domenica, Giugno 7, 2026
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Il nuovo traguardo di Giorgia MELONI (ITALIAN POLITICS SILVER BOY)

di Jacopo-Severo Bartolomei

Nonostante l’ennesimo “piccolo disguido” o “cono d’ombra” per i detrattori, cioè l’incongruenza tra il testo dell’ultimo decreto-legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale e il lasso temporale riportato nel comunicato stampa (21 giorni, allorquando la data di scadenza è anticipata al 10 maggio), questa volta segnalato non solo dagli agguerriti giornalisti, bensì pure dall’esigente “Codacons”, a Palazzo Chigi spira aria di festa, come riportato in nota cassa di risonanza dei social media.

L’Esecutivo a guida On. Meloni festeggia i suoi 1288 giorni di durata, dal giuramento prestato al Quirinale, attestandosi come il secondo Governo più longevo dell’intero dopoguerra, preceduto solo dal “BerlusconiBis” (2001-2005). Giorgia “Premier in rosa” ha centrato altro ambizioso obiettivo, seppur ci tenga a precisare, con malcelata soddisfazione, che “non è un traguardo, ma una responsabilità più forte (….) andremo avanti con determinazio0ne (…) per completare il percorso avviato, con rispetto per il amndato ricevuto dai cittadini italiani e con una sola bussola: l’Interesse nazionale

La legittima soddisfazione traspare allorquando sabato 2 maggio certifica, nell’incipit del comunicato: “Da oggi il Governo che ho l’onore di guidare diventa il secondo più longevo della storia repubblicana”.

La leader, espressa da FdI, ha superato infatti il “BerlusconiQuater” (2008-2011) di cui fece parte in veste di Ministro della Gioventù, il più giovane Ministro dal 1948 ed il secondo più giovane dell’intera storia dell’Italia unita, dopo Antonio Starabba, marchese di Rudinì (1839-1908; Presidente liberale nel biennio 1896-98, eletto deputato nel Collegio siciliano di Canicattì, ad appena 30 anni)!

Per la forma di governo parlamentare “razionalizzato” come la concepirono i Padri costituenti”, magari con qualche miopia circa la parte ordinamentale e la figura del Premier, la stabilità è di certo un valore, inteso a dare continuità e coerenza all’azione di governo. Tuttavia a ben vedere, ci sembra un dato necessario, ma da solo insufficiente, per un primo bilancio di massima dell’azione complessiva di governo; tale record cade a proposito, allorché l’esecutivo in carica si trova ad affrontare plurimi passaggi delicati. Il sottosegretario alla PCM dr. G. Fazzolari con orgoglio rivendica che “aver garantito continuità e stabilità rappresenta già un elemento di grande importanza a livello interno e internazionale”.

Infatti, al disorientamento che l’intera compagine governativa ha accusato per l’esito della consultazione referendaria e il conseguente congelamento dell’avviata riforma della giustizia e ordinamento giudiziario (dopo la bocciatura della legge costituzionale in tema di separazione delle carriere e l’istituzione dell’Alta corte disciplinare), si sono aggiunte le tensioni internazionali vieppiù virulente, con il conflitto scoppiato da oltre 2 mesi tra Israele –USA e il regime dell’Iran, ora solo congelato. Il fatto stesso che giovedì 30 aprile il Parlamento abbia approvato un Documento di Finanza pubblica con la richiesta di sospendere l’applicazione del Patto di stabilità d’intesa con i restanti paesi UE è significativo.

Tali vicissitudini, dopo il blitz contro Maduro in Venezuela e la Rivendicazione territoriale sulla Groenlandia (asserito spazio vitale per contrastare ingerenza cinese…) hanno segnato la fine dell’idillio col Presidente D.J. Trump, e i suoi sostenitori, il composito mondo MAGA in primis ma anche i teorici teoconserv del “Gott mitt Uns”, declinato in versione Terzo Millennio.

L’esecutivo Meloni, di fronte ai reiterati attacchi all’Europa e ai Paesi Nato (Germania, Spagna e da ultimo pure l’Italia), non ha potuto differenziarsi dalla linea istituzionale dettata dal trio Ursula von der Leyen, Presidente Commissione, Roberta Metsola, la maltese Presidente Parlamento europeo e, pure, dell’estone Kaja Kallas, Alta rappresentante per affari esteri e politica di sicurezza; mentre sul fronte della politica interna , le preoccupazioni son costituite dal riaccendersi della spinta inflazionistica e dallo spettro della recessione (cd. stagflazione).

Le opposizioni per bocca di Matteo Renzi – non a caso ex Premier schieramento di centrosinistra con l’esecutivo più duraturo della II Repubblica – si son immediatamente complimentate, col feroce sarcasmo che ormai contraddistingue il senatore di Figline Val d’Arno (più erede di Massimo D’Alema, che di Silvio Berlusconi?, come i detrattori lo tacciavano ai tempi della Leopolda). Il Leader IV non ha lesinato la critica che la stabilità in se medesima, senza il varo delle indispensabili riforme, sia sinonimo di immobilismo. Quindi la declamata stabilità da declinarsi in tal modo, si converte in disvalore, specificando “visto il record, nessuno avrà dubbi sulla responsabilità della situazione”, descritta a tinte fosche, cioè aumento pressione discale e del debito pubblico in termini complessivi, crollo di produzione industriale e potere d’acquisto. Nemmeno il capogruppo PD a Palazzo Madama, Sen. Francesco Boccia, ha mancato di sottolineare, la fumosità del concetto di “salario giusto”, sbandierato in occasione della festa dei lavoratori I maggio e di evidenziare come gli incentivi statali nel settore del labour esistevano già per merito “di quelli di prima”, e che l’esecutivo non si appresta a impiego più oculato del tesoretto, dilapidandolo in spesa corrente.

Sulla misura più emergenziale e a sfondo “nazionalpopolare” del taglio delle ‘accise sui carburanti, fonti dell’esecutivo hanno subito chiarito che non c’è stato alcun riprovevole disguido o, peggio, passo indietro, segnale del permanere della Politica degli annunci. L’oggettiva carenza allo stato di adeguata copertura contabile, sarà ovviata non appena quantificata la disponibilità delle risorse derivanti dall’extragettito IVA sui carburanti (cd. fiscal drag, necessitante di circa 10gg), dopo di che sarà emanato un altro Decreto, questa volta ministeriale, per estendere la riduzione accise sino alla data del 22 maggio (giorno di Rita da Cascia, Santa degli Impossibilia!).

Alla prima delibazione sommaria dell’operato dell’esecutivo Meloni, può affermarsi che l’obiettivo della durata è stato raggiunto, ma la compagine governativa non si presenta più in forma smagliante e si colgono le prime smagliature nella coesione della coalizione, specie sul punto dell’allentamento dei cordoni della spesa, pure in funzione dell’approssimarsi scadenza elettorale, politica avversata dal Ministro dell’Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti.

La tattica del “meglio tirare a campare, che tirare le cuoia” di andreottiana memoria – canonizzata nell’ultimo turbolento periodo del settennato del Presidente Francesco Cossisa al Quirinale – non si addice all’inedito format meloniano di coalizione composita, non frutto di mera sommatoria delle forze (FdI, Lega Salvini, FI, Noi moderati e residui UdC), ma della pretesa egemonica di rappresentare intero arco di destra-centro, onde confinare ogni tentativo di Terzo polo nell’area dell’irrilevanza per gli equilibri di governo.

L’esecutivo Meloni vuole dimostrare continuità, da un lato, con la tolleranza zero verso le presenze imbarazzanti (sottosegretario Andrea Del Mastro delle Vedove, capo di gabinetto in via Arenula dr.ssa Giusi Bartolozzi, e l’ex Ministro turismo Sen. Daniela Garnero Santanchè) e, dall’altro lato, con il perseguimento del fine primario di riforme sostanziali.

I Il dato oggettivo del sensibile abbassamento del debito pubblico, con lo spread calmierato stabilmente, non ha consentito però l’auspicata fuoriuscita dall’onerosa procedura UER per deficit eccessivo.

II Dato preoccupante è che l’avvenuto ricorso- dopo eccezionale periodo degasperiano col piano Marshall – a politiche espansive di ingenti proporzioni (circa 360 miliardi tra PNRR e Bonus edilizi), non ha determinato una inversione di tendenza nella crescita asfittica del PIL (previsioni sotto la soglia dello 0,5%).  

Il bilancio però appare critico ove si consideri il campo delle riforme sistemiche di rilevanza costituzionale: oltre a quella oggetto di referendum approvativo, il cd. Premierato e l’Autonomia differenziata – la prima in ordine cronologico ad esser avviata, appaltata al Ministro Calderoli della Lega, sennonché la pronuncia della Consulta sull’uniformità tra le varie regioni dei LEP in fatto di prestazioni sanitarie minimali ha rappresentato più di uno pit.stop tecnico, inducendo una riflessione complessivo dell’ordito del disegno riformatore (che tra le altre manchevolezze, non si era posto adeguatamente il nodo dell’autonomia rafforzata delle quattro regioni a Statuto speciale e delle due Province Autonome di Trento e Bolzano).

Unico campo di confronto aperto, a livello riforme sistemiche e cioè quelle meritevoli di ampia condivisione, è la ennesima riforma al ribasso della legge elettorale, dal “Porcellum al Rosatellum”, la quale  a meno di un anno dal rinnovo delle Camere, non sortirà alcun effetto sostanzialmente innovatore, ma congelerà lo status quo, ove la percentuale degli astenuti si riconferma record e le candidature rarissimamente sono espressione dei territori rappresentati (cfr. Oligocrazia, Il potere sono io, Alfonso Celotto, Bompiani- Giunti, marzo 2026)

In effetti di questi 42 mesi il lascito più certo è aver contribuito al diverso approccio UE sui problemi spinosi dell’immigrazione e la rinnovata fiducia sui titoli di stato; un lascito, prima che riduttivo rispetto ai proclami di insediamento, impercettibile per l’elettore medio, preoccupato dallo stanziamento di troppe risorse in armamenti e difesa, sconcertato dall’evoluzione del quadro delle relazioni internazionali e – secondo i più avvalorati sondaggi – sempre più affine alla sensibilità dell’elettore statunitense.

Oltreatlantico, al netto di scandali e dossier tipo EPSTEIN FILES – che hanno fatto rotolare la testa della fedelissima Pam Bondi, Attorney General – il cittadino d’estrazione media, che aveva votato convintamente  per la rielezione del Presidente in Carica, ha l’attenzione pressoché monopolizzata dall’aumento vertiginoso del costo dei carburanti (il gallone alla pompa oltre lo strabiliante prezzo di 4 $) e dei prodotti, primis agroalimentari, riposti nel carrello della spesa quotidiana.

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In definitiva, a conclusione di questa ricognizione sommaria dell’operato governativo della Prima Donna sedutasi nello scranno più importante  a Palazzo Chigi, non si può non rimarcare che la deriva nella coesione UE, rimasta un’entità politica incompiuta, e la trasformazione del pilastro fondativo dell’Atlantismo, gli Stati Uniti, in un contendente e persino in avversario scriteriato del Vecchio continente, in questo ultimo scorcio di Presidenza trumpiana, impongono pausa di riflessione condivisa con gli altri Paesi membri e un reset generale degli schieramenti internazionali.

Nel mutato contesto internazionale alla Meloni e al suo esecutivo – specie all’On. Antonio Tajani, titolare della Farnesina – è richiesto un deciso cambio di passo, con l’abbandono della politica del caminetto o dei selfies; si impone una delicata fase di individuazione degli interlocutori piu attenti e capaci “per avviare una nuova fase costituente verso la realizzazione di una effettiva Costituzione europea” (dichiarazione congiunta Manfred WEBER, Pres.te PPE, e Letizia Moratti, in intervista a La stampa, 30.4.26).

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