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Sergio Mattarella cerca casa

di Salvatore Sfrecola

Sergio Mattarella cerca casa. In affitto, a Roma, in previsione dell’uscita dal Quirinale. La vuole prima della fine dell’anno per adattarla alle sue esigenze. Così i giornali e i telegiornali che hanno dato la notizia, ne hanno tratto la convinzione che il Presidente della Repubblica non intenda, come, del resto, ha detto più volte, essere confermato al Quirinale. Neppure per un breve periodo, un paio d’anni come si è anche ipotizzato ricordando il caso di Giorgio Napolitano, e come molti avevano pensato anche nella prospettiva che, dopo le elezioni legislative del 2023, a quella carica fosse destinato Mario Draghi.

A ben riflettere, Mattarella non può essere confermato per una ragione strettamente politica. Non vi hanno interesse i partiti della maggioranza che a suo tempo lo hanno eletto perché una durata in carica limitata ad un paio d’anni inevitabilmente porterebbe alla elezione di un nuovo Presidente della Repubblica dopo le elezioni legislative del 2023 quando, secondo previsioni generalmente condivise, auspicate o temute, i partiti di centrodestra potrebbero avere la maggioranza in Parlamento ed essere quindi determinanti per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Invece, nel 2022 la maggioranza in Parlamento l’hanno ancora i partiti di sinistra che non si faranno certo sfuggire l’occasione per eleggere il successore di Sergio Mattarella traendolo dalle loro fila.

La carica di Presidente della Repubblica, rappresentante della Nazione, arbitro della vita politica, secondo le formule della Costituzione e l’abito che la dottrina costituzionalista ha cucito sul ruolo, in realtà è espressione della maggioranza che lo ha eletto. Tutti i Presidenti della Repubblica hanno dato dimostrazione di essere attenti alla parte politica di provenienza, nella nomina dei giudici costituzionali o dei senatori a vita, e nell’esercizio della funzione di emanazione dei decreti legge che sono sì nella responsabilità politica del governo, soggetti alla conversione in legge da parte delle Camere, ma è evidente che il ruolo di garante della Costituzione impone al Capo dello Stato un penetrante controllo di legalità costituzionale. E questo, sappiamo dalle polemiche che ci sono state nel corso degli anni, non è sempre avvenuto.

Si è anche detto che il ruolo del Capo dello Stato è andato crescendo. Qualcuno ha sottolineato anche in forma di Repubblica presidenziale sia pure sui generis. E comunque nessuno può negare che i Capi dello Stato quando inviano messaggi in occasione di manifestazioni culturali, nella commemorazione di eventi o di personalità della storia politica, premiano persone o conferiscono onorificenze, manifestano un orientamento che è inevitabilmente di parte, cioè della parte che lo ha eletto. È nella logica del sistema di elezione del Presidente. Infatti, sarebbe assurdo pretendere da una personalità politica di primo piano che ha svolto per anni funzioni rilevanti, parlamentari e di governo, in rappresentanza di un partito divenga improvvisamente talmente equidistante dalle forze politiche da apparire estraneo al contesto culturale e ideologico dei partiti.

E se non c’è dubbio che tutti abbiano cercato di apparire quanto più possibile neutrali, è evidente che il Capo dello Stato, eletto da una maggioranza parlamentare, la quale ovviamente vorrà eleggere anche il suo successore, è un uomo “di parte” nel senso migliore della parola perché la democrazia è confronto di idee e di ideologie, cioè di parti contrapposte.

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