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Giorgia Meloni, Presidente-Mamma

di Salvatore Sfrecola

A corto di argomenti, che non siano quelli stantii della polemica di maniera nei confronti della coalizione di Centrodestra, qualcuno ha avuto da ridire perché Giorgia Meloni, in missione governativa a Bali per il G20 dove ha riscosso significativi riconoscimenti, ha portato con sé la sua bambina, la piccola Ginevra di sei anni. Incauti, invero, coloro che hanno cavalcato la polemica, non solo perché la scelta della Presidente del Consiglio ha illustri precedenti in occasione di visite all’estero dei Presidenti Matteo Renzi e Giuseppe Conte, accompagnati dai propri figli, ma perché la gente lo ha ritenuto istintivamente un gesto di assoluta normalità. Addirittura, “bella e ovvia”, per riprendere le parole di Paolo Guzzanti al TG4, la presenza di Ginevra accanto a mamma Giorgia. Una ovvietà che le femministe di sinistra non hanno saputo percepire condizionate come sono da una biliosa polemica nei confronti della prima donna leader della coalizione maggioritaria e Presidente del Consiglio. 

Quella di ritagliarsi qualche momento di serenità con la propria bambina, magari sottraendo un po’ di tempo al riposo, nelle giornate convulse di un incontro internazionale dai molteplici impegni, mi è sembrata, ed è sembrata a molti, anche una forma di esaltazione del ruolo di mamma di una donna professionalmente impegnata. E così la polemica, tentata con assoluta improntitudine, è rapidamente rientrata e si è rivelata un autentico boomerang. Il coro dei consensi, ad ogni livello, dai politici, in primo luogo Giuseppe Conte, che l’ha ritenuta rozza e sorprendente, ai cittadini intervistati da giornali e televisioni, ha dimostrato che la scelta della mamma-presidente esprime un diffuso sentimento degli italiani che ritengono assolutamente normale che la donna debba poter conciliare il ruolo di professionista e di madre, una opinione certamente consolidata nel clima di speciale attenzione alla famiglia proprio del Centrodestra. Che ha portato anche la Camera dei deputati a prevedere che le parlamentari impegnate nell’allattamento dei propri figli possano provvedervi anche in aula, in un settore dell’emiciclo che garantisca quel tanto di privacy che appare comunque opportuno.

Direi che Giorgia Meloni è anche fortunata, non solamente per avere contraddittori di tale modestia ma perché l’occasione ha esaltato il ruolo della mamma in un Paese affetto da preoccupante denatalità e mentre il Tribunale di Roma, in una sentenza che certamente sarà oggetto di polemiche, ha disposto di sostituire padre e madre con “genitore” nelle carte di identità.

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