mercoledì, Luglio 22, 2026
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In politica con la sola fortuna non si va lontano

di Salvatore Sfrecola

“Mancò la fortuna, non il valore”, si legge in una iscrizione all’ingresso del cimitero militare italiano di El Alamein, a rivendicazione del valore dei nostri soldati in quella famosa battaglia (luglio-novembre 1942) nella quale si fecero onore combattendo contro un nemico nettamente superiore per uomini e mezzi, l’Ottava Armata britannica del Generale Montgomery.

Ebbene, quella frase famosa mi è tornata in mente constatando come, nell’attuale situazione politica italiana, la maggioranza di Centrodestra ed il governo che ne è l’espressione siano più fortunati che valorosi, continuando a stare in sella ancorché l’azione dell’Esecutivo sia giudicata da gran parte dell’elettorato gravemente inadeguata. Come dimostra, per adesso, l’irresistibile ascesa del Generale Vannacci che alcuni sondaggisti accreditano con un seguito a due cifre, che non riscuote consensi solamente tra gli elettori del Centrodestra, in particolare della Lega, ma anche tra quanti hanno votato 5Stelle e tra gli astenuti.

La fortuna della quale si giova Giorgia Meloni dipende dalla circostanza di trovarsi di fronte un gruppo di partiti decisamente incapaci di delineare un programma comune e credibile, con molteplici leader assolutamente inadeguati, spesso divisivi, protesi più a battaglie ideologiche che di contenuto condiviso e condivisibile dai cittadini. Sfugge infatti a molti protagonisti della vita politica italiana, a destra ed a sinistra, che i problemi che interessano gli italiani sono in gran parte uguali fra chi vota l’una e l’altra coalizione. La sicurezza interna, nelle città e nei borghi, la sanità, la scuola, il lavoro sono esigenze comuni a tutti i cittadini, anche se possono essere diversi i metodi per raggiungere gli obiettivi più significativi delle varie politiche pubbliche. Tuttavia, Giorgia Meloni deve riflettere sull’esperienza passata, ad esempio su una che può essere assunta come riferimento, quella del governo Berlusconi-Fini del 2001 – 2006, che richiamo spesso, quando una maggioranza di grandi dimensioni, con una classe di governo nettamente superiore all’attuale, fu mandata a casa al termine dei 5 anni della legislatura per soli 25.000 voti, avendo l’opposizione individuato un leader presentabile, Romano Prodi, un vecchio democristiano moderato o che appariva tale. È per questo che la coalizione di Centrosinistra, senza darlo a vedere, va alla ricerca di un leader adeguato, rassicurante, da molti individuato nel Sindaco di Genova, Silvia Salis, che proviene dall’esperienza dello sport, già Vicepresidente del CONI, cattolica, graziosa, accreditata come persona concreta, che ha avviato un dialogo con i cittadini per coinvolgerli nelle scelte dell’amministrazione. Sono in molti a ritenerla possibile federatore del cosiddetto “campo progressista”, come anche lei spesso definisce quello che per altri è un campo “a larghezza variabile”, nel quale entrano ed escono, a seconda degli argomenti in discussione, Matteo Renzi e Carlo Calenda, ed in relazione all’importanza che è data alle idee di Nicola Fratoianni o Angelo Bonelli, della Sinistra rosso-verde. Elly Schlein, infatti, difficilmente potrebbe recuperare voti fra gli astenuti, ormai vicini al 50 per cento dell’elettorato, una riserva alla quale guarda il Gen. Vannacci convinto di esprimere idee di buon senso, largamente condivise, come quelle che attengono alla politica della sicurezza e, quindi, dell’immigrazione.

Continuerà la fortuna ad arridere a Giorgia Meloni? La fortuna gioca sempre un ruolo importante. Ne era consapevole anche Napoleone Bonaparte che chiedeva, e si chiedeva, se i suoi generali fossero più bravi o fortunati, propendendo nella scelta per la seconda alternativa.

Evidentemente, però, la nostra Presidente del Consiglio pensa prudentemente che la fortuna non possa durare a lungo e vorrebbe una legge elettorale che le desse sicurezza di una maggioranza sicura, anche se, abbiamo visto, il numero senza qualità non assicura certezze nella realizzazione del programma di governo. E questa maggioranza sconta l’effetto di una classe dirigente politica estremamente modesta, come attesta, tra l’altro, la scelta di “tecnici” per ruoli ministeriali propri della politica, Interno e Giustizia, in primo luogo. Il tempo, da qui alle elezioni, non è sufficiente per ricostituire una classe dirigente. Occorrono anni. Ma può venire dai partiti qualche segnale che indichi la via del rinnovamento con personalità della cultura e delle professioni ricercando competenza e fedeltà ai valori che i partiti indicano all’elettorato, fedeltà non servilismo nei confronti del Segretario del partito. Che è prova massima di insicurezza, di inadeguatezza all’esercizio della leadership. E gli elettori certamente apprezzerebbero.

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