domenica, Febbraio 5, 2023
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Norma, i Galli e… i croissant a colazione. E non solo (Elisabetta d’Austria)


di Dora Liguori

Ebbene si! Nella messa in scena della Norma al teatro Bellini di Catania abbiamo, per “merito” dell’impagabile regista David Livermore, visto anche questo: un tavolo ottocento, approntato per la colazione dei figli della sacerdotessa Norma, con tanto di croissant sul tavolo, notoriamente cibo sempre presente sui tavoli della Gallia.
Orbene, volendo andare per ordine, la fervida fantasia del regista ha “motu proprio” voluto che l‘azione dell’opera avesse a svolgersi, invece che nelle Gallie sotto la dominazione romana, in un improbabile ambiente ottocentesco, ove s’aggira un’attrice nei panni di Giuditta Pasta (prima interprete dell’opera). Costei, muta (e meno male) interagisce scenicamente con la cantante, nel presente caso, la lituana Marina Rebeka, tecnicamente brava ma con una qualità di voce non eccezionale… insomma niente a che vedere con una Montserrat Caballé e men che mai con una Maria Callas.
Riassumendo: ambiente ottocentesco; proiezioni, sul fondo del salotto, delle galliche foreste; cantanti tutti in abiti più o meno del I secolo d.C. ad eccezione della protagonista, Norma abbigliata, chissà perché, con un abito tardo impero.
Detto questo, sarebbe cosa inutile farsi ulteriori domande sulle stranezze sceniche di un David Livermore, qualcuno che, anni or sono, ci ha propinato, nel teatro della capitale, un orrido Barbiere di Siviglia, il cui protagonista non era il barbiere ma un topo che, imperterrito, attraversava la scena e che ad ogni atto aumentava di volume divenendo quella che in italiano è definita una pantegana e in napoletano…zoccola. Comunque, piuttosto che un topo è sempre meglio far aggirare sulla scena un’attrice, la povera Clara Galante nei panni, come detto, di una Giuditta Pasta non più giovane e la cui mente ci appare leggermente confinante con la follia.
Al termine non sono mancati i dissensi e a Bellini, alla Pasta e magari anche al librettista Felice Romani, il rivoltarsi nella tomba.

La “povera” storia e le fiction televisive
Detto questo del povero teatro d’opera non è che, in quanto a idee registiche, andiamo meglio con certe fiction televisive, d’ambiente storico. E, tanto per fare un esempio, iniziamo con l’ultima e persino osannata, fiction su Elisabetta d’Austria (Sissi o più correttamente Sisi) rappresentata come una poveretta che, tanto per fare dei favori al marito Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria, se ne andava tutta sola in Ungheria. Anzi, addirittura, soggiornava in casa del suo (non appurato dalla storia) amante, il rivoluzionario e poi presidente del Consiglio ungherese, conte Gyula Andrassy, casa dalla quale veniva persino rapita da quei cattivoni di ungheresi.
Tralasciando il surreale rapimento, qualcuno, clemente, avrebbe dovuto informare il regista che, appunto, in tempi rivoluzionari, le regine o imperatrici non se ne andavano proprio da sole (Sisi lo farà verso gli ultimi anni della sua vita e gli andò male) ma con una scorta, quasi un reggimento, posto a tutela della loro incolumità. E men che mai, vera o no che fosse la storia con Andrassy, avrebbe potuto abitare nella di lui magione ove il Gyula (diciamo la verità, gran bell’uomo) aveva una moglie e quattro figli… Pertanto!
Sisi, in Ungheria, invece, si fermava all’amato castello di Godollo, a 35 Km da Budapest, ch’era stato un dono di nozze, appunto ungarico, in occasione, nel 1854, delle sue nozze con Francesco Giuseppe. Dal 1867 in poi, grazie al progresso, a Godollo, Sisì poté recarvisi in treno, al quale faceva agganciare la sua carrozza personale.
Continuando con le castronerie storiche, sempre la fiction, ci mostra un Francesco Giuseppe alcolista, proprio lui che, morigerato, per tutta la vita ha sempre mangiato pochissimo e bevuto ancor meno.
Che cosa, poi, vogliamo dire (forse per atavica antipatia tedesca verso i francesi) di un Napoleone III rappresentato come un quasi nano? Napoleone era alto un metro e sessantasei e Francesco Giuseppe un metro e sessantotto (stavano più o meno alla pari) ed entrambi vivevano in un’epoca nella quale misurare un metro e settanta rappresentava essere oltre la media, anzi assolutamente alti. Non è un caso che, proprio per la sua altezza (un metro e settantadue), l’imperatrice d’Austria venisse considerata la donna più bella d’Europa.
Insomma, possono sembrare sciocchezze ma non lo sono affatto poiché gli autori, sia di una fiction, di un libro o di un romanzo storico, visto la grande platea che raggiungono, per decenza e serietà, dovrebbero sempre doverosamente informarsi sulla storia reale dei personaggi che raccontano e mai tradire la verità, almeno quella che si conosce… per il resto può intervenire, e solo allora, la fantasia.
E di ciò ne so qualcosa io che impiego anni di ricerche prima di far stampare un mio saggio o un mio romanzo storico.
Restando in tema di fiction, molto più seria, accurata e attendibile è la fiction austriaca, dedicata all’imperatrice Maria Teresa.
Tornando, invece a Sisi, della quale molto si conosce, ci si sarebbe potuti aspettare molto di più. E, passi per il regista, poco cultore della storia, ma che anche i cosiddetti critici letterari o televisivi non eccepiscano nulla è cosa ancor più stupefacente. Da segnalare poi il critico di un noto giornale italiano che forse, reso euforico dall’alcool, quello erroneamente attribuito a Francesco Giuseppe, si è abbandonato a lodi sperticate, nei confronti di quello che rappresenta un autentico “pastiche” tedesco.
Davvero, fra registi e critici, non c’è più religione!

P.S. Sempre a proposito di altezza, occorre sfatare un altro falso storico: Napoleone, il grande non era basso bensì alto un metro e sessantanove. La fama di piccolo gli deriva, probabilmente, dal nomignolo attribuitogli dai suoi soldati, i quali, dopo una delle sue prime battaglie da generale, lo definirono: “Le petit caporal”. Detto nomignolo intendeva riferirsi, più che all’altezza, soprattutto ai suoi anni (era giovanissimo) e alla sua coraggiosa abitudine di gettarsi, in avanti, nella mischia, proprio come era nei doveri di un caporale di fanteria alla guida dei suoi uomini.

1 commento

  1. Stento a credere che abbiano potuto fare tali schifezze !! Ormai non si può guardare più nulla, tantomeno alla televisione

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