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Corte dei conti: alta la pressione fiscale (41%) e la spesa pubblica rallenta. La requisitoria del Procuratore Generale, Angelo Canale

di Salvatore Sfrecola

L’incipit della requisitoria del Procuratore Generale della Corte dei conti, Angelo Canale, nell’udienza delle Sezioni Riunite relativa al giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2021 (Presidente Guido Carlino, relatori Carlo Chiappinelli ed Enrico Flaccadoro)  è improntato ad ottimismo pur “in un momento caratterizzato dalla concomitanza di due straordinari eventi di rilievo mondiale: la Pandemia e la Guerra entro i confini geografici dell’Europa”. Eppure, per Canale, “non è scontato che vi saranno nel medio-lungo periodo effetti esclusivamente negativi, come le premesse sembrerebbero prospettare, atteso che la nostra storia nazionale ci ha mostrato che le energie sorte dopo i periodi più difficili sono state quelle che hanno espresso il massimo del vigore e della tenacia, il massimo della resilienza, il massimo della operosità”. Come all’indomani della Seconda guerra mondiale quando gli italiani seppero esprimere creatività, coraggio e tenacia dei singoli e di tanti imprenditori con il supporto di “una amministrazione pubblica che non temeva le responsabilità e non ravvisava nei controlli un freno, semmai uno stimolo a far meglio, da una classe politica lungimirante”.

Premette una considerazione di carattere generale, con riferimento all’attuale situazione, alla attuazione del PNRR che “riafferma la centralità dei problemi della finanza pubblica: trasparenza, significatività, verità e completezza delle rappresentazioni contabili, rigorosa osservanza del precetto costituzionale di cui all’art. 81 della Costituzione, oculata e responsabile gestione da parte dei centri di spesa e contrasto agli oneri latenti e alla formazione di residui, duro contrasto all’evasione fiscale, ma anche alla dissipazione di risorse pubbliche, imprescindibile necessità della semplificazione legislativa, speciale attenzione verso gli organi di controllo, interni ed esterni. Tutti elementi che devono necessariamente concorrere, per realizzare quella cornice di finanza pubblica solo all’interno della quale il PNRR potrà realizzare i propri obiettivi.  La corretta gestione della finanza pubblica è condizione necessaria per il buon esito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.

Tuttavia, non solo luci e speranze. Canale segnala che nel 2021 le entrate tributarie presentano una netta prevalenza sul totale, attestandosi all’84%. Il Procuratore segnala “una diminuzione dei controlli, causata dalla pandemia ma protrattasi anche nell’esercizio in esame, con la sensibile riduzione dei controlli da remoto, lo scarso utilizzo dell’anagrafe dei rapporti finanziari e degli accertamenti sintetici, in contraddizione con il loro ampio utilizzo nell’ambito della verifica dei requisiti ISEE”. Ed un arretramento “anche delle attività di accertamento, a causa della ridotta attività degli uffici, non compensata da un adeguato utilizzo dei controlli documentali mediante incroci di dati, anche a causa della difficoltà di condivisione da remoto dei sistemi informatici dell’Agenzia delle entrate con i propri dipendenti”. Mentre “la riduzione dell’evasione fiscale attraverso la fatturazione elettronica non ha raggiunto i risultati sperati”.

“Si può e si deve fare di più – ha aggiunto Canale – il che verosimilmente consentirebbe di ridurre la pressione fiscale, che oggi è attestata al 41%, un dato oggettivamente elevato”. Ed è l’occasione per esprimere apprezzamento per l’attività della Guardia di Finanza, che “ha svolto un’efficace azione di contrasto a numerose fattispecie di frode, in raccordo con la magistratura penale e, nel perimetro della nostra speciale giurisdizione, anche con le procure contabili”. Come nel caso delle frodi “carosello” in tema di IVA e quelle collegate al nuovo bonus “110 per cento” sotto vari profili. Ricorda il Procuratore che sono stati accertati lavori fittizi, plurime cessioni dei crediti, immobili non riconducibili ai beneficiari, lavori edilizi incompatibili con la dimensione delle imprese esecutrici, monetizzazione dei crediti ceduti trasferita all’estero e reinvestita in attività imprenditoriali o in criptovalute. Il contrasto è stato possibile grazie alla digitalizzazione delle informazioni che ha consentito l’incrocio dei dati. Importante anche “l’intenso interscambio con organi esteri e con gli organismi internazionali competenti, attraverso Task Forces e network di analisi per la collazione dei dati e l’analisi del rischio”. I controlli sono passati da 32 miliardi del 2020 a 40 miliardi del 2021.

A preoccupare la Corte dei conti è anche la bassa capacità di impegno di spesa delle amministrazioni e questo preoccupa il Procuratore Generale “in vista dello sforzo aggiuntivo che sarà richiesto in sede di attuazione degli obiettivi del PNRR”.  Una criticità che è dimostrata anche dall’aumento della formazione dei residui, unitamente alla difficoltà di smaltimento dei residui esistenti. Nonostante l’introduzione del principio della “competenza finanziaria potenziata”, cardine della riforma della contabilità pubblica, abbia di mira essenzialmente la riduzione consistente della mole dei residui.

Canale denuncia, quindi, “la criticità di acquisire comportamenti in linea con la disciplina dell’impegno pluriennale ad esigibilità (IPE), vigente dall’1.1.2019 (art. 34, l. n. 196/2009 e s.m.i.) e, in generale, le resistenze alla conversione verso una cultura del rafforzamento del ruolo di bilancio di cassa, unitamente al deficit di programmazione dell’azione amministrativa”. E segnala nella gestione ordinaria del Ministero della salute “un aumento marcato di spese impegnate e non pagate (+24,7%). E i residui finali crescono (+57,7%) con un contributo particolarmente significativo (+71,6%) proprio nella missione “Tutela della salute”, i cui residui per spesa in conto/capitale crescono da 640,1 milioni ad oltre 1.220,5 milioni”.

L’amministrazione del Ministro Speranza non è sola nelle difficoltà di spesa. Anche il Ministero dell’interno denuncia la generazione di residui in misura doppia rispetto al totale di economia e pagato in conto residui (120% rispetto al 70% registrato nel 2020). Con un cospicuo aumento dei residui finali, aumentati del 68% (8,42 miliardi, pari a quasi un quarto degli stanziamenti definitivi). I maggiori incrementi riguardano le “Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali”, dove i residui passano da 2,44 miliardi a 5,83 miliardi.

Lo scorso anno Angelo Canale aveva svolto severe considerazioni critiche sul ritardo nei pagamenti dei debiti commerciali. “Per il Ministero dell’interno aggiunge Canale – , a fronte di un importo dei pagamenti relativi a transazioni commerciali effettuate dopo la scadenza dei termini previsti dal d.lgs. n. 231/2002, pari ad euro 1.268.877.500,30, l’indicatore annuale di tempestività dei pagamenti è di 67,09 giorni”. Laddove al Ministero delle politiche agricole il tempo dei pagamenti è di 42,28 giorni, al Ministero della cultura di 20,90, al Ministero dello sviluppo economico di 18,71.

Dati che preoccupano, trattandosi di articolazioni centrali dello Stato, dotate di adeguate strutture amministrative e delle necessarie professionalità. E ricorda che, con sentenza del 28.1.2020 (in causa C-122/18), la Corte di giustizia dell’Unione europea ha considerato lo Stato italiano inadempiente agli obblighi discendenti dall’art. 4 della direttiva 2011/7/UE, configurandoli come “di risultato” e non “di mezzi”,  ritenendo la sua responsabilità sussistente anche nei casi in cui le amministrazioni contraenti agiscano al di fuori delle loro prerogative pubblicistiche nell’ambito di una transazione commerciale, non rilevando l’eventualità che l’inadempimento sia imputabile ad un’istituzione costituzionalmente indipendente, come nel caso delle amministrazioni regionali.

La sentenza richiama “un passaggio deciso verso una cultura dei pagamenti rapidi”, considerato che quei ritardi aggravano la condizione dei creditori “i loro problemi di liquidità” e “compromettono anche la loro competitività e redditività quando tali imprese debbano ricorrere ad un finanziamento esterno a causa di detti ritardi nei pagamenti”.

Canale sottolinea “l’intima contraddizione di uno Stato centrale che, da un lato, mette mano a un obiettivo sfidante in termini di aumento del PIL e di impulso alle imprese operanti nei vari settori economici –  aderendo al programma europeo “Next generation UE” e concedendo  “aiuti” mirati alle aziende in difficoltà a causa della pandemia al medesimo scopo di sostenere l’economia – e, dall’altro, va accumulando ritardi nei pagamenti, penalizzando quelle stesse imprese “agevolate” dagli interventi nazionali ed eurounitari”. Pertanto, il Governo ha inserito tra le riforme del PNRR, in seno alla Missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” e alla Missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, quella attinente alla “Riduzione dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e delle autorità sanitarie” (riforma M1C1.11), individuandola come obiettivo prioritario nell’assetto regolatorio a supporto degli investimenti”.

Nel chiudere la sua requisitoria Canale non ha potuto fare a meno di segnalare che “l’incremento della formazione dei residui e i ritardi nei pagamenti dei debiti commerciali hanno riguardato anche i casi eccezionali in cui, per ragioni legate all’emergenza pandemica, il Legislatore ha previsto, per le procedure di spesa, una disciplina ad hoc, caratterizzata dal venir meno sia del controllo preventivo della Corte dei conti sia degli ordinari controlli interni di regolarità e di legittimità della spesa”. Sottolineando come nel 2021, a fronte di complessivi impegni per 5,04 miliardi, i pagamenti sono stati di soli 2,04 miliardi”. Un quadro appare stridente con le finalità delle norme emergenziali, che avevano autorizzato una gestione extra ordinem svincolata da ogni controllo (nessuna verifica amministrativa né controlli da parte della magistratura contabile), proprio per ragioni di speditezza nella regolazione delle transazioni: l’allentamento delle maglie dei controlli preventivi, contabili e di legittimità  non ha, quindi, portato il risultato atteso. “Le “scorciatoie” – ha concluso Canale – talvolta si rivelano cammini più accidentati”. Ricordando come la Pubblica Amministrazione abbia bisogno di riforme, ma soprattutto di un “fortissima necessità di un ringiovanimento, di un ricambio generazionale, di una nuova formazione, di nuove energie, di nuove idee, di entusiasmo e voglia di fare”. Il PNRR “potrà, anzi dovrà, essere il “volano” per la realizzazione di questo importante obiettivo, che è condizione necessaria per quel positivo cambiamento, per la ripresa e la crescita che tutti auspichiamo e per i quali ognuno, secondo il proprio ruolo e le proprie capacità, ma con eguale determinazione e fiducia, ha il dovere di impegnarsi, per il futuro delle prossime generazioni”.

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