di Salvatore Sfrecola
Ho letto nei giorni scorsi una critica all’“intellighenzia” di destra nella quale abbonderebbero gli “individualisti” i quali non comprendono che è necessario “fare squadra”, a supporto della politica per aiutare il processo riformistico del Centrodestra. Infatti nel mondo universitario gli intellettuali di destra sono minoranza “non per caso”. Perché non fanno squadra a differenza della sinistra che ha saputo fare un lavoro di egemonizzazione in tutti i campi, dando vita a cordate nell’assegnazione delle cattedre, patrocinato istituzioni culturali, riviste e case editrici. Anche aggregando i cosiddetti “indipendenti”, abilmente esibiti ai fini di costruire un diffuso consenso intorno ad idee delle quali poi la politica si impadronisce.
Vediamo di riflettere un po’. In politica l’invito a “fare squadra”, un po’ come l’espressione popolare “l’unione fa la forza”, è costante e se ne comprendono le ragioni. La politica lavora su più piani, specialmente quando è al governo e punta ad occupare tutti gli spazi possibili, ciò che è più facile fare se tutte le componenti agiscono d’intesa, sulla base delle indicazioni che provengono dal vertice dei partiti o del governo.
È così che ogni voce dissonante non è gradita, crea spazi nei quali si possono inserire idee e iniziative dell’altra parte. Tuttavia si devono fare le necessarie distinzioni perché è opportuno che i partiti favoriscano un dibattito, all’interno e nelle rispettive aree culturali per stimolare l’approfondimento dei temi ideologici e delle prospettive istituzionali. Spetta al vertice politico guidare il dibattito, farne un’occasione di apertura ad altri, una possibilità di arricchimento e di attrazione intellettuale e politica. Questo è possibile se il vertice è aperto al confronto, anzi lo provoca ed è capace di valorizzare i singoli apporti. Non accade di frequente. Spesso i vertici sono gelosi della loro posizione e temono di perdere autorità e/o il controllo degli apparati e degli ambienti di riferimento se vengono contraddetti, sia pure in funzione di approfondimento, sulle tematiche ideologiche e politiche.
Accade così che quanti muovono critiche spesso vengono tacciati di individualismo se definiti tout court “nemici”. L’ho sentito più volte, anche di intellettuali di valore notoriamente schierati eppure indipendenti nel loro pensiero, e mi ha sempre disturbato molto perché credo che a destra soprattutto il valore della libertà di pensiero sia un valore non negoziabile, come si usa dire, un valore proprio della persona che concorre con la sua cultura all’approfondimento delle tematiche politiche, dei programmi elettorali e di governo.
Chi, ragionando con la propria testa, presenta idee alternative è un amico prezioso, non un nemico e neppure uno da guardare con sospetto perché la dinamica di un’area culturale non può essere a senso unico, irregimentata, anche ai fini di fare squadra. In questo caso si perderebbe il senso genuino del lavoro intellettuale. Certo è necessario che la critica o la sollecitazione siano animate da un’evidente spirito di collaborazione e non distruttivo.
Sono considerazioni di facile percezione che invece sono ritenute come ostili in ragione della fragilità della classe dirigente politica da più tempo in crisi profonda, sempre più modesta, sia a destra che a sinistra, in conseguenza del degrado delle istituzioni, a cominciare da quelle scolastiche, come può constatare chiunque prende in considerazione i programmi di insegnamento di questi anni, solo che si ritorni indietro nel tempo o si considerino i programmi delle migliori istituzioni scolastiche di paesi comparabili con il nostro.
Richiamo spesso l’Eton College inglese, dove hanno studiato le più importanti personalità della politica e della cultura del Regno unito. Ebbene, sono andato a vedere i programmi attuali di questa prestigiosa scuola dove si forma l’élite inglese. Le materie oggetto di studio sono varie, e spaziano dal campo umanistico a quello scientifico e classico: matematica, biologia, chimica, fisica, informatica, latino, greco, storia, geografia, storia dell’arte, economia, lingue. Tradizione e innovazione secondo il costume inglese.
Altro esempio, l’ENA francese, l’École nationale d’administration, che ha diplomato dalla sua istituzione Presidenti della Repubblica, Primi ministri e ministri oltre ad alti esponenti dell’Amministrazione e delle più importanti istituzioni della finanza e dell’economia.
Guardare in alto fa sempre bene. È necessario.
Per concludere non vorrei più leggere quel che ho trovato su giornali e riviste e nelle chat su whatsapp e Facebook, il tale scrittore, giornalista o politico è individualista e “non fa squadra”, perché non possiamo neppure vivere sotto il ricatto di chi non è capace di gestire la politica o le istituzioni e ci costringe a seguirlo con la scusa che “altrimenti vince la sinistra”.
“Turarsi il naso” non è una scelta che può andar bene per una destra liberale o conservatrice. E comunque per una persona di cultura.

