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lunedì, Novembre 23, 2020
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Frammenti di riflessioni

del Prof. Avv. Pietrangelo Jaricci

Giustizia civile

Le Sezioni Unite hanno precisato che si è in presenza di una «occupazione usurpativa» nel caso di un comportamento di fatto dell’Amministrazione, in assenza di dichiarazione di pubblica utilità, che è ravvisabile anche per i terreni nei quali si sia verificato uno «sconfinamento», nel corso dell’esecuzione dell’opera pubblica, da aree legittimamente occupate. Tale forma di occupazione costituisce un illecito permanente in alcun modo ricollegabile all’esercizio di poteri amministrativi, onde l’azione risarcitoria del danno che ne è conseguito rientra nella giurisdizione del giudice ordinario.

Vanno, pertanto, ascritti alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie in tema di riduzione in pristino e risarcimento del danno da comportamenti, causativi di danno ingiusto, perpetrati in carenza assoluta di potere (Cass., Sez.  un. civ., ordinanza 14 ottobre 2020, n. 22193).

Sale la protesta

“Troppo e troppo a lungo è durato il blocco. Artigiani, piccoli imprenditori, professionisti sono allo stremo, come i loro dipendenti e collaboratori, e l’annuncio di un ulteriore blocco, che è facile immaginare sarà più lungo di quel mese indicato nel decreto del Presidente del Consiglio appena entrato in vigore, annulla ogni più ottimistica prospettiva emersa nel corso dell’estate, quando la statistica dei contagiati e dei morti aveva fatto ritenere che il peggio fosse passato…

A nessuno sfuggono le dimensioni della crisi economica, nonostante la tanto sbandierata potenza di fuoco di cui si è vantato il premier nei suoi comizi che hanno cominciato a stancare anche coloro che, sulle prime, lo hanno giudicato affidabile. Parla bene, dicevano, è chiaro, convincente, trasmette fiducia. Adesso le sue parole sono fonte di ansia, come i servizi dei telegiornali che, con il tono incalzante dei bollettini delle tragedie, inondano i telespettatori di numeri sempre più preoccupanti dei contagiati, dei tamponi e dei morti…

Intanto tra gli italiani che si chiedono se davvero è stato fatto di tutto per prevenire o almeno attenuare questa seconda emergenza, aumentano di giorno in giorno quelli che rispondono NO, alcuni dei quali non sono disposti ad ulteriori attese, in una stagione nella quale l’inverno porta naturalmente con sé la solita influenza, con la consueta dose di ricoveri e decessi. E monta la rabbia, pericolosa, come sempre è l’ira dei giusti” (Salvatore Sfrecola, “Dalla rabbia alla protesta”, in questa Riv., 26 ottobre 2020).

Quello che sta accadendo in questi giorni induce a ritenere che la protesta non può essere fermata con semplici palliativi ma con efficaci provvedimenti che non sembrano rientrino nei programmi immediati del nostro governo.

Nulla è cambiato

“Meglio abbandonare subito questo déja vu di maschere, tic comunicativi, ostentata fiducia in se stessi e dire la verità. Non si esce dal buio trattando il virus come un’emergenza ordinaria, con la pretesa di scaricare la diffusione del contagio sui cittadini stremati e sconvolti nelle loro vite quotidiane. Non si può puntare il dito sul bisogno di relazioni sociali e ricreative, le feste dei parenti, o scaricare di nuovo il dovere di lottare sulle prime linee, i medici, gli infermieri, gli insegnanti, i sindaci (basta ringraziare gli eroi!) e dimenticare gli immobilismi, i veti contrapposti, l’insostenibile leggerezza di chi doveva organizzare l’argine pubblico di fronte all’onda.

L’incubo è di nuovo aggressivo, fa paura. Costringe a rimettersi all’altezza del dramma che sarà lungo. Obbliga a smettere di accusare, soltanto, la responsabilità privata e a ripristinare, subito, la responsabilità civile, pubblica, di una classe dirigente. Di chi diceva che sarebbe cambiato tutto. E che non ha cambiato nulla (Marco Damilano, “L’incubo”, L’Espresso, n. 44/2020, 10 ss.).

Errori giudiziari

“Le cifre sono da capogiro: dal 1991 al 31 dicembre 2019 ci sono stati 28.893 casi di errore giudiziario in Italia, considerando sia le ingiuste detenzioni, sia le assoluzioni a seguito di un processo di revisione. Quasi mille all’anno. E la spesa per lo Stato, tra risarcimenti e indennizzi, è stata altissima: 823.691.326 euro, circa 28 milioni e 400 mila euro ogni dodici mesi. Ma quali sono le città dove la giustizia sbaglia di più? Per quanto riguarda il periodo che va da gennaio a dicembre 2019, la Capitale è sul podio: considerando i dati dei ministeri dell’Economia e della Giustizia emerge che Roma è al terzo posto della classifica per le ingiuste detenzioni che sono state in tutto 105. Mentre sale al secondo posto se si considera la spesa in risarcimenti: 4.897.010 euro” (Michela Allegri, “Errori giudiziari, rimborsi record: Capitale sul podio”, Il Messaggero, 26 ottobre 2020).

Forse un motivo in più per intervenire, senza indugi, anche sul vigente ordinamento giudiziario.

Voltare pagina

C’è un solo rimedio per ridare fiducia e speranza al popolo. Tornare a votare per sbarazzarsi di incompetenti e di giullari della politica.

E il Colle naturalmente tace.

Fallimento

“Il Dizionario Treccani dopo aver esposto il significato economico e giudiziario del fallimento conclude così: riconoscere l’inutilità dei propri sforzi, l’impossibilità e incapacità di raggiungere gli scopi fissati, rinunciando definitivamente alla lotta, all’azione.  Il fallimento è una condizione dal molteplice significato, è una sorta di marchio linguistico, che può interessare la politica, l’economia, la cultura in senso lato (Cesare De Seta, “fallimento”, L’Espresso, n. 44/2020, 7).

Ogni riferimento alla situazione che stiamo attualmente vivendo non è puramente casuale.

Addio a un amico

La notte del 5 novembre ci ha lasciato il Generale Carlo Spagnolo, amico autorevole, indimenticabile, affettuoso e sincero.

Partecipiamo commossi all’immenso dolore della famiglia.

Mai lo dimenticheremo. Il suo prezioso ricordo rimarrà per sempre nei cuori di quanti lo amarono e lo stimarono.

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