mercoledì, Luglio 22, 2026
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Chi ha motivo di temere Roberto Vannacci

di Salvatore Sfrecola

Le reazioni, non di rado sopra le righe, di Giorgia Meloni, di Antonio Tajani e di Matteo Salvini alla performance di “Futuro Nazionale” sono la reazione naturale dei partiti di Centrodestra a fronte del concreto pericolo che il Generale Roberto Vannacci assorba il voto dei delusi e degli incerti, adesso e in vista del voto del 2027 per il rinnovo di Camera e Senato. Reazioni comprensibili ma che rischiano di accrescere l’interesse di una parte dell’elettorato di destra, e non solo, per le idee e le proposte dell’Onorevole Generale. 

Meglio, dunque, assumere quelle iniziative che erano nel programma del Centrodestra e che ne hanno decretato il successo nel 2022 ma alle quali non hanno fatto seguito concrete iniziative dei partiti e del governo. O che non è parso siano state assunte nelle forme attese. Il che è lo stesso, considerato che la “percezione” è ciò che guida le scelte dell’elettorato. 

C’è tempo per rimediare alle insufficienze, soprattutto in tema di sicurezza. Basti pensare che il sindaco di Genova, Silvia Salis, ha denunciato in una recente intervista diffusa su Tik Tok che non è stata data esecuzione a provvedimenti di espulsione nella sua città, un fatto del resto verificato anche in occasione di aggressioni che è stato accertato essere state attuate da soggetti che erano stati destinatari di provvedimenti di espulsione evidentemente non eseguiti.

La stessa Salis, nella medesima occasione, ha sottolineato la mancanza di oltre diecimila agenti di polizia a dimostrazione del fatto che la sicurezza non è di destra o di sinistra ma è patrimonio comune ai cittadini, sicché la sua inadeguatezza è sentita da tutti. Per cui Vannacci potrebbe acquisire consensi anche a sinistra, soprattutto in tempi di elettorato mobile, in ragione del diminuito valore del profilo ideologico dei partiti, e considerata l’influenza che la sicurezza ha sulle condizioni di vita nelle città e nei paesi. In sostanza l’On. Vannacci si presenta come espressione di idee e di programmi che vanno al di là dell’ambito che sembra suo proprio, la destra “autentica”, come tiene a precisare, che è diversa dalla “estrema destra” secondo un’etichetta che i critici vorrebbero appiccicargli addosso.

Del resto l’Onorevole Generale è un uomo delle istituzioni, con un prestigioso curriculum professionale, che non si è espresso solamente col fucile su vari scenari internazionali al comando di contingenti inquadrati in operazioni di peacekeeping avendo dimostrato capacità organizzative e attenzione per gli uomini ai suoi ordini. Una caratteristica non di tutti ma certamente apprezzata dall’elettorato. Insomma, il Generale è prima di tutto un servitore dello Stato e fa intravedere scelte politiche concrete, nell’ambito delle quali la sicurezza è funzionale ad assicurare la pacifica convivenza degli italiani anche in rapporto alle comunità di immigrati purché rispettose delle nostre tradizioni e della nostra identità che si fanno apprezzare per la grande umanità propria di un popolo di antica civiltà fondata sulla cultura greco-romana innervata dall’insegnamento cristiano. 

Ieri l’On. Vannacci ha tenuto a Roma la Convenzione fondativa del suo partito con gran concorso di uomini e donne di tutte le età, mentre poco più in là, nelle strade del Quartiere Prati, alcune migliaia inneggiavano alla “remigrazione”, piatto forte dell’offerta politica di Futuro Nazionale, che dovrebbe rispedire a casa quanti, da noi accolti, hanno dimostrato di non saper convivere con i nostri costumi e con le regole delle nostre leggi. In tanti si avvicinano al Generale, dunque, pronti a supportarlo sul territorio e nelle istituzioni. Ed è bene che il “reclutamento” avvenga con cautela ad evitare quel che è accaduto nel Centrodestra nella fase di crescita veloce, quando, soprattutto nel Mezzogiorno, hanno preso le tessere dei partiti soggetti da tenere lontano con cura, spesso legati ad ambienti affaristici locali.

È un rischio che corrono tutti i movimenti che crescono rapidamente e ritengono utile acquisire chi ha relazioni in loco o gli amici degli amici, una qualificazione che si è rivelata spesso pericolosissima.

Noi non facciamo politica, ma osserviamo e riflettiamo perché questo è il compito della stampa libera in un grande Paese che vorremmo, questo sì, diventasse anche un “grande Stato”, come auspicava Camillo di Cavour, tra i fondatori dell’Italia unita. La cui opera invito sempre a studiare.

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