di Salvatore Sfrecola
Non è questione di SI o di NO al referendum sulle norme di revisione della Costituzione in materia di giurisdizione ma di chiarezza del quesito. E la Corte di Cassazione lo ha affermato richiamando l’esigenza che siano precisati gli articoli della Costituzione che vengono modificati, necessario per capire cosa e come viene cambiato.
Non ha senso, dunque, la polemica con la quale elementi dell’area governativa hanno aggredito la Corte e soprattutto i componenti del Collegio indicati prevenuti rispetto al quesito. Come se preferire il SI o il NO li abbia influenzati nella scelta di chiedere che sia integrata la domanda che comparirà sulle schede proposte agli elettori. Integrata, non modificata come, sbagliando, affermano alcuni.
La conclusione, dunque, è una sola: la Cassazione ha lavorato per la democrazia perché gli italiani fossero consapevoli della scelta che consegneranno alla scheda elettorale. E comunque le sue decisioni in un ordinamento liberale vanno rispettate, come ha ricordato il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, anche probabilmente ad evitare che la campagna referendaria sia avvelenata dalla polemica quotidiana che politici e giornali di parte governativa alimentano ad ogni pronunciamento di un giudice o di un pubblico ministero che non sia gradito all’Esecutivo e alla sua maggioranza. Una polemica evidentemente strumentale a favorire il SI. Attraverso una contrapposizione identitaria in cui il richiamo all’appartenenza politica rischia di prevalere sul confronto nel merito della riforma che la Presidente del Consiglio sì è intestata nella certezza della vittoria, venendo meno ad una ben nota sollecitazione di Piero Calamandrei secondo il quale, quando si parla di revisione costituzionale, i banchi del governo devono rimanere vuoti. Invece il governo è il promotore della riforma e la sua maggioranza la ha approvata senza neppure modificare una virgola nei quattro passaggi parlamentari.
Da ultimo, il Presidente del Consiglio si sarà reso conto, ancora una volta, del modesto livello dei suoi ministri e dei collaboratori di governo, per non aver pensato, ciò che era assolutamente logico, che nel quesito proposto agli elettori fossero indicati gli articoli modificati per consentire agli italiani una scelta consapevole.
