di Salvatore Sfrecola
La coperta è corta, dice il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, quando parla del bilancio di previsione dello Stato per l’esercizio finanziario 2027, e fa cenno ai sacrifici che occorreranno per far quadrare i conti. Da parte dei pensionati, in primo luogo, il bancomat utilizzato da tutti i governi.
I pensionati sono tanti. Protestano blandamente perché hanno una scarsa capacità contrattuale. Finora. Perché la misura è colma e l’ingiustizia nei loro confronti è palese.
Infatti, se c’è da fare sacrifici, al netto degli errori del governo e della sua maggioranza, li devono fare tutti, a cominciare dalle autorità del governo e del Parlamento ai quali sarebbe necessario e onesto chiedere di contribuire all’equilibrio dei conti pubblici con 1.000 euro per scendere a qualche centinaio per gli alti burocrati dello Stato e degli enti pubblici, locali e istituzionali.
Invece, di questa compartecipazione alla cassa comune non si ha traccia, neppure per una piccola somma, per dare un senso alla solidarietà della quale la politica si riempie la bocca.
Chiedere sostanzialmente solo ai pensionati, riducendo la rivalutazione che nient’altro è se non l’adeguamento parziale al costo della vita significa danneggiare due volte una categoria che ha versato nelle casse dello Stato, mese dopo mese, per lunghi anni un’aliquota dello stipendio, una somma che se fosse stata destinata ad una società di assicurazione avrebbe sicuramente fruttato una pensione superiore a quella che l’inps oggi assicura.
Per non dire che questo modo di agire è censurabile in quanto trattasi di una vera e propria espropriazione, sulla cui destinazione lo Stato ha fatto una promessa. E se il prelievo è disposto “in base alla legge” (art. 23 Cost.) nondimeno quella scelta deve rispettare il principio costituzionale per il quale “tutti i cittadini… sono eguali davanti alla legge” (art. 3). E non c’è eguaglianza se un sacrificio per interesse comune viene a ricadere solamente su una categoria.
Inoltre si trascura di considerare che ai pensionati è stato assegnato dalla società di oggi un ruolo fondamentale nell’aiuto alle famiglie, attraverso somme di denaro erogate dai nonni a figli e nipoti, la cura delle persone con un ruolo assistenziale spesso pesante da parte di chi ha da tutelare anche propri problemi di salute, naturali con l’incedere del tempo. Ai danni dei pensionati, dunque, si realizza una forma di ingiustizia gravissima che nasconde la vigliaccheria della classe politica, forte con i deboli, debole con i forti. Sappiamo da sempre che trascurare gli anziani, coloro che hanno contribuito alla vita della società, nel momento in cui essi stessi hanno bisogno d’aiuto è contrario alla cultura della nostra civiltà che ha costantemente riservato agli anziani rispetto e assistenza per riconoscenza nei confronti dell’impegno, professionale e familiare prodotto nel tempo.
Il fatto stesso che non si sia pensato di coinvolgere nei sacrifici richiesti anche altre categorie i parlamentari in primo luogo le personalità del governo e i lavoratori in servizio dimostra insensibilità, un’aridità morale che dovrà essere adeguatamente ripagata al momento del voto.
Naturalmente in questa vicenda la responsabilità non ricade soltanto sul governo e sulla sua maggioranza, perché neppure l’opposizione è stata capace di immaginare una più ampia partecipazione ai sacrifici che vengono richiesti. In disparte la valutazione, che rinviamo ad altra occasione, della incapacità del governo e della sua maggioranza di ricercare strade alternative, in primo luogo attraverso una ricognizione della spesa pubblica che individui i tanti sprechi che si annidano nelle pieghe del bilancio, denunciate dalla stampa e dall’opinione pubblica da anni, spese inutili o improduttive che qualunque governo serio cancellerebbe immediatamente per restituire flessibilità al bilancio e per poter raggiungere più facilmente obiettivi di politica economica e sociale degni di una grande democrazia occidentale.

