domenica, Giugno 7, 2026
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“Accadde al liceo”, di Gianluigi Chiaserotti, un romanzo breve dalle tinte intense

di Salvatore Sfrecola

Si è sempre detto che ogni italiano conserva in qualche cassetto una poesia e, se amante della musica, qualche nota scritta per un anniversario, per un amore. Non solo poesia ma anche qualche racconto breve, una novella, che ricorda momenti preziosi e spesso lontani, nostalgie di un tempo che fu. Così Gianluigi Chiaserotti dà alle stampe “Accadde al liceo” (Provaci Ancora Bill Editore, pp. 108, € 15,00) e si immerge in un tempo passato in altro mondo in un altro paese. A Firenze, dove il professor Reginaldo Tornabuoni, già docente del liceo “Cosimo I de’ Medici” (come diversamente si sarebbe potuto chiamare nella città culla dell’antica famiglia di banchieri, amministratori della città e illustri mecenati!), la scuola della Firenze bene, lascia per raggiunti limiti di età. E racconta cosa accadde nel 1946 quando, in gita, la terza liceo fu interessata ad un fatto che parve scandaloso secondo la mentalità dell’immediato dopoguerra. Chiaserotti, avvocato, consulente legale e notarile, redattore di “Sololibri”, brillante oratore, appassionato di storia è al suo quinto romanzo, dopo “Ricordi”, “Il Predestinato”, “La rivoluzione delle ragazze” e “Una ordinaria storia romana” dove, tra storia e cronache, dà enfasi alla sua verve di appassionato ricercatore di politica e costume.

Anche in questo libro Chiaserotti è ricorso ad una indagine storica, sfogliando la stampa dell’autunno 1946 presso la Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II di Roma dalla quale “lui ha tratto una commedia, spunto per scrivere un racconto che si presenta romanzato”, come ha scritto Stefania Pompeo, storica, che ha curato la Prefazione. “Un’opera che riesce a coniugare tre dimensioni: quella più squisitamente letteraria della narrativa, quella legata alla commedia e alla riforma Goldoniana e quella del rigore storico-scientifico”. Il riferimento a Goldoni è tratto dalla Introduzione nella quale l’Autore dà conto di una passione iniziata sui banchi del liceo, quando gli furono proposti dalla riforma del teatro del commediografo veneziano che fu di stimolo per successivi approfondimenti dei classici, compreso Aristotile e la sua “Poetica”, per iniziare a scrivere “una serie di commedie rispettando al massimo la struttura goldoniana”. Di cui avrebbe scritto nel febbraio del 2023 per il blog “Terra dei padri”: “Carlo Goldoni a 230 anni dalla morte”.

“Accadde al liceo” è un breve romanzo storico che intreccia mistero, memoria e riflessione civile. Il libro rievoca un episodio controverso avvenuto all’interno del prestigioso liceo fiorentino, rivelato da un biglietto “d’amore” dal contenuto ambiguo, ritrovato durante una gita scolastica, capace di minacciare la reputazione dell’istituto e dei suoi protagonisti. “Un presunto peccato, scrive Silvia Vercesi, scrittrice e poetessa, ma è solo teatro, un gioco inventato?”

Il punto di forza del romanzo è soprattutto l’atmosfera: Chiaserotti riesce a ricostruire con cura la mentalità dell’Italia uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, dalle drammatiche conseguenze per le popolazioni civili martoriate ben più dei combattenti in prima linea, in un contesto ancora segnato da rigidità morali, differenze sociali e timori legati al cambiamento. La scuola diventa così un microcosmo della società italiana del tempo, sospesa tra tradizione e desiderio di rinnovamento. La componente “gialla” della storia non domina mai del tutto il racconto, ma serve piuttosto come pretesto per esplorare dinamiche umane, culturali e storiche.

Lo stile dell’Autore è elegante e ordinato, quasi classico, con una narrazione che privilegia il dialogo e la riflessione più che l’azione. Alcuni lettori potrebbero trovare il ritmo lento, soprattutto nella parte centrale, dove emergono riferimenti storici e giuridici molto dettagliati; tuttavia, proprio questi approfondimenti danno autenticità al contesto e mostrano la formazione storica dell’Autore.

Interessante la figura di Maria Beatrice Paradisi, Capo Segreteria del Pro-Rettore dell’Istituto, personaggio femminile moderno e determinato, che rappresenta un elemento di rottura rispetto all’ambiente conservatore del liceo. La sua presenza dà al romanzo una dimensione più viva e meno nostalgica.

Nel complesso, “Accadde al liceo” è un libro consigliato a chi ama i romanzi storici italiani, le ambientazioni scolastiche d’altri tempi e le storie in cui il mistero è soprattutto uno strumento per raccontare un’epoca, per rievocare fatti e personaggi che consentono a Chiaserotti di navigare nei mari della storia, dal richiamo alla Famiglia Medici, della quale dimostra di conoscere il ruolo straordinario sulle soglie del Rinascimento, ai riferimenti ad eventi storici fondamentali. Interessante, ad esempio, il riferimento ad Eugenio di Savoia il Generale valoroso, “difensore della Cristianità” sotto le mura di Vienna assediata dall’esercito Ottomano. Non è un thriller incalzante, ma una narrazione raffinata e malinconica, che riflette sul valore della cultura, dell’educazione e della memoria attraverso il richiamo a luoghi ed a fatti propri della vita di un liceo nel quale si inserisce il biglietto nel quale qualcuno rivela che nel corso della gita “ho finalmente amoreggiato con lui”. Una “esercitatore letteraria” o la rivelazione che era mancato il controllo del docente accompagnatore in gita sui ragazzi? Per concludere che si trattava di un esercizio letterario che ricordava Giovanni Boccaccio. Sullo sfondo la vita dell’Istituto tra docenti ed alunni.

Una “digressione” riguarda il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 e le sue conseguenze. Qui lo storico Chiaserotti è puntuale nel ricordare gli eventi di quella stagione drammatica, il contrasto Monarchia-Repubblica, i dati ufficiali dell’affluenza alle urne, i voti, la vittoria della Repubblica e la partenza del re Umberto II per l’esilio. E il suo proclama agli italiani, uno struggente messaggio che ricorda gli eventi dolorosi della Seconda Guerra Mondiale e la responsabilità del Sovrano sconfitto dalla politica che, nonostante fosse sollecitato da molti a resistere, preferì abbandonare perché un Re non può provocare una guerra civile, che molti erano pronti a fomentare e che gli italiani avevano conosciuto al Nord, sotto la gestione della sedicente Repubblica Sociale Italiana.

Le pagine finali sull’esame di maturità sono un affresco straordinario che rivela la capacità espositiva dell’Autore, il gusto teatrale, goldoniano, nella narrazione ritmata dalle conversazioni dei protagonisti, per dire di un tempo che tutti noi abbiamo vissuto con impegno ed entusiasmo e che rimane della nostra memoria come uno dei passaggi più straordinari del nostro “cursus studiorum”.

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