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Al gate discorrendo con il Re di Norvegia

di Salvatore Sfrecola

Chiacchiere tra amici sotto l’ombrellone per ricordare episodi di vita vissuta, al lavoro, in vacanza, in viaggio. Ognuno ne ha da dire. Tra tutti uno dei presenti, giornalista torinese, racconta quando, in attesa dell’apertura del gate all’aeroporto di Caselle, si era soffermato a conversare con un distinto signore, anche lui in fila per l’imbarco di un volo per Oslo. Chiacchiere del più e del meno sui servizi aeroportuali e sul tempo in quel giorno a Torino e ad Oslo, del quale la persona sembrava ben informata, per poi passare alla classica domanda: “viaggia per lavoro o per affari? Va in vacanza? E che lavoro fa?” La risposta: “sono il Re di Norvegia”. Così, semplicemente. Quel Re viaggiava da solo, senza scorta, senza essere assistito dal personale di terra, come qualsiasi altro viaggiatore.

Riferisco questo episodio che conferma quel che si è letto in questi giorni di Harald V, un Sovrano molto amato per la sua semplicità, per il tratto umano, come attesta il dolore che i norvegesi stanno dimostrando in occasione della sua morte, assiepati in centinaia di migliaia intorno al Palazzo Reale, giunti da ogni angolo della Norvegia per rendergli l’estremo omaggio. Molti portano un mazzo di fiori lì su una distesa di migliaia di metri quadrati.

E viene spontaneo il confronto con i nostri politici, anche con quelli di governo, che usano aerei di Stato anche per piccole tratte, accompagnati e attesi da auto blindate e da scorte che si muovono in città e fuori, con a sirene spiegate per arrivare prima. Perché hanno sempre fretta.

Le televisioni ci hanno abituati a lunghe teorie di auto blu che precedono e seguono la vettura della personalità, auto in numero crescente, in relazione al ruolo rivestito.

Chiudo con un riferimento ai filmati della Grande Guerra che tutti possono vedere su Youtube. Il Re Vittorio Emanuele III, che torna a Roma dopo la vittoria, circondato da una folla di centinaia di migliaia di romani. Era quella la scorta del Sovrano. La stessa che, commossa circonda in questi giorni il Palazzo Reale ad Oslo, per poi fermarsi a cantare, non di rado stonati per un groppo in gola, l’inno nazionale e qualche antica canzone popolare.

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