venerdì, Febbraio 23, 2024
HomeNEWSZelensky: “se non vinciamo noi domani combatteranno i vostri figli”

Zelensky: “se non vinciamo noi domani combatteranno i vostri figli”

di Salvatore Sfrecola

“Se non vinciamo noi, domani combatteranno i vostri figli”. Questa affermazione di Volodymyr Zelensky, il Presidente della Repubblica dell’Ucraina, nel corso del suo intervento a “Porta a Porta”, dà il senso della sua presenza a Roma, ieri, giunto in Italia su invito del Presidente del Consiglio, con un aereo dell’Aeronautica Militare. E con Giorgia Meloni il Presidente ucraino si è trattenuto a lungo in cordiale colloquio ed anche a colazione, dopo aver incontrato al Quirinale il Presidente Mattarella e prima di far visita, privata, come è stato precisato, a Papa Francesco.

Per entrambe le autorità politiche italiane l’Ucraina difende la propria indipendenza dall’aggressione russa e, con la sua libertà, la stessa Europa. Lo ha detto più volte Zelensky, anche nel colloquio con eminenti giornalisti dei principali quotidiani italiani, dal Corriere della Sera a La Repubblica a Il Sole 24 Ore, oltre al TG1, RAI News24 a La7, nel corso di un “Porta a Porta” straordinario che si è svolto dietro le colonne dell’Altare della Patria, luogo simbolo dell’unità e dell’indipendenza italiana e, pertanto, dedicato al primo Re d’Italia, Vittorio Emanuele II, il “Padre della Patria. Più volte il Presidente ucraino ha detto esplicitamente che la fine del suo paese aprirebbe la strada a maggiori appetiti dell’aspirante Zar che siede a Mosca. Che, ha ribadito, certamente guarda alla Moldova e alle repubbliche baltiche, con l’obiettivo evidente, a volte anche esplicitato, di allargare la zona d’influenza della Federazione russa a territori già dominati dall’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) e, in precedenza, in forme diverse dall’Impero russo. Quella potenza che già aveva mire sul Mediterraneo e che indusse il piccolo Regno di Sardegna ad affiancare Inghilterra e Francia in quella guerra a metà ‘800 che noi chiamiamo convenzionalmente “di Crimea”, perché lì furono impiegati i bersaglieri piemontesi nella battaglia della Cernaia. Cavour fu esplicito dinanzi alla Camera subalpina nella seduta del 6 febbraio 1855: “se la presente guerra avesse esito felice per la Russia, se avesse per conseguenza di condurre le aquile vittoriose dello czar in Costantinopoli, evidentemente la Russia acquisterebbe un predominio assoluto sul Mediterraneo, ed una preponderanza irresistibile nei consigli dell’Europa.

Ebbene, signori, sia l’una che l’altra conseguenza non possono a meno che riputarsi altamente fatali agli interessi del Piemonte e dell’Italia”.

Non è, dunque, di oggi l’espansione russa, sia ai tempi dell’autocrazia zarista, sia quando l’URSS occupava antichi paesi, gloria della storia d’Europa, sia oggi che a Mosca siede un autocrate illiberale che, infatti, a casa nostra piace esclusivamente a frange dell’estrema destra nostalgiche del Fascismo.

“Se non vinciamo noi, domani combatteranno i vostri figli” è una terribile verità che ha il senso di una profezia nefasta che noi vogliamo assolutamente non si verifichi. Gli ucraini che difendono la loro terra ed ai quali l’Italia e le altre nazioni occidentali stato fornendo aiuti militari e umanitari sono anche i paladini delle democrazie occidentali contro l’espansionismo russo. È per questo che la strada della pace, pur lastricata di buone intenzioni, è irta di ostacoli. Le aspettative di pace sono affidate in questo momento esclusivamente alle iniziative della Santa Sede che dovrebbero fornire, quanto meno, lo spunto iniziale in vista di una trattativa che tutti sanno difficile, come dimostra anche il fatto che non è stata possibile neppure una tregua, neppure un “cessate il fuoco”, indispensabile per l’avvio di una trattativa di pace. Anzi, sul campo, le operazioni militari rivelano un costante impegno delle truppe russe, nonostante le evidenti difficoltà testimoniate dal ricorso a truppe mercenarie ed al reclutamento perfino nelle carceri, a fronte di una diffusa ritrosia dei giovani russi a combattere una guerra che evidentemente non sentono con loro.

Oggi Zelensky è a Berlino. La Repubblica federale ha già consegnato un ingente quantitativo di armi adatte alla natura dei combattimenti nelle pianure prospicienti la fronte russa. Ancora altre armi verranno nei prossimi giorni. Imporranti forniture sono state rese disponibili dal Regno Unito, tra i più generosi nel fornire armi e aiuti umanitari. Del resto in quel Regno è l’origine dalla democrazia parlamentare moderna né Londra ha mai trascurato di intervenire quando la democrazia è stata in pericolo, fosse Napoleone o Hitler. Ed ha sempre vinto, mettendo in campo tutte le energie possibili.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Most Popular

Recent Comments

Michele D'Elia on La Domenica del Direttore
Michele D'Elia on Se Calenda ha un piano B