Site icon Un sogno Italiano

La legge Miller dopo gli esami di riparazione. Post decisione du Conseil Constitutionnel

di Jacopo Severo Francesco Bartolomei

L’organo di giustizia costituzionale tipico della forma di governo semipresidenziale, ex Costituzione gaullista della V Repubblica francese nata nel 1958 e perfezionata nel 1962, ha decretato una momentanea battuta d’arresto alla politica governativa del Premier S. Lecornu, elaborata in aderenza ai dettami pervenuti dall’Eliseo.

Infatti il Conseril costitutionnel, composto da 9 membri (3 nominati dal Presidente della Repubblica, 3 ciascuno, rispettivamente dal Presidente del Senato e dell’Assemblea Nazionale)  e che durano per periodo di 9 anni non iterabile, oltre ai membri di diritto (gli ex Capi dello Stato, Nicolas Sarkozy e Francois Hollande), ha dichiarato incostituzionale un articolo centrale della legge MILLER, dal cognome della deputata Laura prima firmataria. Come ben noto, il sindacato di costituzionalità della legge -previsto all’origine solo in via preventiva in omaggio alla concezione classica della loi quale “espressione libera e solenne della volontà generale” (art. 4 Costituzione 24.6.1793, di seguito art. 6 Dichiarazione diritti Uomo e cittadino 1789) – in base alla revisione costituzionale del 1974, può esser attivato pure in forza della “saisine parlamentaire”, mediante il sollevamento di Questione prioritarie de constitutionnalitè (qpc).

Ciò ha comportato, non solo l’allineamento del sistema di giustizia costituzionale transalpino a quello della stragrande maggioranza dei Paesi dell’Europa continentale, bensì pure alla seconda nascita del Conseil constitutionnel, secondo icastica locuzione di Pierre Mezeaud, suo Ancien Presidente.

Dal 2010, in stretta analogia col metodo italiano di sindacato di costituzionalità delle leggi e degli atti aventi forza di legge, anche la Repubblica francese conosce l’incidente di costituzionalità, se durante un processo di qualsiasi tipo, si ritenga che una disposizione normativa di rango primario violi i diritti costituzionali, il Giudice può chiedere la CC di valutarne il contrasto.

Ultima funzione svolta dal CC è il controllo della regolarità delle elezioni politiche (Presidenziali e Legislative) nonché delle consultazioni referendarie nazionali (ad es. rispettivamente i risultati vittoriosi riportati da E. Macron nel 2017 e 2024; esito consultazione su Costituzione europea del 29.5.2005, con il fronte del No al 54,87%, promotore Jacques Chirac, allora all’Eliseo). Un episodio di indulgenza al populismo demagogico, al pari del referendum sulla Brexit del 2016, secondo alcuni politologi fedeli all’insegnamento kelseniano , fiduciosi nelle procedure costituzionali dell’iter deliberativo ordinario, vigenti nelle democrazie rappresentative, e diffidenti verso le mistificazioni del populismo contemporaneo, rafforzatosi nell’era della globalizzazione (cfr. Albert Weale, Il mito della volontà popolare, London 2018)

Con grande risalto mediatico, l’esecutivo di Sebastian Lecornù, lo scorso 21 luglio aveva ottenuto, a larghissima maggioranza, l’approvazione della legge cd. Miller, testualmente “ visant a proteger les mineurs des risques auxquels les expone l’utilisation des rèseaux sociaux”, provvedimento fortemente voluto dal Presidente.

La normativa introdotta dalla Loi n. 2025 del 2026, che sarebbe dovuta entrare in vigore in due tranches (la prima ad inizio settembre, l’altra dal primo gennaio 27), aveva alimentato un ampio dibattito già durante i lavori parlamentari per le criticità di implementazione e per difficoltà tecniche sottovalutate .

Ora il pronunciamento del CC in data 14.08.26 è intervenuto come fulmine a ciel sereno, con l’effetto di costringere gli inquilini dei palazzi del potere a brusca interruzione dalle ferie. Dall’Eliseo, infatti, è stato subito diffuso comunicato di reazione tranchant: “Andremo avanti, previa riformulazione del testo”. Un appello dal forte timbro nazionale, con flessione al populismo demagogico, per rivendicare alla Repubblica un primato di regolamentazione nuovi invasivi fenomeni di comunicazione transnazionale tramite social network.

Infatti deputati sia socialisti che di “La France insoumise” di Melenchon avevano posto un quesito stringente di costituzionalità sull’articolo primo della legge, in ordine al quale il CC si espresso nel modo seguente: nell’attuale formulazione “la misura arreca un danno non adeguato, necessario e proporzionale alla libertà di espressione dei minori” attuazione di diritto fondamentale costituzionalmente sancito. Secondo i giudici di Palais Royal, in base alla formulazione proposta, tutti i ragazzi under 15 anni avrebbero dovuto rinunciare non solo ai social (Tiktok, Instagram, etc.), ma anche ad applicazioni di messaggistica (Whatsapp. Messenger, etc.), nonché all’accesso a siti di indubbia popolarità (Youtube).

E. Macron punto nel vivo nella sua ambizione di erede della Grandeur dei Presidenti francesi, ha fatto diramare dall’ufficio stampa una nota dal tenore duro. “L’obiettivo perseguito dal Capo dello Stato dal 2017 della protezione dei minori online resta immutato (…) “, rivendicando il valore di modello della legge francese per gli altri stati del mondo. La stessa Commissione Europea, d’altronde, sta lavorando all’armonizzazione delle disposizioni in materia.

Macron ha incaricato Hotel Matignon e il Premier Lecornù di proceder senza indugio alla “redazione di un testo giuridicamente rafforzato, che tenga conto dei rilievi della decisione del Conseille Constitutionnel”.

L’Organo di giustizia costituzionale, pur riconoscendo che il fine della protezione dei minori è obiettivo legittimo, ha trovato incongrua la misura e comunque esorbitante, nella formulazione originaria, rispetto al fine, in quanto troppo generica, non sorretta da adeguate garanzie e particolarmente invasiva della sfera privata di tutti gli utenti .

La legge – che prende il nome dal deputato Laura Miller, proponente a nome del gruppo “Ensemble pour la Republique” dal 18.11.25, e a cui il Governo aveva riconosciuto la corsia preferenziale (procèdure accelèrèe) – nella riformulazione imposta dai rilievi di costituzionalità è stata approvata e promulgata il 24 agosto 26, con pubblicazione l’indomani, quindi la prima scadenza di vigenza sarà rispettata.

La legge, in modifica parziale dell’art. L511-5 del “Code de l’Education”, estende il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari durante l’orario delle lezioni scolastiche ai Licei a partire dalla ripartenza anno scolastico 2026-27. La misura cd. “pause numèrique” era già obblòigatoria dal 2028 nelle scuole materne, primarie e medie inferiori, lasciando alla regolamentazione dei vari Istituti la regolamentazione interna.

Un giudizi di sintesi si impone, la Repubblica francese che presenta uno scenario socioeconomico e politico assai problematico, molto più frammentato, e con varie incognite gravanti sulla lunga campagna elettorale presidenziale appena demarrata, tuttavia può continuare a contare su delle istituzioni pubbliche efficienti e con un personale selezionato secondo meccanismi collaudati.

Exit mobile version