di Salvatore Sfrecola
Nel confronto tra le forze politiche irrompe da alcuni giorni, con prospettive di impegno deciso a destra, un nuovo movimento promosso dall’onorevole Roberto Vannacci, Generale in congedo, parlamentare europeo, che si è presentato sul palcoscenico nazionale con un libro “Il mondo al contrario” che molto ha fatto discutere, raccogliendo adesioni e critiche. Diventato presto un caso politico, ha subito alimentato il confronto delle idee, non solo a destra, dove naturalmente si colloca, perché molte delle sue idee trovano adesioni a sinistra, in particolare quelle riguardanti la sicurezza delle città e la regolamentazione dell’immigrazione.
Si chiama “Futuro Nazionale” e si presenta con un logo in campo azzurro su una striscia tricolore che sovrasta il nome del fondatore, Vannacci. Ed è già polemica tra chi ritiene che quel logo sia imitazione di “Nazione Futura”, il movimento creato da Francesco Giubilei, e chi rivendica la primogenitura della stessa denominazione. È la signora Marina Caprioli, vedova di Riccardo Mercante, promotore finanziario di Giulianova in provincia di Teramo e Consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, deceduto in un incidente stradale il 16 settembre 2020, che avrebbe depositato il 3 settembre 2010 e registrato il 25 febbraio 2011 quel logo all’ufficio brevetti e marchi del Ministero delle imprese. Se ne parlerà a lungo, dunque, forse anche in tribunale se Vannacci continuerà a mantenere quel simbolo. A noi non interessa la vicenda della primogenitura del logo né in questa sede entrare nelle scelte politiche che offre all’elettorato sulle quali certamente avremo modo di riflettere con i nostri lettrori.
Ci piace, invece, oggi rilevare che in questo, come in altri simboli di partito, si è usato il colore azzurro intenso, quello che un tempo si chiamava “azzurro o blu Savoia”, che nella storia italiana è il colore delle maglie degli sportivi che, infatti, vengono definiti gli “azzurri” nelle cronache radiotelevisive che ne raccontano le imprese, come in questi giorni nei quali si tengono le Olimpiadi invernali.
E azzurre sono le sciarpe degli ufficiali delle Forze Armate e di Polizia. L’Arma azzurra è aeronautica militare. Azzurro come il colore che riconduce allo stemma della Casa di Savoia, regnante in Italia dalla fondazione dello Stato unitario al 1946.
Ed è rimasto nella tradizione italiana. Anche la Democrazia Cristiana, per anni il partito egemone nella vita politica italiana, ha usato l’azzurro sullo sfondo dello scudo con al centro la parola “Libertas”, incorniciato di rosso, anch’esso colore che campeggiava nello stemma della Casata che nel 1848 aveva optato per la bandiera tricolore così dando inizio alla Prima Guerra di Indipendenza, fondamentale nel Risorgimento che avrebbe portato all’unificazione nazionale.
E così quella bandiera, “la più bella”, secondo una nota canzone patriottica, ha sventolato in pace e in guerra per rappresentare l’Italia per quasi cento anni.
L’azzurro, dunque, uno dei sette colori dell’iride, colore brillante che ricorre nelle iconografie dei pittori con il suo innegabile fascino. Perché è il colore del cielo sereno e delle onde del mare. Azzurro è il manto della Madonna nell’arte religiosa. Azzurro è il Cavaliere, bello, coraggioso, futuro re di un paese ricco e felice che in numerose fiabe risveglia l’amore di fanciulle povere e infelici conducendole via su un cavallo bianco.
Piace ricordare questi collegamenti alla storia, all’arte e alla cultura perché, anche se oggi l’Italia è una Repubblica, l’aver conservato il colore che ricorda la storia nazionale significa consapevolezza del passato. Ed è noto che senza passato non c’è presente e non c’è futuro.
