martedì, Agosto 11, 2026
HomeNEWSI polli di Renzo nell'Italia del declino. Attualità della metafora manzoniana

I polli di Renzo nell’Italia del declino. Attualità della metafora manzoniana

di Jacopo-Severo Francesco Bartolomei 

In questo scorcio di fine legislatura in cui l’esecutivo Meloni è entrato in stato di fibrillazione, pure per l’indubbia longevità, torna di attualità l’episodio narrato da Alessandro Manzoni (1785-1873), nel suo Capolavoro. Orbene il secondo Padre della lingua italiana, uno dei massimi romanzieri universali e illustre espressione sia del Romanticismo europeo, che dell’Illuminismo cattoliberale lombardo, Nipote per parte materna del celebre Cesare Beccaria (cfr. saggio storico Storia della Colonna Infame, edita in appendice nel 1840), venne insignito del laticlavio Senatoriale dal Re Vittorio Emanuele II e volle partecipare, tenendo una toccante allocuzione, alla Prima riunione in Torino della Camera alta del neonato Regno d’Italia. Egli nel celeberrimo romanzo I Promessi Sposi, cap.III, ritrae il protagonista della narrazione Renzo Tramaglino in scena topica, all’atto di esser ricevuto dall’Avvocato Azzeccarbugli – divenuto il “Leguleio” per antonomasia, modesto operatore pedante e cavilloso – sommerso da carte polverose e “Grida”.

Renzo si rivolge all’Azzeccagarbugli per chieder conforto giuridico, onde superare ostacolo frapposto alla celebrazione tempestiva delle nozze con l’amata Lucia, recandogli in dono 4 capponi, legati per le zampe e tenuti a testa in giù, che nel tragitto e durante l’anticamera non lesinavano di beccarsi tra loro.

Da allora l’icastica espressione “I polli di Renzo” è assurta a vivace metafora della condizione in cui versa la parte di umanità più svantaggiata, che si atteggia a litigiosa e competitiva per un nonnulla, sempre pronta a rinfacciarsi il minimo sgarbo, invece che, nella consapevolezza di esser compagni di sventura, cercare di fraternizzare e collaborare a vicenda, per affrontare insieme le difficoltà quotidiane. Questa metafora è di stridente attualità, in quanto il litigio o la sterile contrapposizione nell’agone politico e nel dibattito pubblico, è di ostacolo alla percezione dei veri problemi e dei veri “nemici”, non meri avversari.

Fomentare le divisioni interne o i distinguo irrilevanti, è tipico di personalità prive di visione e carisma, spesso ricorrenti tra i protagonisti della III Repubblica, che si comportano alla stregua dei “Polli” manzoniani (secondo il proverbio, litigano di giorno e si riaccomunano di notte); tale condotta pubblica è sintomo di narcisismo, approccio adolescenziale e masochistico se non autodistruttivo, confacente ad un salotto di Talk-show TV.

A commento della Kermesse capitolina di sabato scorso 13 giugno, il sen. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha ricordato brevemente il curriculum, professionale primaché politico, del Gen. Roberto Vannacci: 57 anni, felicemente coniugato e propugnatore dei valori della famiglia tradizionale, ex Generale dell’Esercito Italiano ed ex Vicepresidente della Lega di Salvini, nelle cui liste è stato eletto europedutato.

Ora Vannacci fondatore di Futuro Nazionale, ambisce a giocare un ruolo decisivo sin dalle prossime consultazioni elettorali, criticando con durezza da posizioni di destra radicale e sovranista le scelte e le omissioni del Governo in carica; Egli ha assunto una posizione di aperta sfida, sul campo, nei confronti di ogni formazione alleatasi per governare: Lega e Fratelli d’Italia in primis, ma anche Forza Italia e Noi Moderati, sino a residui UdC. Renzi ci rammenta che “è stato per anni addetto militare all’ambasciata d’Italia a Mosca, motivo per cui risulta molto vicino alle posizione dei Russi”, che in questo momento sono nostri Nemici (sic!).

Perciò secondo l’ex Premier fiorentino – tra l’altro unico invitato da Barack Hussein Obama, primo Presidente USA “abbronzato” all’imminente inaugurazione della Presidential Library in Chigago – “il generale presto confluirà con il centro destra, lo sanno tutti, è il segreto di Pulcinella; ora attacca il governo Meloni… alla fine andranno tutti insieme”. Trasponendo sul piano cinematografico, si potrebbe immaginare il film da Nouvelle vague, ispirato da una ben precisa sceneggiatura, dal titolo eloquente: Vivement Tous Ensemble!

La prognosi non proviene da politico sprovveduto, seppur Renzi abbia dimostrato più doti tattiche che strategiche (cfr. la mossa del cavallo, che nel gioco degli scacchi serve per trarre d’impaccio, ma non assicura lo scacco matto), abituato a sparigliare le carte e fermo nell’avversione al sovranismo e al populismo demagogico.

Vannacci si arroga la vocazione di rappresentare la “destra vera contro destra annacquata”, condizionata dagli interessi delle multinazionali e dalle esigenze della globalizzazione; forse non si ripromette l’implosione ma la disarticolazione del centro destra, tentativo reso palese dalla mancata fiducia al pèiù recente provvedimento governativo (cfr. analisi Mario Ajello, Il Messaggero 15.6.26).

Non è agevole competere con le conoscenze internazionali e le esperienze istituzionali del senatore di Figline Valdarno, comune della Città metropolitana di Firenze, tuttavia Egli malgreè soi un tratto lo condivide con attuale Premier Giorgia Meloni: entrambi, lanciati giovanissimi ai vertici della politica nazionale, hanno avvertito esigenza di individuare uno spazio di dibattito, aggregazione e formazione classe dirigente, attraverso gli strumenti rispettivamente de “La Leopolda” e di “Atrejus”.

Ebbene, rimarcato tale tratto positivo, occorra che qualcuno ricordi a Renzi che ben prima dell’accoppiata Vannacci-Meloni da lui preconizzata, c’è stato un duetto serrato tra Lui, Segretario a fine 2013, tramite primarie, di PD a vocazione maggioritaria e Carlo Calenda, che invoca addirittura l’applicazione a Futuro Nazionale di misura di protezione costituzionale presente nella Carta costituzionale tedesca contro i partiti antisistema.

Ebbene, il confronto tra il Leader di Italia Viva e quello di Azione ha costituito un esempio preclare di competizione tra “Polli” per guadagnarsi le luci della ribalta nel centro sinistra; anche oggi entrambi sono convinti sostenitori della peggior politica di chiusura al confronto con la Federazione Russa, ricalcando le posizioni di Ursula von der Leyden, Roberta Metzola e, last but not least, della fantastica Kaja Kallas.

Leaders dell’opposizione al governo Meloni, continuate così e il generale Vannacci è destinato ad “asfaltarvi”, giusto per impiegare lessico a voi congeniale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Most Popular

Recent Comments

Aldo Ammendola on Trent’anni senza Babbo Italo
Marco Perletta on Vincenzo Cuoco (1770-1823)
Gianluigi Biagioni Gazzoli on Turiamoci il naso e andiamo a votare
Michele D'Elia on La Domenica del Direttore
Michele D'Elia on Se Calenda ha un piano B