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Tempo di policrisi e il ritorno dei tecnici. Ritratto in controluce di Carlo Cottarelli

La crisi è uno stato naturale dell’Umanità, in cui siamo immersi continuamente.

L’Evoluzione non è altro che crisi continua.

 Laszlo KRASZNAHORKAI, Nobel per letteratura 2025

dell’ Avv Jacopo-Severo Bartolomei

Dopo Mario Draghi, Mario Monti e Lamberto Dini nonché lo stucchevole terzetto ai vertici dell’attuale UE – Ursula von der Leyden, Presidente Commissione , Christine Lagarde – Presidente BCE 70enne e la 48 enne estone Kaja Kallas, Alto rappresentante Unione in politica estera e difesa –non poteva mancare tra i Tecnici, il prof. Carlo Cottarelli. Infatti le raffinate Riserve della Repubblica – novero indefinito di prestigiatori e giocolieri con sempre un cilindro a portata di mano, da cui estrarre il provvidenziale coniglio mannaro – si pongono ai vertici di quell’élite internazionale, sopravvissuta ad ogni cambio di regime, che non lesina di far sentire la propria autorevole voce. Tra questi il prof. Cottarelli, economista brillante di fama internazionale, che ha legato la sua fisionomia alla “Spending Review “ e alla valigia formato “Trolley”, al pari dei giovani della generazione Erasmus, da troppi decenni costretti all’emigrazione intellettuale, non poteva mancare e quindi riemerge all’attenzione dell’opinione pubblica, nel residuo e movimentato scorcio di Legislatura.

Il Nostro Carlo proviene dalla Bassa Lombardia, essendo nato a Cremona nel 1954; laureatosi all’Università di Siena in scienze economico-bancarie e con Master conseguito alla prestigiosa LSE, ha all’attivo non solo un passato in Banca d’Italia e all’Eni, ma ben 35 anni di frequentazione assidua e assunzioni incarichi nell’ambito del Fondo Monetario Internazionale. Il FMI è un’istituzione internazionale, sotto l’egida ONU – a cui partecipano 190 paesi – con la finalità di promuovere la stabilità economica e finanziaria, fondata nel luglio 1944, in forza accordi di Bretton Woods, dal nome della cittadine del New Hampshire-Usa, sul disegno dell’economista britannico John Maynard Keines, convinto assertore dell’Intervento statale in economia, anche nel settore di regolazione dei mercati finanziari.

Tuttavia Cottarelli è assunto a pubblica notorietà a partire dall’autunno 2013, allorquando Premier dapprima Enrico Letta e poi Matteo Renzi, venne nominato “Commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica al fine di perseguire la cd. Spending Review , cioè la razionalizzazione e il contenimento delle spese delle pubbliche amministrazioni in senso lato (enti pubblici, società controllate direttamente o meno da amministrazioni pubbliche, pure non centrali). Nominato direttore esecutivo nel board del FMI, nell’ottobre 2014 ha lasciato l’incarico, lamentando la difficoltà di relazionarsi da Commissario governativo, prima che col mondo politico parlamentare, col sistema burocratico, chiuso, abbarbicato sui privilegi stratificati ed impermeabile alle novità (Il Moloch, che in anni susseguenti al celeberrimo rapporto 1979 sulla riforma della p.A., del Ministro per la Funzione pubblica M.S. Giannini, venne icasticamente definito dal prof. F.G. Scoca “Il Motore immobile”)

Dal 2027 è direttore Osservatorio conti pubblici presso l’Università Cattolica e al contempo “visiting professor” alla Bocconi di Milano.

Dopo le elezioni politiche del 04.03.18, fallito il primo tentativo governo di coalizione M5S e Lega nord (pure per l’ostracismo del Colle sul nominativo Prof. Paolo Savona al MEF, poi nominato Presidente Consob), il 28.5.2018 il Presidente Sergio Mattarella convoca l’economista al Quirinale e gli conferisce l’incarico – accettato con riserva – di formare un esecutivo Tecnico provvisorio (ai tempi della I repubblica, si sarebbe detto “balneare”), alla guida del Paese solo sino alla nuova tornata elettorale. Ora la nota di costume del Cottarelli, che sceso dal taxi, si appropinqua all’’entrata principale del Palazzo del Quirinale, presidiata dai Corazzieri, con il trolley al seguito …assurge a simbolo dell’economista pragmatico, alieno dai cerimoniali dei Palazzi potere capitolini e da bizantinismi di sorta, consegnando alla cronaca l’immagine di un “viaggiatore nelle Istituzioni” o meglio, un Flaneur di balzacchiana memoria.

Il trolley al contempo simbolo di mobilità internazionale, da uomo aduso a spostarsi con l’essenziale last minute; è stata un’immagine del tutto consona alla reale fisionomia del personaggio, perché passati appena 3 giorni, il Cottarelli addì 31.5.18 ha dovuto rinunciare all’incarico, prendendo atto che si erano “nuovamente create le condizioni per un governo politico” (il Conte I).

Per completezza si rammenta il breve passaggio parlamentare, appena 8 mesi, da Senatore eletto alle consultazioni politiche del 2022 in Lombardia, precisando che candidato da schieramento progressista in quota PD, venne sconfitto nel collegio uninominale di Cremona (Lombardia 11), dalla candidata del raggruppamento di centro destra Daniela Santanchè (ex Ministro del Turismo in esecutivo Meloni), risultando invece eletto nel proporzionale , quale capolista nel collegio plurinominale Lombardia 2, a dimostrazione che anche i Tecnici duri e puri, di alta caratura intellettuale, le tecniche di repechage parlamentare non disdegnano di utilizzarle a proprio favore.

Il brillante economista Revisore dei conti non ha lesinato espressioni di aperto dissenso rispetto alla linea politica seguita dalla segretaria Elly Schlein, criticando la mancanza di progettualità generale nel programma di entrambi i contrapposti schieramenti e la carenza di “minima oggettività nel dibattito politico”

In intervista rilasciata il 17 maggio al QN- Resto del Carlino, il prof. Cottarelli ha inteso appuntare il dito sulla mancanza di crescita economica nel Paese, mentre il dibattito parlamentare sul premiertime sarebbe risultato asfittico. Ha ricordato che il Paese ha beneficiato di una stagione di grazia tra il 2020-2022, in cui in virtù dell’afflusso di cospicue risorse (il bazooka dalla BCE, e i fondi PNRR dall’Ue), l’Italia è riuscita a crescere a tassi tra i più elevati in Europa.

Ora invece il tasso di crescita del 2023 si è attestato all’1%, nel 2024 lo 0,7%,2025 lo 0.5%, evidenziando come l’incapacità di apportare riforme strutturali va di pari passo con la perdita di attrattività per le imprese a finanziare investimenti di lungo raggio in Italia. In aggiunta ai mali endemici – invecchiamento della popolazione in età lavorativa, la denatalità e il calo demografico – l’analisi del Cottarelli individua due principali ostacoli: l’eccesso di burocrazia e gli alti livelli di tassazione.

Inoltre l’apatia riformatrice ha consentito a Paesi del Sudeuropa, quali Grecia e Portogallo, reduci da periodi di turbolenza peggiore, di esser tornati a rivedere una prospettiva concreta di sviluppo economico: la Repubblica ellenica e quella lusitana crescono del 2%, mentre la Spagna anche del 3%, stando in surplus.

Propone l’estensione della ZES a intera penisola, e rammenta come le Imprese non si aiutino con i sussidi a pioggia, bensì con la semplificazione della burocrazia e la riduzione della pressione fiscale, utile anche per la difesa del potere d’acquisto reale di salari e pensioni dal trend inflazionistico.

Tuttavia in chiusura d’intervista, quando gli viene ricordato l’epiteto di Tecnico della Spending review, risalente al biennio 2023-14, il Cottarelli allenta le briglie:

non solo ribadisce che fu fatto troppo poco, per l’ostruzionismo burocratico e per la resistenza di ogni apparato autoreferenziale all’innovazione, ma attinge pure a sua limitata esperienza parlamentare. Infatti da Senatore, Membro qualificato della VI commissione finanze e tesoro, diede corso alla presentazione a Palazzo Madama il 16.2.23, di un disegno di legge volto ad introdurre l’obbligo per i partiti politici di specificare nei programmi elettorali le coperture economiche delle misure propugnate, al fine di assicurare trasparenza e coerenza.

Ebbene in tale contesto di tecnocrate raffinato, stride il richiamo a “quel matto di Javier Milei, che una volta eletto, è andato lì con la motosega a tagliare la spesa pubblica argentina”, in proporzione come se si tagliassero 350 miliardi di Euro in un anno in Italia (allorquando il tasso di revisione annuo si attesta a 1,5 miliardi annui). Peraltro ancora non son note le conseguenze di macelleria sociale, se non vera mattanza, per alcuni settori fragili della società sudamericane, delle misure draconiane poste in essere dall’attuale Presidente, in quanto il 55enne Milei – italocalabrese per parte di Padre – è in carica solo dal 10.12.23 e molte misure non son ancora efficacemente implementate, ma hanno sortito effetto – stile DJ Trump – di attenzionare i mercati finanziari globali sulla nuova rotta del regime.

L’Italia, comunque, è un paese molto problematico e composito, persino più di altri Stati europei (Francia, Germania e Spagna) per una pluralità di fattori non solo socioeconomici e culturali; Paese dai 100 campanili e dalle 1000 contrade, in nulla assimilabile alla Repubblica argentina del postperonista Milei.

Se il buon Carlo, da abile comunicatore, ha ricercato la battuta ad effetto per risvegliare le classi dirigenti dal torpore soporifero in tema di revisione della spesa, ben venga; se invece augurarsi l’investitura popolare per poter segare la spesa…fosse alla base di scrupoloso programma politico – come solo i tecnici raffinati di formazione cosmopolita riescono a partorire – allora ci sarebbe da iniziarsi a preoccupare, perché la strada ai generali stile Roberto Vannacci è spianata, non solo dal connubio Matteo Salvini e Giuseppi Conte!

Carlo Cottarelli svolga bene il ruolo da osservatore che gli è congeniale: nella stesura di programma elettorale, i tecnici vanno consultati, ma non devon avere l’ultima parola, non solo per un Primato della Politica troppo declamato, ma mai attuato seriamente, ma soprattutto perché nel modello di democrazia ateniese che, bene o male, rappresenta ancora l’archetipo della forma di governo degli Stati occidentali, il diverbio tra Tèkne e Politeia è stato risolto già nel pensiero di Platone (cfr. Protagora); poi in Aristotele appare l’Olocrazia, come forma degenerativa della democrazia, grazie al perverso intrecciarsi di demagogia populista e clamore massmediatico. Nihil novi sub sole

Roma. 19 maggio 26

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