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Europa penisola dell’Asia? Attualità di una felice locuzione di F. W. Nietzsche

di Jacopo Saverio Francesco Bartolomei

Il continente Europeo dal punto di vista geografico appare quale propaggine, una mera grande Penisola dell’Asia, il più esteso e popoloso dei continenti, insieme al quale forma l’Eurasia.

L’Eurasia costituisce un unico blocco di terraferma, non separato da oceani, ma da confini convenzionali (Limes) rappresentati dai Monti Urali, dal Mar Caspio e, a sud-est dalla Catena del Caucaso; quindi l’Europa fisica rappresenta l’estremità occidentale di tale “Supercontinente”, delimitata dal Mare Mediterraneo a sud, dall’Oceano atlantico ad ovest, dal circolo polare artico a nord. Per ladi  morfologia l’Europa si connota a sua volta come “Penisola di penisole”, quella italiana, l’iberica, la balcanica e la scandinava.

Invece, dal punto di vista storico-culturale, i popoli europei fin dall’antichità – oltre 6000 anni a. C. – hanno sviluppato una propria identità religiosa e socio-politica, nettamente distinta da quella Asiatica, recte asiatiche, in quanto Confucio è differente dall’Islam ottomano, etc, identità peculiare oggi riassunta nella pericope Tradizione ellenico-giudaico-cristiana.

Per quanto qui rileva, l’Europa si è distinta nettamente – nonostante gli apporti assunti dall’oriente, dalla civiltà egizia a quella mesopotamica, sino all’araba –

per le originali formule organizzatorie sviluppate per la regolamentazione del potere  supremo (superiorem non recognoscens). Infatti dal modello aureo della Democrazia ateniese del V sec . a. C (età di Pericle), alla strutturazione sia dell’Impero romano d’occidente durante Cesare Augusto (Impero caduto 476 d.C.) che del Sacro Romano Impero carolingio; L’Europa è stata ineguagliabile fucina di formule originali: dalla sovranità degli Stati nazionali, alle limitazioni al Potere regio dalla Magna Charta in poi (no taxation without rapresentation), al Costituzionalismo moderno post rivoluzioni Usa e Francia, e – last but not least – all’ideologia del Diritti dell’Uomo (Droits de l’Homme e du citoyen, Human Rights), oscillanti tra individualismo libertario e personalismo comunitario; diritti fondamentali canonizzati, dopo le turbolenze del Secondo conflitto mondiale e le atrocità bipartisan, nella Dichiarazione universale approvata dall’Assemblea generale dell’ ONU a Parigi addì 10 dicembre 1948.

La parola EUROPA, sconosciuta ad Omero, compare la prima volta nella Teogonia di Esiodo (v. 357); all’epoca storico Erodoto, V sec. a. C., la parola acquista stabilmente il preciso significato geografico ai posteri tramandato, seppur l’etimologia della parola resti dubbia (dal semitico oreb/ereb, significante occidentale, ovvero da epiteto omerico a Zeus “lungimirante”, colui che vede lontano, quindi risultato della crasi di eurus-ampio- e ops-occhio).

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Tanto premesso e adeguatamente valutato, dopo la massiva espansione planetaria della cultura europea (1815-1948), pur in forza del deprecabile colonialismo politico e del neocolonialismo economico – vedasi la trasformazione dell’Impero Britannico, con la nota Compagnia delle Indie, nel “Commonwealth of Nations”, organizzazione voluta dal Parlamento UK nel 1931 ed annoverante ben 56 Stati indipendenti (2 miliardi di abitanti) – son circa 150 anni che gli studiosi di varie discipline si cimentano nell’individuazione dei sintomi della Crisi della civiltà occidentale e del Declino irriversibile del Vecchio continente. Fenomeno che aveva già perso la sua centralità a inizio anni 50 del XX secolo, ma che è diventato parossistico con la cd. globalizzazione d’inizio nuovo secolo del Terzo millennio.

Tra i precursori nell’individuare il fenomeno sono da annoverare il filosofo tedesco Friedrich W. Nietzsche, nonché lo storico e critico d’arte svizzero Jacob Christoph Burckhardt (1818-1897), la cui opera più nota è il saggio su “La civiltà del Rinascimento in Italia”.

Nella primavera 1869, 25enne ed appena nominato professore di filologia, il primo segui alcune lezioni del Collega più anziano presso l’Ateneo di Basilea e condivisero l’ammirazione per A. Schopenauer, tantoché lo svizzero nel 1878 definì Nietzsche “Uomo straordinaria cultura”. A questi precursori occorre affiancare Edmund Husserl (La crisi della civiltà europea), Oswald Spengler (Il tramonto dell’Occidente) e il francese Paul Valery (1871-1945), il quale smentisce la pubblicistica corrente che la Crisi fosse un affaire istituzionale, cioè obsolete istituzioni non al passo del progresso, affermando che “la crise de la modernitè est une crise de l’homme” .

Il 25 marzo del 1957 a Roma vengono firmati i “Trattati di Roma” che riprendono il processo di integrazione europea, iniziato con la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) istituita nel 1951, e rappresentano la tappa fondamentale nella successiva evoluzione verso l’Unione europea; nel 1965 la fusione tra CECA, Euratom e CEE, e nel 1968 l’Unione doganale tra i 6 Paesi fondatori con l’abolizione dei dazi. Nel 1973 si assiste al primo significativo allargamento della Comunità Economica europea, con l’entrata di Irlanda, Regno Unito e Danimarca ; nel 1979 si tengono, per la prima volta, le elezioni a suffragio universale del Parlamento Europeo.

Nel 1981 entra la Grecia e nel 1986 Spagna e Portogallo, cosi che gli Stati membri arrivano a 12; nel 1995 entreranno pure Austria, Finlandia e Svezia, in modo da raggiunger il numero 15; nel 1986 Atto Unico europeo e nel 1992 col Trattato di Maastricht nasce ufficialmente l’Unione Europea, con tre aree di competenza:

  1. Comunità economica e cittadinanza europea;
  2. Politica estera e di sicurezza:
  3. Giustizia e Affari interni.

Nel 1997 viene siglato il Trattato di Amsterdam che conferisce maggior poteri al Parlamento UE, su diritti fondamentali e trattato Schengen; nel 1999 nasce l’Euro che 11 Paesi adottano come moneta, mentre la circolazione delle nuove banconote inizia il 1.1.2002. Nel 2004 si assiste al più grande allargamento, in quanto entrano simultaneamente 10 Paesi, dalla Polonia a Malta, passando per le 3 Repubbliche baltiche., cosicché il numero degli Stati membri UE sale a 25; nel 2007 entrano Romania e Bulgaria (che adotterà l’Euro dal 2026) e nel 2013 la Repubblica croata, con 28 stati aderenti.

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Orbene di fronte a tale progressivo e concitato allargamento territoriale verso est delle frontiere dell’UE, lo stesso Romano Prodi (Presidente Commissione Europea 1999-2004 e in tale veste suo fautore) lo  ha nell’ultimo biennio in parte rimeditato, per l’approssimazione della realizzazione fra realtà molto diverse sia tra loro che con il nucleo base dei 12 (6+6), nonchè per la mancata messa a punto dei meccanismi regolatori .

Tra questi in primis il voto all’unanimità tra i rappresentanti di tutti gli Stati membri, che di fatto conferisce a ciascun paese un effettivo diritto di veto, con la paralisi dell’attività di riforma istituzionale – vedasi il caso dell’Ungheria, sotto Orban, ma anche la mancata adozione di un sistema elettorale uniforme per la designazione dei membri del Parlamento di Strasburgo, a circa 50 anni dalla prima consultazione popolare!

 La costruzione dell’Unità europea, ferita dalla Brexit in seguito al referendum 23.6.2016, che tuttavia ha fatto più sanguinare l’UK che la UE, ha segnato più di una battuta d’arresto e mostrato vari sintomi di fragilità.

Ad avviso dello scrivente, seppur nel mutato contesto internazionale, rispetto a quello del primo lustro del Nuovo secolo, i cittadini e le istituzioni devono ritrovare una navigazione nel mare agitato dalle pulsioni provenienti dagli altri continenti, specie America ed Asia, e con i problemi migratori e di endemico sottosviluppo dell’Africa.

Nessuno dispone di ricette magiche, ma nello scenario attuale – di frammentazione del quadro della rappresentanza politica all’interno stati guida unione, del tramonto definitivo asse Parigi- Berlino, nel riaffiorare della centralità dell‘Europa mediterranea come luogo di interlocuzione coi Paesi del Maghreb e del Medioriente – la priorità deve esser data alla formazione di una nuova classe dirigente europea.

Infatti agli inizi del lungo percorso costruzione Identità e Unione politica europea, abbiamo avuto dei protagonisti di tutto rispetto: Robert Schuman, Jean Monnet, Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Paul-Henri Spaak, Simone Weil, etc. mentre oggi Ursula von der Leyen, l’estone Kaja Kallas e la pur abile Roberta Metzola, non sembrano aver dato prova di quella necessaria lungimiranza – pure nei negoziati internazionali – che costituisce l’unica dote imprescindibile per Uomini di stato e non per corrivi praticatori della “politique politicienne”.   

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