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Conte si tiene stretto, attraverso il Prefetto Lamorgese, anche il Ministero dell’interno

Conte si tiene stretto, attraverso il Prefetto Lamorgese, anche il Ministero dell’interno
di Salvatore Sfrecola

Perché un tecnico, un prefetto in pensione, alla guida di uno dei più politici dei ministeri, quello dell’interno? Un tecnico di prim’ordine, come Luciana Lamorgese, una lunga e brillante esperienza al ministero, anche come Capo di gabinetto del Ministro Angelino Alfano, quando aveva dovuto affrontare l’emergenza sbarchi negli anni 2014 – 2016, poi Prefetto di Venezia e di Milano.

Un tecnico alla guida del ministero nel quale ha esercitato le sue funzioni ha indubbi vantaggi ma anche qualche inconveniente. I primi derivano dalla conoscenza dell’apparato, degli uomini che vi operano, delle leggi che ne disciplinano le attribuzioni, essenziale in una stagione nella quale il governo si è impegnato a modificare i decreti Salvini. Gli inconvenienti potrebbero derivare dalla tendenza, naturale, ad avvalersi dei colleghi di concorso, di quelli con i quali si è lavorato, degli amici, con il rischio di creare malessere nella struttura. In teoria. In pratica non accadrà, per le doti umane del Prefetto Lamorgese e per il garbo con il quale si rapporta con la gente.

Sul piano politico la nomina di un tecnico alla guida del Ministero che più ha diviso la politica e l’opinione pubblica, assicurando il successo che a Matteo Salvini hanno riconosciuto i sondaggi, ha un rilevante significato sul piano degli equilibri di governo. Nel senso che evidentemente la gestione “politica” di quella delicatissima amministrazione sarà in mano al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il quale deve aver ritenuto di poter lucrare almeno parte dell’appeal che il leader della Lega si è conquistato nei quattordici mesi del governo giallo-verde nella lotta all’immigrazione clandestina.

In sostanza Conte ha voluto evitare che un ministro dell’interno politico, ad esempio un Marco Minniti, del quale si era detto alla vigilia della formazione del governo, gli rubasse la scena in un settore sensibile, immigrazione e sicurezza, al quale l’opinione pubblica guarda con estremo interesse.

Questa lettura della scelta del Prefetto Lamorgese dimostra che il Presidente Conte, individuato dalla stampa e dalla politica nella precedente esperienza di governo come personalità terza, messa lì per mediare tra due partiti che si erano duramente scontrati nella campagna elettorale conclusasi con il voto del 4 marzo 2018, è diventato un politico autonomo, dotato di personale visibilità anche internazionale di notevole rilievo, testimoniata dalle congratulazioni e sollecitazioni di Trump, Macron e Merkel.

Con questa scelta del ministro Lamorgese si conferma, dunque, la valutazione, diffusa tra gli osservatori politici, di un Giuseppe Conte che decolla definitivamente nel mondo politico istituzionale, pure non avendo un proprio partito. Ha detto, infatti, di non essere organico al Movimento 5 Stelle facendo dimenticare, per un momento, la indicazione che Di Maio ne aveva fatto nel 2018 quale possibile ministro della funzione pubblica. In tal modo Conte vuol apparire indipendente ma non terzo, guida sicura del Governo del quale, ai sensi dell’articolo 95 della Costituzione, ha la direzione e il coordinamento. Guardando alla scadenza della elezione del Presidente della Repubblica già qualcuno sostiene che a quella carica potrebbe legittimamente aspirare, avendo anche un credito da portare all’incasso: quello di aver evitato un prevedibile bagno di sangue per entrambi i partners di governo ove si fosse andati ad elezioni anticipate e di aver riportato con importanti responsabilità ministeriali il Partito Democratico, battuto in tutte le lezioni degli ultimi anni, a partire dal 4 dicembre 2016, quando gli italiani hanno detto no alla proposta di revisione costituzionale targata Renzi-Boschi.

5 settembre 2019

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