparsi a Genova il 21 agosto 1789 sulla coccarda tricolore, circa un mese dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese. L’11 ottobre 1796 il verde, il bianco e il rosso furono utilizzati per la prima volta a Milano su uno stendardo militare.
Ma è solo il 7 gennaio 1797, a Reggio Emilia, per la prima volta, che il Tricolore venne adottato ufficialmente da uno Stato italiano sovrano.
La bandiera della Repubblica Cispadana era a bande orizzontali con il rosso in alto, il bianco al centro e il verde in basso. Al centro era anche presente l’emblema della Repubblica, mentre ai lati erano riportate le lettere “R” e “C”, iniziali delle due parole che formano il nome della “Repubblica Cispadana”. Qualche mese più tardi le repubbliche Cispadana e Transpadana si fusero dando vita alla Repubblica Cisalpina, il cui Gran Consiglio, l’11 maggio 1798, adottò come bandiera un tricolore a bande verticali senza stemmi, emblemi o lettere.
Successivamente la bandiera verde, bianca e rossa è stata adottata da altri due Stati napoleonici: la Repubblica Italiana e il successivo Regno d’Italia. Terminata l’epoca napoleonica, il Tricolore si diffuse come uno dei simboli della lotta risorgimentale. Sventolò nella Cittadella di Alessandria durante i moti del 1820-1821 e nella Repubblica Romana nel 1849.
Nel frattempo, il 23 marzo 1848 Carlo Alberto, Re di Sardegna, nell’entrare in guerra a fianco dei milanesi contro l’Impero austriaco, in quelle che sono passate alla storia come le “Cinque giornate di Milano”, aveva consegnato alle sue truppe il tricolore con al centro la croce di Savoia. È il momento nel quale la Dinastia s’inserisce con sempre maggiore impegno nel movimento patriottico divenendo il motore politico istituzionale del Risorgimento fino alla fondazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861.
Il 12 giugno 1946 un decreto legislativo del Presidente del Consiglio dei ministri adotta ufficialmente il Tricolore come bandiera nazionale della neonata Repubblica Italiana, decisione ratificata il 24 marzo 1947 dall’Assemblea Costituente. L’art. 12 della Costituzione stabilisce che: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”.
