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Frammenti di riflessioni

del Prof. Avv. Pietrangelo Jaricci

Giustizia civile

Le Sezioni unite, decidendo su sentenza del Consiglio di Stato, Sez. IV, 20 settembre 2018, n. 5471, hanno ricordato che, secondo la Corte costituzionale, gli atti giurisdizionali possono essere posti alla base di un conflitto di attribuzione tra enti, purché il conflitto non si risolva in un mezzo improprio di censura del modo di esercizio della funzione giurisdizionale, valendo contro gli errori in iudicando i consueti rimedi previsti dagli ordinamenti processuali delle diverse giurisdizioni e non potendo il conflitto surrettiziamente trasformarsi in un ulteriore grado di giudizio avente portata generale (Cass., Sez. un. civ., 19 marzo 2020, n. 7456).

Magistratura in crisi

Sergio Dini (“Azzeriamo le correnti e costituiamoci parte civile contro Palamara”, Panorama, n. 23/2020, 20 s.), P.M. della Procura di Padova, svolge una serie di motivate considerazioni sulla magistratura che meritano attenzione e condivisione.

“Carrierismo e correntismo. Ecco i due grandi mali della magistratura. Partiamo dal significato delle parole. La definizione di carrierismo data dalla Treccani è ambizione di raggiungere a ogni costo posizioni di successo. Il correntismo, invece, è definito come la creazione di aggregazioni tra soggetti la cui comunanza di intenti e istanze non sia formalizzabile nella struttura tipica di una formazione politica.

Ciò che è veramente deleterio è l’assemblaggio, l’interazione dei due aspetti. Il mix di questi due ingredienti è diventato una pozione velenosa. Il carrierismo fondato sul correntismo ha portato alla deriva i valori primari. Quei valori che dovrebbero essere propri della magistratura nel suo complesso, ma ancor prima dote e patrimonio di ciascun magistrato, vale a dire l’autonomia e l’indipendenza…

Male un magistrato che patteggi sottobanco, che si renda partecipe di logiche spartitorie contando sull’appartenenza… Malissimo che questa appartenenza culturale sia degenerata in una logica di occupazione di poltrone, da conferire a chi la pensa come noi, a chi è dei nostri, e non a chi se la merita a prescindere dal gruppo o la corrente di cui fa parte. Questi sono meccanismi spartitori disonorevoli e lesivi dell’immagine e della credibilità istituzionale della magistratura…

Forse è giunto davvero il momento, una sorta di punto di non ritorno, per operare una riflessione e un’autentica e seria autocritica, interrompendo e spezzando questa spirale diabolica in cui carrierismo e correntismo si alimentano e rafforzano a vicenda”.

Il Giudice

“A noi piace il giudice che fa il giudice, perché quando non fa il giudice e fa il politico tradisce la sua missione… I magistrati non sono un potere: sono un ordine” (Roberto Gervaso, “Italiani pecore anarchiche”, Milano, 2003, 54).

Assenza di strategie

“Oggi che dall’emergenza sanitaria è necessario uscire siamo tornati alla proclamazione delle buone intenzioni. Gli occorrono di cui è fitta l’ultima lettera scritta dal premier a un quotidiano italiano. Il rinvio camuffato da cambiamento. La stagione delle riforme sempre verbalmente evocata e mai neppure avviata. Il PdC, il partito di Conte, si annida tra capi di gabinetto, uffici legislativi, pareri, precedenti, precisazioni, è questa la sua ossatura, la sua cifra: la continuità delle burocrazie ministeriali, l’inerzia alle novità…

Per ricostruire è necessaria anche una nuova classe dirigente diffusa, selezionata per merito, quella particolare forma di merito e di professionalità che riguarda il politico. La mediazione degli interessi e dei valori, l’azione che tiene in equilibrio il bene di tutti. Quando questa professionalità è andata perduta, o è stata demonizzata, i risultati si sono visti, sono sotto gli occhi. Della politica nazionale, meglio non aggiungere altro: non smette di sconcertare la scarsa qualità di buona parte degli attuali parlamentari, deputati e senatori, eletti con il Big One elettorale del 4 marzo 2018. Da allora sono passati due anni che sembrano secoli. I partiti presenti in Parlamento sono sempre di più compagnie di ventura che vivono sulla giornata del piccolo scontro giornaliero, l’imboscata, la scorribanda, il segnale da spedire per lucrare da un micro-spostamento.” (Marco Damilano, “La Riforma di un Paese da ricostruire”, L’Espresso, n. 23/2020, 10 ss.).

Burocrazia da supporto

La nostra burocrazia, criticabile perché impreparata e pressappochista, è il degno supporto di una pubblica amministrazione pletorica e inefficiente.

Respirare

Nel nostro Paese non si respira più aria non inquinata, anche a causa del virus e delle mascherine.

Quale futuro per i giovani?

La sensazione che si ha “seguendo il dibattito di queste settimane, così concentrato su quali attività potranno ripartire e quando, sulla distanza da tenere quando si esce o si va al ristorante, sul costo e la disponibilità delle mascherine ecc., tutti temi ovviamente rilevanti per la vita quotidiana, è che, una volta di più, il nostro Paese non stia ponendo abbastanza attenzione alle decisioni da cui dipende il nostro futuro non delle prossime settimane, ma dei prossimi vent’anni. E che tali decisioni si stiano prendendo senza considerare il punto di vista delle giovani generazioni, chiamate a pagare il conto di un debito pubblico destinato ad esplodere. Perché se lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione attuale di soddisfare i propri bisogni senza pregiudicare il fatto che le generazioni successive facciano altrettanto, allora dobbiamo sapere che il boom del debito pubblico che stiamo generando rende il nostro sviluppo più insostenibile” (Enrico Giovannini, “A pagare il conto saranno i giovani”, L’Espresso, n. 21/2020, 38 s.).

Da Calamandrei

“Nella Repubblica di Platone medici e giudici sono accomunati in una stessa diffidenza, come sintomi rivelatori delle malattie, fisiche e morali, di cui soffrono i cittadini” (Piero Calamandrei, “Elogio dei giudici scritto da un avvocato”, rist. 2^ ed., Milano, 2001, 339).

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