mercoledì, Luglio 22, 2026
HomeNEWSDall’antica Roma un richiamo nelle parole di Quintiliano sull’importanza della musica sperando...

Dall’antica Roma un richiamo nelle parole di Quintiliano sull’importanza della musica sperando che giunga alle orecchie della politica

di Salvatore Sfrecola

Nei giorni scorsi, la seconda prova scritta proposta ai maturandi del liceo classico è stata un testo di Marco Fabio Quintiliano, primo secolo d.C., il più grande pedagogista dell’antichità romana. Riguardava la musica. Il commento su Istagram del Maestro Mauro che da tempo rivendica una sua proposta, la musica alle elementari è  stato che, contrariamente a quanto dicono alcuni, non è solo un passatempo. Bene, Quintiliano dice che Platone non lo capisci se non conosci la musica, dice che Socrate è l’uomo più sapiente del mondo iam senex institui lyra non erubescebat, da vecchio non si vergognava di imparare a suonare la lira. Di più,  Quintiliano scrive che la natura ci ha dato la musica ad tolerandos facilius labores, per sopportare meglio la fatica e fa l’esempio dei marinai che cantano per coordinare i remi. Duemila anni fa avevano già capito tutto. La musica non è l’ora in cui ci si riposa dalle altre materie, la musica è struttura logica e armonia e disciplina ed è lo strumento più potente che abbiamo per dare il ritmo all’apprendimento e per alleggerire la fatica del diventare grandi. Se i soldati romani usavano le trombe per darsi la carica e i greci la consideravano la base della politica noi come possiamo ancora considerarla una materia di serie B nella scuola di oggi? Insomma, quando vi dicono che la musica è un optional rispondete in latino, parola di Quintiliano. Che forse dovrebbero leggere anche a livello politico se dal 1999, anno in cui è stata approvata la legge n. 508 che ha riordinato Conservatori di musica e Accademie d’arte, la delega contenuta in quel provvedimento, che ha dato attuazione all’art. 33 della Costituzione secondo il quale “le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle legge dello Stato” non è stata compiutamente attuata. Ebbene, queste istituziono conferiscono dei diplomi che sono stati definiti “accademici” mentre sono delle vere e proprie lauree. Per cui non si comprende perché ancora oggi non siano qualificate così, come altrove, in Europa e nel mondo. Ciò che mette in grave difficoltà i nostri docenti e i nostri studenti quando si confrontano con i colleghi delle altre Accademie e Conservatori. Come nel mondo del lavoro, perché questo svantaggia notevolmente chi si presenta con un titolo di studio che sanno tutti esseri di livello universitario ma viene inopinatamente definito diversamente. 

Non solo, ma queste istituzioni che sono espressione dell’arte propria del genio italico, riconosciuto a livello mondiale, sia nel settore della musica che delle arti figurative sembra non trovare nel cuore della politica, o di parte della politica, una adeguata accoglienza. Lo dimostra il fatto che si sente dire di un provvedimento, sembra ancora allo studio,  che modificherebbe il dPR 28 Febbraio 2003, n. 132 per attribuire alla politica, cioè al governo, con un significativo arretramento rispetto ai principi di autonomia rappresentatività ed all’autogoverno sui quali si fonda il sistema dell’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, regole diverse di rappresentanza e gestione. In sostanza concentrando nella figura del Presidente l’intera rappresentanza legale dell’istituzione, l’introduzione di un dirigente generale con funzioni gestionali di vertice e la conseguente limitazione del ruolo del direttore, unico organo apicale eletto e direttamente espressione della comunità accademica. Questa impostazione che appunto sembra allo studio attribuirebbe funzioni essenziali di rappresentanza, indirizzo, programmazione e gestione a figure non elettive che non hanno competenza specifica, ridimensionando il soggetto responsabile della missione didattica, artistica, musicale, scientifica.

C’è in atto una ribellione dei dirigenti sindacali del settore e delle istituzioni elettive dei conservatori e delle accademie che puntano a far riflettere la politica perché dia piena attuazione alla legge 508 che è stata una importante innovazione che in una stagione della politica è stata portata a compimento.

Anche questo giornale, che spesso accoglie le tesi e sviluppa le argomentazioni del mondo dell’arte in funzione della organizzazione delle istituzioni che la studiano e la rappresentano, è preoccupato di un possibile arretramento come avverrebbe se fosse approvata quella ipotesi di revisione del dPR 132 di cui si sente dire. Forse per volontà di qualche parte politica di nominare un po’ di presidenti di istituzioni di cultura musicale o artistica. Preoccupa, perché finora la politica, tranne in casi rari, ha dato prova di non saper scegliere, ma di privilegiare amici, parenti e simpatizzanti, indipendentemente dalla loro professionalità e dalla effettiva rappresentatività culturale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Most Popular

Recent Comments

Aldo Ammendola on Trent’anni senza Babbo Italo
Marco Perletta on Vincenzo Cuoco (1770-1823)
Gianluigi Biagioni Gazzoli on Turiamoci il naso e andiamo a votare
Michele D'Elia on La Domenica del Direttore
Michele D'Elia on Se Calenda ha un piano B