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Un’idea di Roma, guardando al futuro

di Salvatore Sfrecola

Le recenti elezioni comunali, caratterizzate da un assenteismo senza precedenti, hanno dato prova del grave distacco dei cittadini dalla politica. Ovunque, ma a Roma la situazione è apparsa ancor più marcata, considerato che la capitale dello Stato dovrebbe essere al centro degli interessi dei partiti i quali, invece, soprattutto nel Centrodestra, si sono di fatto estraniati dagli interessi dei romani, avendo rinunciato a candidare un politico per il ruolo di sindaco. Né si è saputo come quei partiti intendessero presentare agli elettori una ipotesi di governo della Città, e con quali uomini per ricoprire i ruoli di assessore o di amministratori delle società partecipate. Nulla, un disinteresse durato 5 anni, da quando la vittoria del Movimento 5 Stelle aveva attestato una diffusa ribellione dell’elettorato a livello nazionale che a Roma si era concretizzata nella Giunta di Virginia Raggi, una squadra di volonterosi (forse) ma modesti (certo), incapaci di attuare il preannunciato rinnovamento della Città. Il cambio della guardia sul Campidoglio avrebbe dovuto suggerire agli sconfitti di mobilitarsi immediatamente per impegnarsi in vista di un riscatto che sarebbe stato possibile se avessero lavorato sul territorio, giorno dopo giorno, assicurando un’articolata presenza di politici e tecnici potenzialmente idonei a prendere in mano le sorti della città, nei vari settori, dalla viabilità ai trasporti, alla raccolta dei rifiuti, al decoro urbano e al verde pubblico, del tutto abbandonato nella città che ne menava vanto tra tutte le capitali d’Europa.

Se la politica si ritrae chiudendosi in casta, per rimanere ancorata ai rituali del bla bla bla (e qui ci sta bene), impermeabile agli apporti esterni, i cittadini hanno il diritto-dovere di organizzarsi ed assumere l’iniziativa. È necessario ripartire da Roma che, per essere la Capitale, è naturalmente la sede della politica, dell’amministrazione dello Stato, delle supreme magistrature, degli ordini professionali, una Città che è anche la sede del più grande polo culturale e di ricerca della Nazione con la più numerosa università d’Europa cui fanno corona oltre venti atenei. Eppure da questo mondo articolato i partiti non traggono elementi per rafforzare le loro schiere, sia direttamente, a livello di Governo e di Parlamento, sia acquisendo preziosi consulenti. Ed allora , è il momento che si presentino sul palcoscenico romano persone di buona volontà, amanti della loro Città e chiamino a raccolta i loro concittadini, in un appello che ricorda quello ai “liberi e ai forti” di sturziana memoria, per riflettere sul presente ed elaborare idee e programmi ed assumere, quando possibile, le iniziative del caso.

Da Roma, inoltre, può venire la rigenerazione della politica dopo anni di rinuncia dei partiti al proprio ruolo, che è quello di esprimere la volontà dei cittadini nel governo della cosa pubblica, avendo discusso con essi per individuare i problemi e trovare le soluzioni. Invece, come accade a livello nazionale, dove la politica ha abbandonato funzioni fondamentali proprie dei partiti che ambiscono al governo della comunità, la Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’economia, il Ministero degli interni, il Ministero della giustizia sono affidati a dei tecnici, certamente di valore, ma con tutti i limiti loro propri quanto alla necessaria sensibilità che è del politico che vive in mezzo alla gente o che dovrebbe vivere in mezzo alla gente.

È così che sono spuntate all’ultimo momento le candidature a sindaco di Roma, Milano, Torino e Napoli, candidati cosiddetti della “società civile”, ma estranei alla vita politica, che si sono dimostrati spesso carenti sotto il profilo della capacità di dialogare col cittadino e di confrontarsi con i politici delle altre parti. Con il risultato negativo per i partiti di Centrodestra che non sembra abbia fatto comprendere che tutti insieme hanno sbagliato e tanto. E così è naturale che, fra quanti si sono impegnati nella campagna elettorale nelle liste civiche, emerga il desiderio di non tirare i remi in barca, di far fruttare l’esperienza fatta e di continuare a mantenere elevato il livello di impegno per rilevare le criticità, avanzare proposte concrete ed assumere iniziative per migliorare la vita dei romani.

Nel vuoto dei partiti, i romani impegnati nelle liste civiche desiderano costituire un laboratorio di idee e di proposte concrete, per attivare una forte azione civica capace di impegnare la cittadinanza indignata per realizzare progetti nell’ambito dell’attività del “terzo settore”, secondo la normativa vigente e della sussidiarietà orizzontale prevista dall’art. 118, comma 4, della Costituzione. Il desiderio è quello di unirsi con altre realtà analoghe, già operanti in diversi settori, utilizzando risorse istituzionali anche europee del microcredito, la Banca Etica, il fundraising, il project financing e altre fonti che dovranno trovare il modo di costituire la base di una comunicazione con i cittadini.

Nascono comitati vicini a vari personaggi che hanno un’esperienza politica e professionale a Roma, come il Comitato Cultura – Informazione – Azione Civica, “C.I.A.C. X Roma”, promosso da quanti hanno sostenuto la lista civica che ha corso per Enrico Michetti Sindaco, che si sta strutturando in un comitato promotore con l’apporto di volonterosi e disponibili a dedicare del tempo per Roma. Pensando ad una città che non è una capitale qualunque, che è il simbolo stesso, come torno a ripetere, della civiltà occidentale e cristiana, che costituisce, anche per la sua storia, l’interlocutore naturale per le popolazioni rivierasche del Mediterraneo che, anche nel tempo della globalizzazione, continua ad essere un un’area di grande interesse politico ed economico, come dimostra la crisi della Libia fomentata da interessi petroliferi, l’attenzione della Russia e della Turchia che vorrebbero affermare una maggiore presenza nell’area.

Roma, intesa come il centro della cultura occidentale, come l’espressione dell’Europa che ha tradizionalmente rapporti con i paesi del Medio Oriente per la posizione geografica del nostro Paese che, ricordava Camillo Benso di Cavour, è come un promontorio proteso nel Mediterraneo che ne farà la porta d’Europa sul medio e l’estremo Oriente. Già nel 1846 Cavour preconizzava che dai porti italiani le merci d’Europa sarebbero andate in Cina. 1846, lo sottolineo sempre per rimarcare la lungimiranza dell’uomo, l’intuito straordinario del politico e la comprensione dell’evoluzione dei sistemi economici, delle produzioni e dei commerci.

Roma, dunque, deve tornare ad essere un grande polo di cultura, perché la cultura fa muovere anche l’economia e lo si comprende perché l’Italia è vista in tutto il mondo come il Paese dei poeti, degli storici, dei filosofi, dei grandi artisti, dei musicisti e, quindi, come un punto di riferimento, la capitale della cultura occidentale.

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