Le bon sens est la chose de monde la mieux partagèe
Renè Descartes
di Jacopo Severo Bartolomei
Nei paesi occidentali vige una variegata pluralità di forme di governo e di sistema elettorali, che secondo la scienza politologica e giuspubblicistica dello scorso secolo son elementi connotanti il regime politico di una data Nazione (cfr. ex plurimis, Maurice Duverger e Leopoldo Elia), in concorso con la ricorrenza di libera opinione pubblica.
Tra la tassanomia delle forme di governo si annoverano il regime presidenziale USA, quello parlamentare modello Westminster, il regime semipresidenziale vigente in Francia dal 1958.62, la forma di governo parlamentare razionalizzato in Costituzione italiana 1948, e il regime direttoriale proprio della Confederazione elvetica.
Tra i secondi la dicotomia di base è tra sistemi elettorali maggioritari e proporzionali, con diversi adattamenti e accortezze (ad es. clausola di sbarramento già nella Costituzione di Bonn).
In Italia vigono attualmente 4 diversi sistemi elettorali:
- Il nazionale per il rinnovo membri delle due Camere, cd. “Rosatellum bis” ex legge n. 115/2017, applicato al turno elettorale del 2018 e modificato nel 2020, post entrata in vigore della legge cost. n. 1/2020 di riduzione numero parlamentari, confermata da esito consultazione referendaria indetta ex art. 138 Cost. e svoltasi il20.21.9.20, da quasi il 70% votanti, con una discreta affluenza del 51%.
- Per le elezioni regionali vige il “Tatarellum” ex legge n. 43/95 smi, prevedende la quota dell’80% in sistema proporzionale con preferenze (ora nel rispetto delle quote di genere) ed il 20% in quello maggioritario, con listino del candidato Presidente (cd. Governatore), con premio di maggioranza;
- Per il rinnovo degli organi comunali il sistema elettorale ex TUEL (ora dettato dal d. l.vo n.267/2000 smi) presenta il discrimen a seconda se i residenti siano sopra o sotto la soglia dei 15.000 abitanti, secondo l’ultimo censimento nazionale;
- Per le elezioni dei rappresentanti nazionali al Parlamento europeo, last but not least, vige il sistema proporzionale puro con preferenze (tipo quello in cd I Repubblica, ante referendum sulla preferenza promossa da on. M. Segni e connessi adeguamenti normativi), ma occorre stigmatizzare un aspetto rilevante. Sebbene l’art. 223 TFUE prescriva dal 1976 che il Parlamento di Strasburgo debba eleggersi “secondo una procedura uniforme”, dopo quasi mezzo secolo dalla prima elezione diretta nel 1979, gli attuali 27 Paesi membri UE conservano sistemi elettorali diversi.
Questo fatto ha duplice serie di implicazioni: la prima sulla disomogeneità selettiva della rappresentanza politica a livello europeo; infatti se il sistema elettorale funge da meccanismo di conversione dei voti raccolti da singolo partito o coalizione in seggi attribuiti, è evidente che il peso del parlamentare europeo a seconda della nazione di provenienza è diverso.
Ebbene, la seconda persino più grave, conseguenza pregiudizievole è che la mancata armonizzazione del sistema elettorale costituisce ennesimo indice -che al di là dei ricorrenti e ormai stucchevoli proclami enfatici – gli europeisti si devon porre delle domande urgenti; le contestazioni avanzate dapprima dai vari movimenti noEuro-pro Euroexit e, comunque, contro l’euroburocrazia di Bruxelles ed il deficit di democrazia delle Istituzioni europee, nonchè ora veicolate dalle formazioni di estrema destra son tutte strumentali e prive di ogni fondamento (Afd, Vox, RN in Francia, FN da noi, etc.)? Personalmente non lo ritengo e gli sviluppi a breve entro l’anno e prima della primavera 2027, in cui si avrà il cambio di inquilino all’Eliseo lo dimostreranno erga omnes.
Il sistema elettorale europeo unico, votato nella seduta del 03.05.22 dal Parlamento UE – voluta da Domenec Ruiz Derera – è ancora nei cassetti del Consiglio Europeo, e non sembra occupare i primi posti.
Infatti la sua approvazione richiederebbe l’unanimità del Consiglio, la ratifica dei Parlamenti nazionali dei 27 Stati membri, e infine l’assenso del Parlamento europeo.
Il Consiglio europeo non ha posto mai non solo ai voti, ma nemmeno all’odg delle proprie riunioni, la proposta di riforma organica del sistema elettorale, recte dei sistemi, mentre sarebbe auspicabile un sereno dibattito e poi l’approvazione di detta riforma “epocale” in tempo utile per il prossimo turno in scadenza nel corso dell’anno 2029.
Le ultime riunioni del Consiglio dei Ministri UE datano 18.12.25, 19.3.26 e 18-19 giugno u.s., in nessuna si è parlato di sistema elettorale; nelle conclusioni adottate dal Consiglio nella scorsa seduta figurano i seguenti temi: Ucraina, Medio Oriente, prossimo quadro finanziario pluriennale, competitività e sfide economiche globali, difesa e sicurezza europee, migrazione, droghe illecite, allargamento e riforme, Repubblica di Moldova, Balcani occidentali. etc.
Quindi il problema principe della disomogeneità della rappresentanza politica è confinato ai margini del dibattito politico, dalla governance attuale della UE: Ursula von der Lyden, Raffaela Metzola, Kaja Kallas e Costa.
