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mercoledì, Ottobre 21, 2020
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Frammenti di riflessioni

del Prof. Avv. Pietrangelo Jaricci

Giustizia amministrativa

Il C.g.a. Reg. Sicilia, con decreto monocratico presidenziale, ha dichiarato il non luogo a provvedere sulla proposizione dell’appello avverso un decreto cautelare presidenziale, rappresentando lo stesso un rimedio giuridico inesistente secondo il vigente tessuto processuale poiché, ai sensi dell’art. 56, comma 2, c.p.a., il decreto cautelare presidenziale non è impugnabile. In relazione alle istanze di rimedi giuridici inesistenti non vi è, quindi, luogo a provvedere, perché non vi è luogo a incardinare una fase o grado di giudizio, esulando dalle competenze presidenziali l’esercizio di qualsivoglia potere processuale non previsto da nessuna disposizione di legge, sia nel senso che non è possibile provvedere sul merito della richiesta, sia nel senso che non è possibile rimettere l’affare all’esame del collegio (Cons. giust. amm. Regione siciliana, decreto monocratico, 25 agosto 2020, n. 624).  

La speranza

Io speriamo che me la cavo, guizzo creativo di un piccolo alunno napoletano e titolo di un best seller degli anni Novanta, è oggi, al tempo del Covid, più invitante di un trattato filosofico sulla speranza. Che è, come si sa, l’ultima a morire, ma è anche un azzardo che mette in gioco il sogno e ipoteca il futuro. Ora è più comodo cavarsela con quello che passa il presente, magari esorcizzandolo e affidandosi a formule magiche del genere andrà tutto bene. La speranza invece è impegnativa, è un salto coraggioso nell’ignoto con i piedi ben saldi nel passato, immagina qualcosa che ancora non c’è, non è fatta di chiacchiere ma di progetto, quindi di idee disegnate nella mente e pronte a farsi concrete in una realtà che va anche costruita. Sarebbe preziosa in tempi così difficili, è invece vinta spesso da una concretezza fasulla fatta di previsioni incerte e numeri buttati là alla giornata…” (Stefania Rossini, “Speranza”, L’Espresso, n. 36/2020, 7).

Parlamento in bilico

Scrive saggiamente Salvatore Sfrecola (“Voto NO al taglio dei parlamentari perché l’iniziativa del Movimento 5 Stelle non è credibile. Proviene da chi non crede nella democrazia rappresentativa”, in questa Riv., 26 agosto 2020) che “Nella mia concezione dello Stato il Parlamento ha una funzione centrale in quanto espressione della sovranità del popolo che la esercita nelle forme previste dalla legge, cioè attraverso le opinioni e gli orientamenti politici dei parlamentari. In democrazia è quindi centrale il ruolo della legge elettorale che assicura la provvista di deputati e senatori e dà anima alle Camere in rapporto ai partiti ed al governo. La legge elettorale, infatti, deve assicurare una maggioranza adeguatamente coesa, numericamente forte, capace di assicurare la governabilità, che significa avere un Esecutivo autorevole, espressione di una maggioranza parlamentare ancorata a valori che danno certezza alle scelte politiche…

La funzionalità delle Assemblee legislative è assicurata soprattutto dai regolamenti parlamentari e dal carico di lavoro. Questo è difficile da ridurre, considerata la tradizionale abitudine italiana di definire ogni questione di un certo rilievo con una norma di legge…

Di questa limitazione del ruolo del Parlamento, voluto dalla politica, ha preso atto il partito di maggioranza relativa, il Movimento 5 Stelle, che, invece di restituire prestigio alle Camere, si è fatto promotore del taglio dei parlamentari, iniziativa portata avanti con un argomento subdolo, di facile presa fra la popolazione politicamente meno colta, quello del risparmio…

Va sottolineato come la vulgata populista che ha indicato in questa riforma un grande successo per i cittadini si dimostra facilmente un falso problema ed una effettiva, grave lesione della democrazia”.

Assenza di strategie

“Il problema di Roma – ciò che ha spinto la Cityscoot a rivedere le proprie strategie aziendali e che potrebbe spingere altre imprese a fare altrettanto – sta nella sua mancanza di dinamismo, nel clima rassegnato, stagnante e pieno di incertezze che in essa si respira, nella percezione diffusa secondo la quale, a dispetto delle promesse e degli annunci, poco o nulla si è fatto sinora per favorire il rilancio e la ripresa. La città appare senza una bussola e in preda ad una crescente anarchia, l’amministrazione capitolina è ferma e senza progetti, il governo nazionale dal canto suo sembra poco interessato al destino della Capitale d’Italia, mentre stancamente ci si avvia verso un appuntamento elettorale – quello della primavera del 2021 per il nuovo sindaco – che sembra spaventare o lasciare indifferenti la grande parte delle forze politiche.

Chi invece adesso pensa sembra farlo in modo anacronistico e un po’ troppo scontato, come se ancora non fosse chiara qual è – per Roma come per il resto d’Italia – la reale posta in gioco: non un generico ritorno alla normalità, dunque al passato, ma solo un salto al futuro…

Cosa si promette ai romani, cosa si propone per Roma?” (Alessandro Campi “Roma e il meridione. Le strategie che mancano per voltare pagina”, Il Messaggero, 3 settembre 2020).

Ancora sul taglio dei parlamentari

“Il taglio dei parlamentari, ispirato all’ignoranza della storia politica e costituzionale italiana e dalla oscena identificazione tra le poltrone della casta e la rappresentanza democratica della nazione, non fa altro che esasperare gli antichi vizi partitocratici, aggiungendone di nuovi. Estremizza la distanza tra gli eletti e gli elettori con circoscrizioni talmente grandi che nessun candidato è in grado di affrontare un’onesta campagna elettorale. Affida il potere di candidatura totalmente in mano ai vertici di partito o di coalizione che sanno come e dove piazzare la persona che deve riuscire. Mette in mano di chi dispone di risorse finanziarie e mediatiche il potere di raggiungere centinaia di migliaia se non milioni di elettori nelle grandi aree in cui è candidato. E avvilisce la democrazia parlamentare di un paese pluralista per storia, territori e culture politiche” (Massimo Teodori, “Tutto il potere ai capi: e la partitocrazia fa festa”, L’Espresso, n. 36/2020, 20).

Fermare il flusso migratorio

“Oggi si torna a parlare molto di immigrazione per via del Covid. Ovvio che in una situazione d’emergenza ci voglia un surplus di attenzione sanitaria. Non si capisce perché, per evitare gli assembramenti, chiudono le discoteche e non gli hotspot. Non si capisce perché chiudono scuole, bar, ristoranti, aziende e non si possano chiudere i porti. Ma il flusso di clandestini, che nel periodo 1 gennaio-25 agosto 2020 è cresciuto del 270 per cento rispetto allo stesso periodo 2019, va fermato indipendentemente dall’emergenza sanitaria. Perché in un Paese che ha già milioni di disoccupati e altri ne avrà, non abbiamo bisogno di forza lavoro. Ne abbiamo fin troppa” (Mario Giordano, “Il grillo parlante”, Panorama, n. 36/2020, 98).

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