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Virgina Raggi si ricandida. Una sconfitta è probabile, ma una nuova “commedia” all’italiana potrebbe favorirla

di Salvatore Sfrecola

“Mai dire mai”, ovvero Never Say, Never Again, è il titolo di uno dei fortunati film, del 1983, protagonista il mitico agente segreto 007 al servizio di Sua Maestà, interpretato da Sean Connery, con al fianco la bellissima Kim Basinger. Mi viene in mente a leggere il commento di Francesco Storace, neo vicedirettore de Il Tempo, a proposito della ricandidatura di Virginia Raggi a Sindaco di Roma. “Virginia Raggi probabilmente sta tentando la carta della disperazione – scrive Storace – . Perché sa che non ha la minima possibilità di restare in Campidoglio da sindaco, stante il forte ribasso delle sue quotazioni tra i cittadini romani. Con lei il Pd non intende allearsi, a meno che non si sia di fronte all’ennesima commedia politica”. Ecco, l’ennesima “commedia politica” è possibile. È già andata in scena nelle precedenti elezioni, quando Giorgia Meloni è stata fermata sulla strada del Campidoglio da Silvio Berlusconi che ha diviso il Centrodestra, prima con candidature improponibili, il solito Guido Bertolaso,il costruttore “rosso” Alfio Marchini, figlio di Alvaro partigiano, imprenditore e gallerista italiano, dirigente sportivo e Presidente della AS Roma dal 1968 al 1971. Alfio, ben visto anche da ambienti ecclesiastici, disse un giorno che lasciava la Ferrari fuori Roma per non apparire il solito ricco figlio di papà. Vantava uno staff di esperti che non si sa bene cosa gli consigliassero, viste la banalità con le quali infarciva i suoi interventi, specie televisivi, in ogni caso presentati zagagliando, come si dice a Roma. Non solo, ma la commedia politica il prode Silvio l’ha completata presentando Alessandra Mussolini che, naufragata nelle urne, ha candidamente ammesso di essere stata messa in lista per ostacolare Giorgia Meloni.

Ebbene è alle viste una nuova edizione della “commedia politica” che Storace richiama. Si sente fare il nome, oltre che del solito Bertolaso di un’altra brava persona che, petrò, che non prende voti, Franco Frattini, Presidente di sezione del Consiglio di Stato, già Ministro della funzione pubblica e degli esteri. Frattini è persona molto stimata, giurista di valore, uomo garbato, ottimo oratore. Da salotto, tuttavia, tanto che, candidato capolista di Forza Italia a Roma in una elezione comunale di qualche anno fa prese intorno a cinquemila voti.

Alla luce di queste considerazioni a caldo la tesi di Storace che la Raggi non abbia la “minima possibilità di restare in Campidoglio da sindaco, stante il forte ribasso delle sue quotazioni tra i cittadini romani” non la darei per scontata. Ovvero sarebbe la conclusione naturale di una campagna elettorale che le vedesse opposta una personalità del Centrodestra capace di esprimere, con adeguato vigore, il senso del ruolo della Capitale d’Italia, la città più bella del mondo, “onde Cristo è romano”, per dirla con Padre Dante.

Invece i partiti, anche quelli “romani”, come Fratelli d’Italia guidato dalla romana Giorgia Meloni, sembra non abbiano intenzione di impegnarsi per Roma. Altri, come la Lega di Matteo Salvini, non si sono mai radicati nella Capitale, come dimostra il fatto, inequivocabile, che né in Parlamento né in occasione del governo giallo-verde sono state schierate personalità del mondo romano, provenienti dai ministeri, dai grandi enti pubblici, dall’università più grande d’Europa, dalle magistrature Superiori, dagli ordini professionali, dall’industria locale che ha sviluppato nel tempo elevate potenzialità.

Niente. Neppure un’idea, che pure sarebbe facilissima, sul ruolo “politico” della Capitale. Non solo. Roma è la storia dell’Occidente. Del diritto, e sembra banale ripeterlo. Roma è sinonimo di civiltà, rappresentata dagli acquedotti che portavano ovunque, in Italia e nelle province dell’Impero, l’acqua, l’emblema stesso della vita. Come le strade, necessarie allo sviluppo dei commerci e alle relazioni tra i popoli, le terme, per favorire il rapporto interpersonale, o i teatri. E per la condizione civile e per quella religiosa Roma è un’icona della cultura e dell’arte. Ed oggi, da quando esiste lo Stato unitario è la città ha assunto il ruolo di Capitale è la sede del governo della Nazione, il luogo fisico dove si fa politica, nelle Camere del Parlamento attraverso le quali il popolo italiano esercita la sovranità che la Costituzione gli attribuisce. Eppure, come ho appena occasioni, del mondo delle professioni romane non c’è traccia nell’organigramma dei partiti, di quelli di governo e di quelli di opposizione. È colpa dei partiti che non si appoggiano a queste realtà culturali, professionali ed economiche imprenditoriali importanti? Probabilmente è così. Ma è anche colpa di questo mondo variegato ma ricco di capacità professionali e di cultura che ha trascurato l’interesse per la città. Presi dall’impegno professionale hanno lasciato correre, come si dice, implicitamente delegando al più modesto dei mondi politici la gestione della città e la partecipazione al dibattito sui grandi temi dello Stato, del suo ordinamento, del suo funzionamento, che emergono drammaticamente nel momento in cui, a seguito dell’epidemia che ha bloccato l’economia in ogni settore, è necessario un impegno di grandi proporzioni perché l’Italia riprenda a crescere. E consideri non solo le condizioni dal gennaio di quest’anno, alla vigilia della dichiarazione di emergenza nazionale. Perché l’Italia non cresce da anni, da troppi anni.

In queste condizioni dare per scontato che la Raggi “non ha la minima possibilità di restare in Campidoglio da sindaco” è azzardato perché potrebbero riprodursi le condizioni per le quali il degrado della politica, l’evidente incapacità del governo e lo scarso smalto dell’opposizione favoriscano in un ballottaggio Virginia Raggi che, opportunamente, da alcuni mesi è silente, mentre alcune esigenze minime dei romani sono state soddisfatte, come l’asfaltatura di alcune strade importanti, l’illuminazione delle gallerie, per cui i suoi fans dicono che ci voleva del tempo perché fosse apprezzata. È vero, che il tema dei trasporti e quello della raccolta dei rifiuti ma sento dire dai fans della giovane Sindaco che dobbiamo darle tempo.

“Mai dire mai”, dunque. A suo tempo, in suo favore, è stato un voto “contro”, normale in democrazia quando è difficile votare “a favore”. Per molti era stato impossibile continuare a votare i partiti che negli ultimi anni, a livello centrale e locale, hanno dato dimostrazione di straordinaria incapacità. Nessuna scelta ideologica. Chi ha votato M5S ha voluto rigettare in toto la vecchia politica, le chiacchiere che hanno accompagnato slogan che molto promettevano e quasi nulla hanno realizzato. È vero che anche il M5S è andato avanti  con parole d’ordine assolutamente vuote, come quella “abbiamo eliminato la povertà”, che subito è stata annotata da qualcuno senza appello: “la povertà degli amici”, certamente, non degli italiani. Eppure, il consenso nei confronti del Movimento 5 Stelle, diminuito anzi dimezzato, si è stabilizzato e non è detto che, in un ballottaggio, la Raggi possa farcela, considerato che nessuno dei grossi nomi che potrebbero contrastarla sembra volersi impegnare. Gestire Roma è difficile, ma trascurarla è un grave errore politico. Chi conquista Roma conquista l’Italia. Tutte le capitali sono emblema della politica nazionale. Ricordo che in Francia Chirac è stato per 15 anni sindaco di Parigi ed i suoi ministri erano sindaci delle grandi città, da Tolone a Marsiglia.

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