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Frammenti di riflessioni

Frammenti di riflessioni
del Prof. Avv. Pietrangelo Jaricci

L’organismo di diritto pubblico

La nozione di organismo pubblico, con specifico riferimento al requisito teleologico di cui al punto 1) dell’art. 3, comma 1, lett. d), Codice dei contratti pubblici del 18 aprile 2016, n. 50, (“istituito per soddisfare specificamente esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale”), deve essere estensivamente intesa e, nella valutazione degli indici richiesti dalla norma, deve essere privilegiato ad un approccio formalistico un approccio funzionale che tenga conto delle concrete modalità di azione della società, Per stabilire se una società agisca per un fine di interesse generale e, quindi, è un organismo pubblico, occorre procedere ad una valutazione in concreto degli elementi di fatto e di diritto che connotano l’agire della stessa (Cass., Sez. Un., 28 giugno 2019, n. 17567 – Ord., con commento di L. Grassucci, “Ancora sulla natura di organismo di diritto pubblico”, in www.Italiappalti.it, 24 luglio 2019).

Nuove indagini sul delitto Scopelliti

Gianfrancesco Turano, con un accurato e documentato articolo (“Scopelliti il grande enigma”, L’Espresso, n. 19/2019), ripropone l’irrisolto omicidio del magistrato Antonio Scopelliti, ucciso il 9 agosto 1991 a Campo Piale, sopra Villa San Giovanni, designato a sostenere l’accusa nel Maxiprocesso a Cosa Nostra.

Le stragi mafiose proseguiranno, poi, fino al 1994 con l’uccisione, tra gli altri, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di agenti delle scorte, di passanti in Via Palestro a Milano, in Via dei Georgofili a Firenze e in San Giorgio al Velabro a Roma.

Benché i vari processi ai mandanti ed agli esecutori del delitto Scopelliti si siano conclusi senza la condanna di chicchessia, oggi la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria  torna sull’irrisolto crimine.

Il Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo ha dichiarato che “il delitto Scopelliti è il prodotto dell’integrazione profonda fra crimine calabrese e siciliano, ma è anche collegato agli ambienti romani, segnati da componenti massoniche, e ai salotti democristiani che facevano da ponte con la parte riservata della ‘ndrangheta nel momento in cui si sviluppano i progetti autonomisti delle leghe meridionali”.

Materiale a disposizione degli inquirenti ce ne dovrebbe essere in abbondanza, anche se dopo circa trenta anni dall’omicidio Scopelliti appare oggi impresa non agevole “indagare sui lati oscuri del magistrato e dello Stato”.

“Le due vite di Lucrezia Borgia”

È la storia della “cattiva ragazza che andò in Paradiso”, scritta da Lia Celi e Andrea Santangelo (Milano, 2019).

Lucrezia nacque da Rodrigo Borgia e da Giovanna de’ Cattanei, detta Vannozza per la sua consistenza fisica.

Nella notte tra il 10 e l’11 agosto 1492, nel corso del quarto scrutinio del conclave, Rodrigo Borgia, cardinale diacono di S. Nicola in Carcere e S. Maria in Via Lata, venne eletto al soglio pontificio ed adottò il nome di Alessandro VI.

“Tutta l’Europa grida allo scandalo e griderà ancora di più durante il suo pontificato”.

Lucrezia, dai “capelli più biondi che si possano immaginare”, fu senza dubbio una avvenente fanciulla di notevole fascino, ma ebbe la sfortuna di nascere in un secolo corrotto e di essere dominata dall’autorità dispotica e accentratrice del padre e dall’indole malvagia del fratello Cesare, il famigerato Valentino.

Come evidenziano gli autori, “nel variopinto ventaglio di prove cui la vita l’ha sottoposta, è stata sposa-bambina, amante, moglie felice, ragazza immagine alla corte di Alessandro VI, amministratrice, madre, vedova”.

Ma, a questo punto, ci sentiamo di condividere il ponderato giudizio espresso su Lucrezia nell’ultima pagina di copertina del volume: “Obbediva a papà, voleva bene al fratello, a un marito salvò la vita, ad un altro il regno. I contemporanei la chiamarono angelo, santa, esempio per tutte le donne. Eppure da secoli il suo nome è sinonimo di intrighi, delitti e veleni. Forse nessuna donna della storia è stata più calunniata di Lucrezia Borgia. Esistono forse due Lucrezie, due vite, due storie. O forse no”.

La lettura del libro consente anche di conoscere come la nostra penisola fosse all’epoca frastagliata in innumerevoli potentati, nonché di seguire la rapida ascesa della famiglia Borgia nella curia romana.

Educazione civica: bentornata nella scuola

Dopo l’approvazione della Camera del d.d.l. sull’introduzione dell’insegnamento scolastico dell’Educazione civica, è di recente intervenuta anche quella del Senato (legge n. 92 del 20 agosto 2019, in G.U. n. 195 del 21 agosto 2019).

Pertanto, con il prossimo mese di settembre, l’Educazione civica potrebbe tornare come materia obbligatoria nella scuola primaria e secondaria.

Alle medie e alle superiori sarà argomento d’esame; per le elementari sarà, invece, un insegnamento più sintetico.

Come recita l’art. 1 della legge introduttiva, l’Educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale delle comunità, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri.

Sviluppa, inoltre, nelle istituzioni scolastiche la conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell’Unione europea per la promozione di principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, sostenibilità ambientale, diritto alla salute e al benessere della persona.

Il metodo Bibbiano

Prima che il c.d. metodo Bibbiano si spanda a macchia d’olio, venuto alla luce il Vaso di Pandora, è indispensabile un deciso intervento della magistratura, cosciente e responsabile, che metta fine, presto e bene, a questo riprovevole sconcio.

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