mercoledì, Luglio 22, 2026
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Il Generale Vannacci all’assedio del fortino di Giorgia Meloni 

di Salvatore Sfrecola

Come accade spesso, anche l’odierno editoriale del Professore Galli della Loggia sul Corriere della Sera farà discutere a lungo a proposito del governo Meloni la cui storia, sostiene, “deve essere ancora fatta”. E tuttavia ne delinea alcuni aspetti, necessari al giudizio finale, partendo dalle elezioni del 2022: vinte “a mani basse… con una maggioranza straripante e gli avversari tramortiti dalla sconfitta”, con “un governo realmente di destra”. Per cui “l’eccezionalità del successo avrebbe richiesto l’audacia di andare oltre, di sfruttare fino in fondo il risultato straordinario già ottenuto”; per cui il suggerimento di un’apertura “della nuova maggioranza in direzione del centro, per cercare di cooptare forze e personalità di orientamento centrista-moderato sia laiche sia cattoliche”.

Suggerimento “regolarmente inascoltato”, per cui Galli della Loggia vi individua “un’inspiegabile volontà di isolamento”, un desiderio di non “uscire dal suo fortino”. E, abituato a leggere il presente con gli occhiali dello storico, immagina di poter individuare “una sorta di storia segreta del governo Meloni”, di cui darebbe conto “l’irruzione sulla scena del generale Vannacci… oggettivamente destabilizzante nei confronti della maggioranza”, nella prospettiva delle elezioni legislative del 2027. Si chiede se “sia questo di Vannacci il primo tentativo del genere o se invece ce ne siano stati altri di cui non sappiamo”. E sembra immaginare che l’iniziativa dell’Onorevole Generale sia conseguenza di relazioni internazionali, a partire dall’“aggressività russa, unita al ritiro dell’ombrello americano sul continente” che avrebbe “aperto enormi spazi di manovra a tentativi di condizionamento, d’infiltrazione, di destabilizzazione e d’influenza prima inimmaginabili”.

Insomma, sarebbe stata la “politica estera, che fin dall’inizio ha qualificato il governo Meloni, (con) il suo incondizionato appoggio alla causa ucraina” ad irritare la Federazione Russa. E qui Galli della Loggia richiama l’“accertata esistenza di antichi rapporti tra Salvini e il suo entourage da un lato e Putin dall’altro, come pure tra il generale Vannacci e Mosca, dove egli ha ricoperto il ruolo delicatissimo di nostro addetto militare”.

Mi perdoni l’illustre storico ma mi sembra che non abbia colto nel segno quanto all’iniziativa politica del Generale Vannacci, anche se condivido l’invito rivolto a Giorgia Meloni di far fronte all’oggettiva minaccia rappresentata da Futuro Nazionale ma non con il discutibile argomento di presentare il suo leader “come uno strumento oggettivamente al servizio della sinistra. Discutibile perché falso”.

In sostanza Giorgia Meloni dovrebbe contrastare Vannacci “demagogo reazionario-poujadista” a viso aperto, in una battaglia “contro una destra reazionaria e fascistoide, legata all’autocrazia putiniana — definita per quello che è — da parte, invece, di una destra europea, europeista, conservatrice nei valori ma liberale per quanto riguarda i diritti, e socialmente dalla parte di chi è meno favorito”. Un modello di destra europea “che Fratelli d’Italia non può non proporsi di rappresentare e che tra l’altro aprirebbe alla sua leader una facile possibilità di eventuali rapporti con il centro”.

Riavvolgiamo il nastro della narrazione e torniamo a quella iniziale affermazione, che ci sembra senza dubbio condivisibile, secondo la quale la maggioranza che Giorgia Meloni ha conquistato avrebbe dovuto aprire al centro mentre la Presidente del Consiglio, in qualche modo affascinata dalle relazioni internazionali che andava coltivando al di qua e al di là dell’Oceano, sembra aver lasciato la gestione della politica interna e dell’amministrazione ai suoi ministri, chiudendosi in una sorta di “fortino” presidiato da fedelissimi rivelatisi inadeguati al ruolo che l’ha indebolita e isolata.

Una situazione che richiama per certi versi quella del governo Berlusconi – Fini nel 2001 2006, anch’esso dotato di una straordinaria forza parlamentare, quando Alleanza Nazionale aveva fatto quel che oggi Galli della Loggia ritiene avrebbe dovuto fare Fratelli d’Italia, cioè aprire al centro-moderato, ad ambienti cattolici e liberali, scelte che ritengo apprezzate dal Professore che, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università degli studi di Perugia volle intervistare il Vicepresidente del Consiglio e leader di AN Gianfranco Fini. Ne sono stato testimone quale Capo di Gabinetto del Vicepresidente. Allora Fini aveva attuato questa apertura, come ricordo spesso, includendo in Alleanza Nazionale liberali, come Domenico Fisichella, illustre cattedratico, storico e politologo, e cattolici come Learco Saporito, senatore ex DC, con responsabilità l’uno della vicepresidenza del Senato, l’altro di Sottosegretario alla funzione pubblica, dopo aver curato la formazione degli uffici di diretta collaborazione dell’On. Fini. 

La dietrologia riferita alle simpatie, ammesso che ci siano, di Salvini e di Vannacci nei confronti della Russia non sono certamente alla base dell’iniziativa del Generale il quale dice chiaramente che il suo il suo partito ha l’obiettivo di realizzare le politiche pubbliche, dalla sicurezza all’immigrazione, alle politiche economiche e sociali che erano nel programma di governo dei Fratelli d’Italia e del governo ma che non sono state realizzate. Molto più semplice e più autentico, che Giorgia Meloni deve affrontare nel breve tempo a sua disposizione, che forse è insufficiente. Ma un tentativo va fatto. Altrimenti Vannacci avrà buon gioco nel denunciare l’insufficiente azione di governo soprattutto in tema di sicurezza, un argomento che non sfugge alla sinistra moderata se Silvia Salis, Sindaco d Genova, segnala, come ho ricordato nei giorni scorsi, insufficienza dei rimpatri e della dotazione organica delle forze di polizia,

Come spesso accade la verità è più semplice di come viene immaginata. Anche perché, chiusi nel fortino, gli occupanti rischiano la fine di Fort Alamo.

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