di Salvatore Sfrecola
Le elezioni politiche sono alle viste ed i partiti si rivolgono all’elettorato nella speranza di veder confermati almeno i consensi ottenuti nelle precedenti elezioni. Contano di aver soddisfatto il loro elettorato e, quindi, assumono di meritare ancora il voto. Magari anche di recuperare qualcosa dall’assenteismo che tutti ha colpito nelle più recenti competizioni.
Tutti esibiscono i risultati dell’azione politica svolta. I partiti di governo, perché convinti di aver realizzato molto di quello che avevano promesso. L’opposizione perché ritiene di aver presidiato i valori costituzionali, in particolare di aver tenuto il fronte del “NO” nel confronto referendario ancorché sia evidente che lo schieramento che ha affossato la riforma Meloni-Nordio è stato trasversale, alimentato anche dal forte malcontento che attraversa molti settori della Destra tradizionale (non possiamo dire “storica”), quella che in gran parte era un tempo interpretata da Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, che aveva acquisito componenti liberali e cattoliche qualificate, da Domenico Fisichella a Learco Saporito, per fare solo due nomi di personalità impegnate in Parlamento e nel Governo.
A Destra, inoltre, incombe il movimento del Generale Roberto Vannacci, “Futuro Nazionale”, che assume di interpretare la Destra tradizionale, identitaria, in una parola pura, non contaminata dagli interessi di bassa politica, come avrebbero fatto quanti hanno avuto responsabilità di Governo. Con queste idee, che sembra al momento siano condivise almeno da 4% dell’elettorato, Futuro Nazionale può costituire un pericolo per Fratelli d’Italia oppure un’opportunità, in quanto manterrebbe un elettorato che, altrimenti, potrebbe optare per astenersi dal voto. Infatti, a torto o a ragione, consistente è il malcontento che si respira tra quanti nel 2022 hanno votato a Destra, forte essendo il numero degli scontenti che non hanno visto realizzate le riforme promesse e soprattutto contestano il grado di sicurezza delle città, una delle più significative aspirazioni del popolo di destra. Persone che individuano gravi carenze, condivise anche a sinistra, nella gestione dei servizi che influiscono sull’ordine pubblico e sulla sicurezza il cui livello di percezione è un dato significativo delle scelte elettorali.
Del resto, ne è consapevole lo stesso Governo che ha dovuto ricorrere a plurimi provvedimenti in materia di sicurezza, dando dimostrazione c’era sempre qualcosa di più da fare perché il pregresso non era evidentemente adeguato.
È la prova che qualcosa non va. Che le persone preposte all’esercizio della delicata funzione della sicurezza non sono all’altezza del compito, ai vari livelli. Infatti, se si è dovuto ricorrere ad un Prefetto vuol dire che i partiti della maggioranza non avevano a disposizione personale politico in grado di ricoprire la delicata e fondamentale funzione di ministro dell’interno. Un partito che non dispone di personalità adeguate al ruolo, che è fondamentale nella politica interna, vuol dire che non è stato capace di formare una classe dirigente. Lo stesso può dirsi per la Giustizia. Un partito che non abbia chi possa ricoprire quel ruolo fondamentale non è meritevole di consenso.
Personale politico modesto ha portato con sé collaboratori mediocri, spesso politicamente inaffidabili, così dando vita ad una miscela alla quale è facile assegnare la patente della inadeguatezza e la responsabilità di tutto quanto non va.
Un velo pietoso va, poi, disteso sulla gestione del pubblico impiego, in particolare della dirigenza, sempre più sottratta alla naturale selezione delle procedure concorsuali per favorire nomine politiche che spesso investono mediocri, privi di esperienze e professionalità.
Di fronte a questa disaffezione diffusa per la politica e per i politici i partiti ricorrono alla mozione degli affetti. In particolare, a Destra dove la grancassa delle stereotipate comunicazioni televisive affidate a personaggi incredibili, che leggono il compitino altrove predisposto, continua a snocciolare successi e primati interni, europei e mondiali che non convincono. In queste condizioni è immaginabile ancora un consistente assenteismo in sede elettorale, se Vannacci non frena la frana. Perché ripetere “una volta che c’è un Presidente del Consiglio di Destra non si può abbandonare la barca” funziona raramente. È il “ricatto” al quale la politica ricorre quando non ha argomenti e sente mancare il terreno sotto i piedi. È un messaggio che non convince i più in mancanza di una sincera denuncia degli errori compiuti, con eliminazione delle scartine e rinnovamento della classe dirigente. Altrimenti Vannacci farà man bassa dell’elettorato di destra ma, a conti fatti, la somma algebrica dei vari partiti potrebbe essere negativa. Ed i perdenti saranno chiamati a risponde dinanzi alla storia non solo di aver fatto perdere il proprio partito ma di aver danneggiato l’intero schieramento e la stessa immagine della Destra. Che è ancora più grave.
