mercoledì, Febbraio 28, 2024
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Gli stupri, la capretta, l’orsa: vigliacchi in azione

di Salvatore Sfrecola

Migliaia di cani abbandonati alla soglia delle vacanze estive, una capretta uccisa a calci per vivacizzare una “festa” per i 18 anni, un’orsa, la mitica Amarena, uccisa da un uomo che verosimilmente ha simulato la paura dell’aggressione. Che popolo siamo, c’è da chiederci. Se, poi, aggiungiamo lo stupro di Palermo e quello, ancor più ignobile, se è lecito fare una graduatoria delle infamie, di Caivano, dobbiamo dire che tra noi si aggirano tanti ignobili vigliacchi. Perché non diversamente si potrebbero qualificare quanti abbandonano il cane che fino a poche ore prima avevano accudito, che li aveva guardati con quella dolcezza che tutti conosciamo dai loro occhi, quel cucciolo che trametteva gioia ai loro bambini. E che dire dei diciottenni che festeggiano uccidendo a calci una capretta, l’immagine stessa della dolcezza. Leggo che una delle mamme ha cercato di difendere quegli infami. Senza vergogna!

E senza vergogna gli stupratori, vigliacchi autentici. Perché violentano una giovane indifesa quando è regola antica che l’uomo degno di questo nome debba difendere i deboli, in primo luogo le donne. È stata vittima di un “branco”, scrivono i giornali, perché nel branco i vigliacchi trovano quella forza che non hanno, per compiere atti dei quali individualmente non hanno il coraggio. Gente senza dignità.

Ricordo, da bambino, avevo più o meno dieci anni, di aver letto che miei coetanei avevano inchiodato le zampette di una gattina su una tavola. Ne fui inorridito, come alla notizia dei fatti che ho appena ricordato. Disgustato.

Ancora un vigliacco uccide Amarena, l’orsa che tutti amavano e che guardavano con simpatia quando, insieme ai suoi cuccioli, si affacciava alle soglie del Parco Nazionale d’Abruzzo, quella terra di gente forte e gentile che da sempre sa convivere con la natura. Rispetta l’ambiente, tutela la flora rigogliosa e variegata del bosco e gli animali che lo popolano, tra cui mamma Amarena, come la chiamavano perché amava mangiare le ciliegie.

Ho visto sui social la gente che guardava con simpatia Amarena ed i suoi cuccioli. Adesso li cercano nel bosco, dove vagano certamente spaesati perché non c’è più la loro mamma, uccisa dal fucile di un “umano”, un altro vigliacco che adesso si vuole giustificare dicendo che aveva avuto paura. Una risposta che al momento appare una ignobile menzogna che cerca di coprire l’orrendo delitto di una persona che vive sul territorio e, pertanto, conosceva mamma orsa. Serve una pena esemplare per restituire dignità alla “razza” umana della quale lo sparatore indegnamente fa parte.

Qualcuno farà spallucce, in fin dei conti è un animale. Come quando nel Trentino l’autorità (con la a minuscola) intendeva uccidere un’orsa “assassina”, montando una vicenda giudiziaria bloccata da sapienti pronunce del Tribunale Amministrativo Regionale e del Consiglio di Stato. Sembrava un processo con un imputato di omicidio che doveva essere punito con la pena di morte. L’orsa accusata di comportarsi come un orso!

In che società viviamo, mi chiedevo, se assistiamo, giorno dopo giorno, a violenze continue a carico di donne uccise in modo brutale da ex mariti, amanti, fidanzati. Vigliacchi anche loro, incapaci di avere la dignità di uomini, di comprendere e capire che un rapporto personale si può interrompere e se ne devono accettare le conseguenze.

Naturalmente, come in ogni caso, fanno notizia gli eventi tragici, che colpiscono l’opinione pubblica, gesti di una minoranza di disadattati senza personalità. Eppure, dobbiamo dire che in qualcosa gli “altri”, quelli della maggioranza che si comporta bene, diciamo così, hanno sbagliato. Nel senso che la condotta della maggioranza non è stata capace di essere percepita come un esempio virtuoso da seguire.

A Caivano, insieme al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, c’era anche il Ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara, perché la scuola ha le sue responsabilità nel degrado della società. Grandi responsabilità. Non sempre ovviamente per colpa propria dei docenti che hanno un compito difficile, non limitato all’insegnamento delle materie previste nel corso degli studi. La scuola dovrebbe essere, infatti, anche il luogo nel quale si sviluppa lo spirito sociale dei giovani, la loro capacità di stare con altri, più grandi e più piccoli, appartenenti a classi sociali diverse. La scuola è una sezione limitata della società, con le diversità che i giovani incontreranno nella loro vita. Ed è lì che i giovani imparano o dovrebbero imparare ad essere cittadini responsabili, consapevoli di appartenere ad una comunità antica, ricca di buoni esempi civili e di sacrifici, nella difesa della Patria, nel lavoro, nelle famiglie. Non solo poeti, artisti, scienziati. A scuola i ragazzi dovrebbero imparare il rispetto degli altri, specialmente dei più deboli, da tutelare dal bullismo dei vigliacchi di turno.

C’erano anche nella mia scuola, che pure era un liceo d’èlite. Un energumeno, tutto muscoli e poco cervello, un giorno, per divertirsi, fece rotolare sui gradini d’ingresso un compagno piccoletto, un po’ rachitico, come se ne vedevano frequentemente un tempo. Affrontai quel collega manesco e vigliacco “te la prendi con lui che è piccolo”, gli dissi, facendo affidamento sul mio metro e ottanta. La risposta fu “guarda che te meno”. Non mi persi d’animo. Gli dissi “più esattamente ci provi e ci puoi anche riuscire, visto che fai lotta greco-romana, ma un cazzottone certamente te lo assesto”. Rimase un attimo silenzioso. Poi, “per stavolta te risparmio”. Non provò più a molestare nessuno dei compagni ma una sera, con altri suoi pari, nel corso di una rapina ad un benzinaio, lo uccise colpendolo in testa con un crick.

Ho voluto ricordare questo episodio perché un giovane stupratore o l’assassino di una capretta è probabile che crescendo faccia carriera nel crimine. E farà piangere qualche mamma, prima di tutto la sua, la quale si troverà anche a vivere il dramma di capire di non aver saputo svolgere il ruolo meraviglioso che la natura le ha affidato, procreare ed educare.

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