di Salvatore Sfrecola
È in libreria dal 20 ottobre il nuovo saggio di Milena Gabanelli e Simona Ravizza, “La resa dei conti. Inchiesta sull’Italia dei potenti e degli imbrogli contro la forza degli onesti” (Fuoriscena, Milano, 2026, pp. 240, euro 17,90).
Già autrici insieme di “Codice rosso”, dedicato alla sanità pubblica, questa volta Milena Gabanelli e Simona Ravizza allargano l’attenzione all’intero rapporto tra cittadini e Stato, con al centro la gestione del denaro pubblico e il modo in cui le regole distribuiscono oneri e vantaggi.
Le autrici non fanno opinione, fanno conti. Dichiarano di lavorare su bilanci pubblici, dati fiscali e relazioni istituzionali, relazioni OCSE e smontano la narrativa del “non ci sono soldi”. Ed esaminano norme presentate come eque che tali non sono. Ne risulta il ritratto di un’Italia spaccata, narrata attraverso le categorie che la abitano. La tesi di fondo è che i cittadini onesti finiscono per pagare due volte: con risorse sprecate o usate in modo improprio, oppure perché “scavalcati”, quando, giovani e meritevoli, trovano il posto già occupato da chi gode della raccomandazione giusta.
Il volume si colloca nel solco del giornalismo d’inchiesta che ha reso nota la Gabanelli, da “Report” a “Dataroom”, affiancata da Ravizza, firma del “Corriere della Sera”. Il libro è stato presentato dalla stessa Gabanelli a “Che tempo che fa” il 18 ottobre.
Il libro divide l’Italia in 5 categorie, che è la parte più riuscita:
1. “I tartassati:” dipendenti, precari, partite IVA povere. Quelli che pagano fino all’ultimo centesimo. L’esempio simbolo è sulle pensioni: un pensionato da 2.826 euro lordi tra il 2012 e il 2025 ha perso “37.498euro” lordi solo per mancata rivalutazione all’inflazione. Non è un errore, è una scelta fatta modificando le regole 15 volte in 30 anni.
2. “I traditi:” i pensionati appunto. L’OCSE definisce il sistema italiano di rivalutazione “quasi discrezionale”.
3. “I favoriti:” regimi agevolati, flat tax, superbonus usati come bancomat.
4. “I protetti:” lobby che bloccano ogni riforma. L’esempio che fanno spesso a Dataroom è Enpam + Fimmg per i medici di base.
5. “I fuorilegge:” evasori seriali che sanno che arriverà una sanatoria.
Le Autrici si ispirano al “Metodo Dataroom”: non c’è una riga senza fonte. Ogni accusa è un numero. È giornalismo di servizio, non d’opinione. È l’eredità di Report applicata ai dati.
6. “gli ostaggi”. Inizia con il ricordo di Giovanni Botero che nel suo trattato “Della ragion di Stato” già 437 anni fa scrive: “non è cosa che più affligga e più tormenti i popoli, che ‘l vedere il suo principe gittare impertinentemente il denaro, ch’essi con tanto loro travaglio e stento li somministrano”. Tradotto oggi, non c’è niente di peggio per i cittadini che vedere usato male il denaro, frutto di “sudore e fatica” versato con le loro tasse a chi governa. E c’è anche più di un riferimento alla Ragioneria Generale dello Stato e alla Corte dei conti, sia in sede di audizione parlamentare sul bilancio dello Stato, sia con riguardo alla recente riforma che ha depotenziato la funzione giurisdizionale e quindi la deterrenza che nei confronti degli incapaci e dei disonesti era rappresentata dalla possibilità di essere condannati al risarcimento del danno erariale.
7. “Gli scavalcati” Ribalta la prospettiva. Non racconta più la solita storia “stato cattivo vs cittadini”, ma “cittadini onesti che pagano due volte: come ostaggi, perché i loro soldi sono sprecati, e come scavalcati, perché i posti sono occupati da raccomandati”.
Libro attualissimo. Esce proprio mentre dal 2036 si passerà al contributivo puro: assegni più bassi, con carriere precarie. Se continuiamo a tagliare la rivalutazione, avvisano, non parleremo più di ceto medio impoverito ma di povertà conclamata.
Se hai amato lo stile di Report con le storie, qui non le trovi. Sono 240 pagine di tabelle, leggi, meccanismi. Illuminante, ma faticoso.
È bravissimo a dire DOVE sono i privilegi, molto meno a dire COME toglierli senza farsi bloccare in Parlamento. La proposta finale – “trasparenza totale sui bilanci” – è onesta ma delude rispetto alla rabbia che il libro costruisce.
La divisione in buoni e cattivi funziona per un articolo, in un libro rischia di appiattire. Non tutti i “favoriti” sono evasori.
Con questi limiti è un libro necessario se vuoi capire perché in Italia chi lavora onestamente si sente più povero ogni anno di più pur avendo lo stesso stipendio nominale. Non è un libro che ti consola. Come dice Gabanelli: “Solo chi capisce come funziona davvero il sistema può scegliere se continuare ad accettarlo”.
Nella presentazione firmata Gabanelli c’è una constatazione amara:” lo strumento più efficace di cui dispone la politica per proteggere i propri interessi, il proprio stipendio e il proprio potere è quello di far sentire la gente comune così impotente da farle credere che è inutile opporre resistenza. E non è difficile, visto che persino le faccende quotidiane più banali diventano un supplizio: una telefonata per contestare una multa, un disservizio telefonico, un’informazione su un volo aereo, avere un aiuto per accedere alla Pec, una consultazione dal del medico di famiglia.
La chiave del successo politico, in Italia e nel mondo, è ben definita: mai tradire le lobby, quelle dei diritti acquisiti e, contestualmente, manipolare la realtà e propagarla senza sosta a proprio favore, nella certezza che alla fine sarà quello slogan ingannevole e fraudolento a rimanere in testa”.
Ne ha anche per Giorgia Meloni, Milena Gabanelli, con un ricordo del 2022 – Governo Draghi – perché all’attuale Presidente del Consiglio “non potevano sfuggire la gravissima crisi idrica e l’angoscia con cui gli italiani ogni giorno scrutavano il cielo supplicando la pioggia. Che non arrivava. Queste le sue parole di accusa feroce verso il governo uscente e tutti quelli che lo avevano preceduto: “Non hanno fatto nulla contro la dispersione delle tubature, non hanno costruito invasi, non hanno prestato ascolto non solo agli allarmi provenienti da diverse parti, ma anche a uno studio dello scorso marzo, della Commissione europea riguardante la Pianura Padana. Quello che oggi viviamo è conseguenze di inadempienze ben precise, figlie di interventi non fatti, che sicuramente avrebbero reso la situazione di oggi un po’ meno drammatica, a voler essere buoni”.
“Oggi la dispersione è ancora quella di quattro anni fa – prosegue la Gabanelli -, e non sono stati costruiti nuovi invasi. La sola ondata estiva in alcune aree ha portato a un calo dei raccolti del 70 per cento. Ad agosto il bilancio provvisorio ha sfiorato i 3 miliardi di danni. In questo libro si parla molto del governo Meloni per due ragioni. La prima è che si tratta, in assoluto, del governo più solido e compatto che abbiamo avuto negli ultimi trent’anni, e quindi doveva e poteva risolvere qualcuna delle disgrazie ereditate. La seconda è che si è presentato come il governo delle competenze, cambiando perfino il nome al ministero dell’Istruzione, a cui ha aggiunto “e del Merito”.
L’eredità che Meloni si è trovata sul tavolo è un Paese zavorrato dai contratti dei lavoratori dipendenti scaduti da anni; un sistema sanitario al collasso; una burocrazia farraginosa che impedisce di realizzare in tempi e costi certi qualunque opera pubblica; una crisi dell’industria manifatturiera senza precedenti. La Presidente del Consiglio ha riconosciuto tutti questi problemi, e ha promesso di risolverli. E poi non ne ha avuto il coraggio, o si è scelta male la squadra di governo, nonostante su quello stesso tavolo ci fosse anche una dote straordinaria: i 194 miliardi del Pnrr”.
Sono in parte le osservazioni mosse da questo giornale prima di tutto alla squadra di governo del tutto inadeguata, conseguenza di una insufficiente cura della classe politica che la dirigenza dei partiti non si è preoccupata di formare.

