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FRAMMENTI DI RIFLESSIONI

FRAMMENTI DI RIFLESSIONI
del Prof. Avv. Pietrangelo Jaricci

Giustizia comunitaria

Gli articoli 3, 5 e 6 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, letti alla luce dell’art. 31, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, e dell’art. 4, paragrafo 1, dell’art. 11, paragrafo 3, e dell’art. 16, paragrafo 3, della direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro, devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa di uno Stato membro che, secondo l’interpretazione che ne è data dalla giurisprudenza nazionale, non impone ai datori di lavoro l’obbligo di istituire un sistema che consenta la misurazione della durata dell’orario di lavoro giornaliero svolto da ciascun lavoratore (Corte di giustizia UE, grande sezione, sentenza 14 maggio 2019, C – 55/18).

Italia sommersa

Da Venezia a Matera, passando per l’Ilva. Drammi che raccontano un’Italia colpita al cuore, a cui la politica non sa rispondere.

L’Italia di nuovo torna sotto gli occhi del mondo. “Nell’acqua che invade le calli, i vicoli, i bar, gli alberghi, la basilica e piazza San Marco, il sindaco e il patriarca sommersi e smarriti, l’ululare delle sirene nel silenzio spettrale come durante un bombardamento, i vaporetti affondati, il fango che copre tutto, come nell’ultima alluvione di tale gravità, del 4 novembre 1966, che devastò Firenze con 35 morti. Era un’Italia in grado di rialzarsi dalle sue rovine, l’onda richiamava quella di piena che aveva messo in ginocchio le città d’arte, le meraviglie del Paese, l’aqua granda, ma anche l’onda di impegno civile che aveva trascinato la meglio gioventù ad accorrere a Firenzee che di lì a poco, nel 1968, si sarebbe trasformata in contestazione. Da quell’alluvione eccezionale partì anche il progetto Mose, iniziato in piena Prima Repubblica, la cui attivazione è prevista per il 2021, ma le dighe da 5,5 miliardi sono già corrose dalla salsedine, dal tempo e anche dalla corruzione… Un monumento allo spreco e alla ruberia, mentre Venezia affonda nell’acqua alta che non è una calamità naturale così come non può essere soltanto considerata tale l’alluvione che ha allagato nella stessa serata settecentosessanta chilometri più a Sud, Matera, capitale della cultura europea 2019. Venezia specchio d’Italia, così come Matera e l’llva di Taranto”.

…”Nessun paese europeo aveva attraversato finora un cammino di dissoluzione della rappresentanza politica così travolgente come l’Italia. E nessun paese europeo aveva vissuto la stessa crisi di legittimità del sistema e l’incepparsi delle sedi decisionali. Dietro ogni Ilva trasformata in una bomba ambientale e dietro ogni povero Mose già arrugginito prima ancora di mettersi in moto c’è un rinvio, una irresponsabilità. In più, c’è un venir meno della fiducia nello Stato che è stata picconata da decenni di discorsi a sfondo secessionista o di corteggiamento della rivolta fiscale. Risorse sperperate, corruzione e evasione tollerata si tengono insieme, se l’unico punto in comune tra governanti e governati resta la fuga dalle decisioni. Anche la breve storia del governo Conte 2, in fondo, si riassume su questo punto: se è un prendere tempo per rimandare lo scontro elettorale, è meglio far scendere il sipario… È questo l’unico principio d’ordine dell’Italia alluvionata, il rimando alla resa dei conti prossima futura” (Marco Damilano, “Resa dei conti”, L’Espresso, n. 47/2019, 8 ss.).

Senza strategie

“Qual è lo stato di salute della politica industriale italiana? Il paziente è grave, in profonda agonia. Speriamo solo non ancora in pericolo d vita. Questa è la risposta suggerita dalle recenti vicende che riguardano, in particolare, l’ex Ilva di Taranto e Alitalia. Siamo ben lontani da quella che dovrebbe essere la prospettiva normale del Paese”.

In questo difficile autunno del 2019, “obiettivo principale è dare certezza, prospettiva e tranquillità a lavoratori e famiglie coinvolte”…

Ma “cosa succede al nostro Paese?… Ci siamo ridotti a procedere per emergenze e non più per progetti, per salvataggi invece che per rilanci, per assistenza e non per promozione; peggio ancora: ci siamo ridotti a far definire la politica industriale dalla giustizia civile e dal diritto fallimentare e non dalle stanze di Palazzo Chigi o dalle aule del Parlamento”…

Come si è giunti a tanto? “Possibili cause sono da ricercarsi nelle debolezze di fondo della politica italiana e in quelle della politica industriale in particolare…

Il tempo per rinsavire ormai è agli sgoccioli” (Paolo Balduzzi, “Il Paese dell’eterno salvataggio industriale”, Il Messaggero, 22 novembre 2019).

Italia in ginocchio

Un governo traballante, condizioni climatiche disastrose, ponti che crollano, acque indomabili flagellano il nostro Paese.

E i responsabili? In Italia, la dinastia dei responsabili è estinta da tempo.

Una moda scema

Vittorio Feltri (“Dare alla Segre cittadinanze onorarie è una moda scema”, Libero, 26 novembre 2019) così qualifica le iniziative di diversi Comuni che fanno a gara per conferire la cittadinanza onoraria alla Senatrice a vita Liliana Segre. Iniziative che certamente non cancellano le tante atrocità patite dagli ebrei nei campi di sterminio.

5 dicembre 2019

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