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Consigli non richiesti ai ministri, politici o tecnici che siano

di Salvatore Sfrecola

Scrivo quando non si sa ancora quali saranno i ministri del governo Draghi, se politici o tecnici con esperienza politica o comunque capaci di una visione politica. Perché l’attività di governo è sempre, e necessariamente, una espressione politica, perché politiche sono le scelte che l’Esecutivo è chiamato a fare nell’ambito dell’indirizzo politico di governo.

Politici o tecnici, i ministri devono essere capaci di trasformare i programmi di governo in azione amministrativa concreta, attraverso provvedimenti da adottare nei tempi più rapidi possibili, perché il tempo è un costo per l’amministrazione, per i privati e per le imprese, sempre nel rispetto dei criteri di legalità, efficienza, efficacia ed economicità che costituiscono le regole dell’azione amministrativa.

Nell’adozione dei provvedimenti amministrativi si misura la “nobilitate” dei ministri, la loro capacità di realizzare gli obiettivi programmatici, con l’ausilio di quanti operano negli uffici di “diretta collaborazione”, collaboratori che devono essere capaci di trasmettere all’apparato amministrativo e tecnico le direttive amministrative, generali e specifiche, che diventano, come ho detto, atti amministrativi.

Non è facile dotarsi di collaboratori efficienti. Non è sufficiente, ad esempio, scegliere il primo dei collaboratori, il Capo di Gabinetto, che sia, come spesso avviene, un magistrato amministrativo o contabile o un avvocato dello Stato, categorie delle quali è scontata la capacità professionale nella materia della legislazione amministrativa. Servono altre doti, spesso trascurate. Non di tutti, ad esempio, è la capacità di dialogare con l’apparato, che va sollecitato ma anche rispettato, e coinvolto nella missione amministrativa che il ministro intende perseguire nell’ambito del programma di governo. Serve nei collaboratori, inoltre, anche una indipendenza personale e la capacità di dire dei “no” quando una scelta del ministro presenta rischi di carattere giuridico, come quando si intravede una possibile impugnazione dell’atto davanti al giudice amministrativo, ciò che inevitabilmente determina un ritardo nel perseguimento degli obiettivi del ministro. Naturalmente alcuni “errori” comportano una responsabilità politica dinanzi al Parlamento. E questi rischi per il ministro un buon collaboratore deve assolutamente evitarli.

Sembra banale tutto questo, ma la lunga esperienza maturata nell’esercizio di questa funzione di consulenza e anche di quella di controllo, svolta come magistrato della Corte dei conti, mi dice che non tutti hanno la capacità di consigliare al meglio i ministri, politici o tecnici che siano. Questi ultimi, in particolare, sono naturalmente personaggi difficili da consigliare, proprio per la loro professionalità e per una certa presunzione che accompagna assai spesso chi sente di avere delle conoscenze di elevato livello, maturate in precedenti esperienze amministrative, negli studi universitari o nell’esercizio di una professione.

Insomma, governare non è facile, soprattutto perché la gente richiede dalla politica risultati concreti e in tempi ragionevoli.

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