di Salvatore Sfrecola
Sono certo che nella biblioteca della maggior parte degli operatori del diritto, professori, avvocati, magistrati non può mancare qualche scritto di Pietro Rescigno, uno dei maggiori civilisti italiani del Novecento, morto ieri a Roma all’età di 98 anni.
Nato a Salerno il 15 gennaio 1928, si era laureato in giurisprudenza all’Università di Napoli nel 1948, allievo di Francesco Santoro-Passarelli e Alessandro Graziani, altri due eminenti giuristi. Di Santoro Passarelli, che è stato mio professore alla Sapienza di Roma, è sempre presente sulla mia scrivania le “Dottrine generali del diritto civile”, 204 pagine, un monumento della cultura giuridica italiana, oggetto di plurime ristampe.
La carriera accademica di Pietro Rescigno è iniziata nel 1952 all’Università di Macerata, per proseguire poi a Pavia, Bologna e infine, dal 1970, alla Sapienza di Roma, dove ha insegnato fino al 2005, diventandone professore emerito. Nel corso della sua carriera ha allevato illustri giuristi che oggi ricoprono cattedre universitarie in giro per l’Italia.
Dal 1951 aveva affiancato all’insegnamento anche la professione di avvocato.
Autore di numerose pubblicazioni, ha diretto il monumentale “Trattato di diritto privato”, in 23 volumi, pubblicato tra il 1982 e il 1988.) . Nella sua “Introduzione al Codice civile” del 1991 tracciò un bilancio critico dei primi cinquant’anni di applicazione del codice, punto di riferimento per generazioni di studiosi e di studenti di giurisprudenza.
Il suo prestigio scientifico gli è valso il riconoscimento delle più importanti istituzioni accademiche italiane ed europee: socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, nel 2014 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Ha fatto parte, dal 1990 al 2006, del Comitato Nazionale per la Bioetica.

