di Salvatore Sfrecola
Si è scritto molto in questi ultimi giorni de “I Promessi Sposi” il romanzo di Alessandro Manzoni che tutti abbiamo letto al liceo e che forse non tutti leggeranno nei prossimi anni. Qualcuno lo ha ritenuto troppo difficile, datato, non attuale. E subito si sono inalberati quanti lo hanno letto e apprezzato per la somma di valori, spirituali e civili, che il romanzo propone all’attenzione dei lettori. Romanzo storico che denuncia i misfatti dell’occupazione straniera che tanto ha ritardato l’unificazione nazionale. Romanzo patriottico, quindi, che sottolinea i molteplici caratteri identitari del nostro popolo visti attraverso personaggi di vario spessore con ruoli diversi nella società e nelle istituzioni.
E così, riandando ai ricordi di una antica lettura mai tuttavia abbandonata, mi è parso utile, da uomo di legge, svolgere qualche riflessione sul tema della Giustizia sempre attuale, anzi attualissimo all’indomani di un referendum che ha dimostrato come gli italiani ritengano che l’ordinamento giudiziario debba essere oggetto di meditata attenzione e non di improvvisazione come spesso l’arroganza di certa politica vorrebbe imporre.
Ecco, dunque, alcune considerazioni che certamente saranno oggetto di ulteriori riflessioni, di chi scrive e con l’apporto dei lettori.
Il concetto di giustizia ne I Promessi Sposi
Tra i grandi temi affrontati da Alessandro Manzoni nel romanzo I Promessi Sposi, quello della giustizia occupa un posto centrale. L’Autore non presenta una giustizia ideale e perfetta, ma mostra una società in cui le leggi spesso favoriscono i potenti e lasciano indifesi i più deboli. Attraverso le vicende di Renzo e Lucia, Manzoni denuncia le ingiustizie del Seicento lombardo e riflette sul rapporto tra legge, morale e Provvidenza divina.
Una giustizia corrotta e inefficace
Nel romanzo la giustizia umana appare quasi sempre debole o corrotta. I potenti riescono facilmente a piegare le leggi ai propri interessi, mentre la gente comune non trova protezione nelle istituzioni. L’esempio più evidente è quello di Don Rodrigo, signorotto arrogante che impedisce il matrimonio tra Renzo e Lucia senza subire conseguenze immediate.
Anche i rappresentanti della legge sono spesso incapaci o opportunisti. L’Azzeccagarbugli, avvocato che dovrebbe aiutare Renzo, cambia atteggiamento appena comprende che il giovane vuole opporsi a Don Rodrigo. In questo episodio Manzoni critica una giustizia che non difende il diritto, ma si piega alla convenienza e al potere.
Un altro esempio significativo è quello dei bravi, uomini violenti al servizio dei signori. Nonostante le grida e le leggi emanate contro di loro, continuano ad agire indisturbati. Questo dimostra l’inefficacia dello Stato e la distanza tra le leggi scritte e la realtà concreta.
La giustizia del popolo
Manzoni mostra anche come, quando la giustizia ufficiale fallisce, il popolo rischi di cercare vendetta da solo. Durante i tumulti di Milano per il pane, la folla assalta i forni e minaccia i presunti colpevoli della carestia. In queste scene emerge una giustizia impulsiva e violenta, guidata dalla rabbia più che dalla ragione.
Renzo stesso viene coinvolto nei disordini quasi senza volerlo e comprende quanto sia facile passare dalla richiesta di giustizia al caos. Manzoni critica sia l’ingiustizia dei potenti sia gli eccessi della folla, mostrando che la vera giustizia non può nascere dalla violenza.
La giustizia morale e cristiana
Accanto alla giustizia umana, nel romanzo esiste una giustizia più alta: quella morale e cristiana. Manzoni, profondamente cattolico, crede nella Provvidenza divina, cioè nell’idea che Dio guidi gli eventi verso il bene anche attraverso il dolore e le difficoltà.
Personaggi come Fra Cristoforo incarnano questa concezione. Il frate cerca di difendere gli oppressi non con la forza, ma con il coraggio morale e la carità. Anche l’Innominato rappresenta un momento importante del tema della giustizia: dopo una vita di violenza, comprende il male commesso e si converte. In questo caso la vera giustizia coincide con il pentimento e il cambiamento interiore.
Alla fine del romanzo, Don Rodrigo muore durante la peste, mentre Renzo e Lucia riescono finalmente a sposarsi. Tuttavia Manzoni non presenta questi eventi come una semplice punizione o ricompensa automatica. Il messaggio è più profondo: la felicità umana non dipende dall’assenza del male, ma dalla capacità di affrontarlo con fede e onestà.
Il messaggio di Manzoni
Attraverso il tema della giustizia, Manzoni offre una critica della società del suo tempo e, più in generale, di ogni società in cui il potere prevale sul diritto. L’autore denuncia la corruzione delle istituzioni, l’egoismo dei potenti e la debolezza delle leggi quando non sono sostenute dalla morale.
Allo stesso tempo, però, invita a non perdere fiducia nei valori cristiani della solidarietà, del perdono e della responsabilità personale. La vera giustizia, secondo Manzoni, non si limita all’applicazione delle leggi, ma nasce dalla coscienza morale degli uomini e dalla fiducia nella Provvidenza.
Conclusione
Ne I Promessi Sposi la giustizia è un tema complesso e profondo. La giustizia umana appare spesso ingiusta, inefficace o corrotta, mentre quella divina rappresenta una speranza di equilibrio morale. Attraverso le vicende dei personaggi, Manzoni mostra che il mondo non è perfetto, ma che l’uomo può affrontare le ingiustizie con dignità, fede e responsabilità. Per questo il romanzo non è solo una storia d’amore, ma anche una grande riflessione sulla società e sulla condizione umana.
