martedì, Agosto 11, 2026
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Meloni ultima chiamata: Vannacci o la sconfitta

di Salvatore Sfrecola

Chi ha suggerito a Giorgia Meloni di riformare la legge elettorale con previsione di un premio di maggioranza, da molti giudicato abnorme, le ha dato un consiglio politicamente e giuridicamente sbagliato. In primo luogo, perché l’impressione che se ne ricava è quella che la leader di Fratelli d’Italia ritenga di non poter vincere con la legge elettorale attuale. Inoltre, perché è improbabile che, dalle ipotesi che circolano, la legge passerebbe immune un giudizio di costituzionalità. Infine, perché gli italiani reclamano a gran voce il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, sia pure individuandoli tra quelli delle liste indicate dai partiti.

La preoccupazione di Giorgia Meloni, tuttavia, ha del fondamento ma è certamente esagerata, considerato che il “campo progressista” stenta a trovare quella unità, nella estrema diversità delle sue componenti, da Nicola Fratoianni a Matteo Renzi, che è condizione per vincere. Anche l’ipotesi Silvia Salis, alla prova dei fatti, si è rivelata parecchio sopravvalutata. Il sindaco di Genova, infatti, presto entrata nella parte della possibile candidata “moderata”, utile per vincere, pur rivendicando l’applicazione dell’arte del “buongoverno” alla sua esperienza municipale, ha presto cominciato ad evocare a getto continuo le idee delle sinistre estreme, molto diverse da quel che pensano gli italiani, che sui temi della sicurezza, soprattutto, non si dividono, considerato quel che va emergendo di giorno in giorno ovunque, non solo a Napoli dove si gira armati anche di fucili da guerra. Perché un elettore del centrosinistra e un elettore del centrodestra quando si avventurano a tarda ora per le strade delle grandi città, spesso al buio o comunque scarsamente illuminate, dominate da bande di extracomunitari e di giovani arrabbiati, hanno la stessa preoccupazione, arrivare a casa sani e salvi.

E allora le parole del Generale Vannacci, che dice delle cose molto semplici ma facilmente comprensibili e condivisibili, saranno un punto di riferimento per le prossime elezioni, come dimostra il crescente successo di Futuro Nazionale, che taluno già valuta al 10 per cento. E così, con la stessa legge elettorale il Centrodestra potrà ancora prevalere. Ma ad alcune condizioni. Che in qualche modo il  Generale, che propone una Destra “autentica”  sia inglobato nella coalizione di Centrodestra, anche a costo di cedere al suo partito un po’ di consensi. Comprendo che non è facile, perché non piace alla Lega, che perde voti, non piace a Forza Italia, che occhieggia a sinistra, e non piace a Giorgia Meloni perché Futuro Nazionale costituisce per Fratelli d’Italia una concorrenza pericolosa. Quindi, nel tempo breve che rimane per le elezioni, sia che si svolgano in primavera, come si sente dire, per farle coincidere con le comunali, sia che vengano effettuate alla scadenza naturale della legislatura, a ottobre, il Centrodestra deve necessariamente trovare l’unità.

Ma per fare questo Giorgia Meloni deve dare dimostrazione concreta di voler cambiare ciò che non ha funzionato. È evidente che non può mandare a casa alcuni elementi estremamente modesti della sua compagine ministeriale, i Piantedosi, i Nordio o la Calderone, ma può dare in qualche modo la dimostrazione che il vento sta cambiando o che intende cambiare con la nuova legislatura. Con qualche iniziativa immediatamente percepita dalla gente. Tralasci per un momento di occuparsi soprattutto di relazioni internazionali che, capisco, soddisfano molto l’ambizione e la vanità personale, l’accoglienza diplomaticamente garbata nelle sedi istituzionali estere. Ma ricordi che la politica estera non porta voti, che pochi, andando al seggio, la voteranno perché ha abbracciato questo o quel primo ministro o questo o quel ministro degli Esteri.

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