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Perché non voterei Bertolaso Sindaco di Roma

di Salvatore Sfrecola

Nessun caso personale, ovviamente. Riconosco nel dottor Bertolaso un efficiente gestore della Protezione Civile. Ed, infatti, chi lo propone per il Campidoglio pensa al gravissimo degrado della Città, da anni disastrata quanto allo stato di manutenzione della rete stradale, alla raccolta dei rifiuti urbani, alla gestione del trasporto pubblico. Un degrado antico e progressivo, aggravato al tempo di Virginia Raggi, giovane certamente volonterosa ma assolutamente inesperta ed anche incapace di circondarsi di adeguati collaboratori, nell’esercizio delle funzioni di governo della Città e nelle attività amministrative.

In questo contesto Guido Bertolaso potrebbe essere utilmente impegnato quale assessore o dirigente al massimo livello della struttura amministrativa dell’Amministrazione di Roma. Sindaco è altra cosa. Nel senso che, a mio avviso, il responsabile “politico” della Città più importante del mondo, il simbolo stesso della civiltà Occidentale e Cristiana debba essere individuato in una personalità di grande spessore, politico o culturale, idoneo a rappresentare Roma e l’Italia in Europa e nel mondo, di fronte alla varietà delle culture e delle esperienze storiche ed istituzionali presenti sulla faccia della Terra.

Ammetto che appare difficile individuare siffatta personalità in quanto i partiti, cui spetta la scelta, hanno fin qui dimostrato di non saper trarre dalla società civile un candidato. Eppure Roma è la Capitale di questo Paese, è la sede del Governo, del Parlamento, delle amministrazioni centrali dello Stato, delle supreme magistrature, degli ordini professionali. A Roma ha sede la più grande università d’Europa “La Sapienza”, affiancata da altri atenei, un complesso di attività di ricerca che coinvolge una trentina di istituti, alcuni telematici e di grande fama. A Roma è il Consiglio Nazionale delle Ricerche, qui hanno sede i grandi enti pubblici. Ebbene, di questo mondo ricco di personalità, che uniscono ad elevate conoscenza tecniche anche una diffusa sensibilità politica, intesa come attenzione per le esigenze della polis, della Città e della comunità locale, nessuno è stato messo in campo. Ed è una constatazione grave, che attesta di un distacco antico della politica militante, quella formata da esponenti eletti nelle assemblee parlamentari, regionali e comunali, dalla vita della comunità che poi i partiti pretendono di governare.

È grave, anzi gravissimo, che il Centrodestra, che sicuramente a Roma è maggioritario, non abbia ancora un candidato, che, per la verità, avrebbe dovuto mettere in campo fin dall’indomani della vittoria di Virginia Raggi. E non riesca a definire anche una squadra, che è fondamentale per governare una realtà complessa come quella romana. In questa squadra indubbiamente può avere un ruolo Guido Bertolaso, che vedrei bene come assessore in uno dei settori nei quali più urgente è la necessità di intervenire, o come coordinatore delle aziende del trasporto e della raccolta dei rifiuti urbani o delle strutture comunali dedicate alla cura della acquisizione di beni e servizi di maggiore necessità. Sempre ricordando ai fan di Bertolaso, i quali forse non l’hanno considerato, che il Comune di Roma non è la Protezione Civile, una struttura amministrativa con disponibilità di bilancio praticamente illimitate.

Vorrei veramente che il Sindaco della mia Città, che è il simbolo della nostra storia trimillenaria, come disse Cavour alla Camera del neonato Regno d’Italia il 25 marzo 1861 ponendo il problema della Capitale di quello che desiderava “un grande Stato”, fosse una adeguata personalità della politica e della cultura. In assenza dovremmo ritenere per accertato il fallimento dei partiti, dei romani innanzitutto ma della politica in generale che sembra sempre più legata al particulare della regione, se non della città e del borgo.

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