di Salvatore Sfrecola
Il 1º gennaio 1897, in un articolo su “Nuova Antologia”, con il titolo “Torniamo allo Statuto”, Sidney Sonnino, Deputato della Destra Storica, già ministro, futuro Presidente del Consiglio, denunciava l’inefficienza delle istituzioni e le reciproche, negative ingerenze dei poteri fra Governo e Parlamento.
Secondo Sonnino la grave situazione di quegli anni si sarebbe risolta, semplicemente, applicando la carta costituzionale allora in vigore, lo Statuto Albertino che disegnava in modo “sobrio e chiaro”, come avrebbe detto Piero Calamandrei il 4 aprile 1947 in Assemblea costituente, l’organizzazione costituzionale dello Stato. Sonnino, con la sua esortazione intendeva restituire smalto alla figura del Re, come ha messo in risalto il prof. Franco Gaetano Scoca in uno straordinario recente studio “Risorgimento e costituzione”, sottolineando il suo ruolo di garante del rispetto tra le istituzioni. Un ruolo che ritroviamo interpretato con grande equilibrio dal Presidente Mattarella. Da ultimo ieri quando, in apertura delle seduta ordinaria del Consiglio Superiore della magistratura (C.S.M.), organismo di rilevanza costituzionale che presiede anche se, come ha ricordato, “non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio”, ha voluto sottolineare la necessità che gli attori della politica e delle istituzioni mantengano rapporti di reciproco rispetto.
“Mi hanno indotto a questa decisione – ha spiegato il Presidente – la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni – nei confronti di questa istituzione.
Istituzione non esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario.
In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica – più che nella funzione di Presidente di questo Consiglio come Presidente della Repubblica – avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole.
In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza”.
Nell’interesse della Repubblica”.
Ecco, il rispetto vicendevole, quello che certa politica ignora, quando preferisce l’insulto alla critica che, quando ben argomentata, giova al dibattito e prospetta ulteriori riflessioni. Potremmo concludere queste brevissime considerazioni ripetendo l’esortazione di Sonnino in forma di “Torniamo alla Costituzione”, al suoi valori e alle sue regole, primo dei quali è indubbiamente quello del rispetto reciproco tra le istituzioni. Perché il degrado al quale si assiste oggi fa temere, più che per la sorte di questa o di quella personalità, per la stessa tenuta della democrazia.
