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Dora Liguori risponde a Domenico Giglio ed io invito “sudisti” e “nordisti” ad una serena valutazione dei fatti. Più cervello, meno pancia

Dora Liguori risponde a Domenico Giglio ed io invito “sudisti” e “nordisti” ad una serena valutazione dei fatti. Più cervello, meno pancia

Ho sempre creduto difficile capire la storia e raccontarla. Lo facciamo troppo spesso a distanza di anni sapendo come sono andate le cose per cui è facile dire di un personaggio, che ha vissuto gli eventi, che ha sbagliato, che avrebbe dovuto fare questo o quello. Soprattutto è difficile quando la storia viene utilizzata a fini politici, come nel caso degli eventi degli anni successivi al 1860, quando, per alcuni, il Sud fu liberato da un governo illiberale mantenuto dalle baionette austriache, per altri, quelle regioni furono conquistate per ragioni politiche e finanziarie. Tipica l’accusa all’ex Regno di Sardegna, in difficoltà finanziarie per aver sostenuto gli impegni delle guerre del Risorgimento in uno con una politica di ampliamento delle infrastrutture del regno.

C’è del vero, come sempre, nelle diverse tesi, portate avanti da due meridionali, Domenico Giglio, di origini siciliane, e Dora Liguori, Campana. A mio giudizio è interesse dell’Italia unita prendere atto degli errori di chi operò al Sud e al Governo del nuovo Regno in condizioni che oggi non sempre sappiamo valutare con serenità, in regioni dove la classe dirigente aveva mortificato il lavoro nei latifondi e si era costantemente schierata a fianco del potere usando la violenza della polizie private che poi sarebbero diventate malavita organizzata.

È certo che sono stati fatti errori nel corso degli anni anche da politici meridionali assurti a posizioni di potere nel Regno e nella Repubblica. Ed anche in sede locale non si è sviluppata una classe dirigente degna delle intelligenze del Sud. È un fatto che permane e si aggrava una diversità di sviluppo, anche oggi che le regioni hanno un rilevante ruolo politico amministrativo. La Sicilia, ad esempio, semplificando, è quasi uno stato autonomo.

Il Nord ha pulsioni separatiste evidenti e mai sopite. Ugualmente al Sud. Tutti hanno visto le cartine d’Italia con le regioni separate diffuse dai seguaci del giornalista Aprile, che si atteggia a storico.

C’è chi vuole dissolvere l’Italia unita. Farebbe comodo a molti. Non al Nord che ha arruolato nel tempo le migliori intelligenze meridionali, non al Sud dove lo Stato ha dimostrato di essere assente. E se Roma non riesce, è dubbio che vi possa riuscire Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo.

È un fatto che il Friuli, devastato dal terremoto, è stato ricostruito in poco tempo ed è ripresa la sua economia. Non scendo a considerare quel che è accaduto al Sud in analoghe circostanze.

Non mi piace il Sud piagnone che aspetta il sussidio.

Non è il Sud che Cavour aveva intuito essere una grande possibilità per lo sviluppo dell’Italia che lui voleva.

Insomma Domenico Giglio e Dora Liguori, che ha dedicato interessanti studi sugli eventi di quel periodo, dicono cose vere e danno corpo a suggestioni comprensibili e nobilissime. Il timore è di fare il gioco di chi vuole dissolvere il Paese. Una intenzione neppure troppo nascosta. Per cui ritengo di dover fare un appello, io che sono abituato a considerare gli italiani, ovunque nati, “fratelli”, anche quando qualcuno mi indispettisce perché un po’ cafone o arrogante. Lavoriamo per il futuro senza farci condizionare dal passato.

Questo giornale è aperto al confronto delle idee. Ospito volentieri tutti, cercando di evitare in futuro certe espressioni “di pancia” che non si addicono a chi ama la verità, come deve uno storico o aspirante tale.

Salvatore Sfrecola

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