di Salvatore Sfrecola
In un Paese dov’è diffusa l’illegalità, ampiamente tollerata a cominciare dall’evasione fiscale praticata da un consistente numero di cittadini, dove lo stesso potere politico abbassa il livello della prevenzione e della repressione dei reati e degli illeciti finanziari abolendo l’abuso d’ufficio e riducendo i poteri giurisdizionali della Corte dei conti, la politica ricerca di giorno in giorno un “nemico” per giustificare agli occhi dei cittadini i propri insuccessi.
Oggi tocca ai magistrati. E la Presidente del Consiglio, abile comunicatrice, intervistata dall’AdnKronos ha avuto buon gioco ad additare all’opinione pubblica i magistrati come destinatari di un rilevante aumento di stipendio in un momento di gravi difficoltà per vasti strati della popolazione.
“Non firmo decreto per dare ora un miliardo di euro ai magistrati. La mia priorità sono le fasce deboli” sono le parole della Premier. Ed ha aggiunto che “se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Ma in coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia. Dopodiché se le associazioni rappresentative vorranno cercare insieme una soluzione sono come sempre pronta ad ascoltarle, anche perché sono convinta che la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità di questo momento”.
Quel che la Presidente non dice, ed è gravissimo per la sua posizione istituzionale, è che – come ha spiegato Magistratura Indipendente – “non si tratta di concedere nuovi aumenti, né di attribuire 100.000 euro a ciascun magistrato (cifra assolutamente esorbitante e palesemente errata). Si tratta di somme dovute per legge, non correttamente corrisposte negli anni e divenute arretrati proprio a causa dei gravi ritardi dell’Amministrazione per circa sette anni. Il Consiglio di Stato ha accertato l’illegittimità dei criteri di calcolo applicati dall’Amministrazione e dall’Istat. Anche il TAR Lazio ha annullato gli atti relativi al triennio successivo. Il decreto, pertanto, non concede un privilegio: dà esecuzione alla legge e alle decisioni della giustizia amministrativa”.
I magistrati, infatti, non negoziano la propria retribuzione con il governo. A garanzia dell’indipendenza della magistratura dal potere politico la legge prevede un adeguamento automatico triennale, agganciato agli incrementi medi già riconosciuti al resto del pubblico impiego. Regole che la Presidente dimostra di non conoscere, nonostante sia circondata da Consiglieri i quali appartengono alla magistratura amministrativa e contabile, quando afferma che se “le associazioni rappresentative vorranno cercare insieme una soluzione sono come sempre pronta ad ascoltarle”. Ma le “associazioni rappresentative” non , non possono contrattare e quindi l’invito a trovare una soluzione cade nel vuoto.
Che poi questo adeguamento al termine del triennio sia definito “aumento” dello stipendio sul piano linguistico ci può stare. Ma la Premier non lo ha chiarito e facendo riferimento alla possibile nomina di un “Commissario ad acta” per dare esecuzione alla sentenza la Premier conferma che si tratta di somme dovute ad una sentenza alla quale in un paese civile il Governo dà esecuzione. Anche perché – come si legge nel comunicato di Magistratura Indipendente – “ritardare ulteriormente l’adempimento può accrescere gli oneri a carico dello Stato, alimentare altro contenzioso e determinare un danno erariale, con eventuali responsabilità da accertare nelle sedi competenti. Non può essere la collettività a sostenere i costi derivanti dalla scelta di non dare tempestiva attuazione a decisioni giurisdizionali vincolanti”.
L’uscita della Premier è una furbesca operazione di marketing politico che tenta di scaricare su una categoria di pubblici dipendenti la grave situazione economica nella quale si trovano le famiglie italiane per aumenti vari del costo della vita, a cominciare dal carrello della spesa, dal carburante e dai servizi.
Infine va detto che gli importi effettivamente spettanti ai singoli magistrati sono molto inferiori alle cifre diffuse e variano secondo l’anzianità e la posizione stipendiale. “Presentare questa vicenda come un “regalo” – specifica M.D. – significa confondere scientemente un obbligo giuridico con una scelta politica discrezionale.
Magistratura Indipendente respinge, inoltre, la contrapposizione tra magistrati e cittadini in difficoltà. La tutela delle fasce deboli e il rispetto delle sentenze sono entrambi doveri dello Stato.

