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Resistenza al cambiamento

di Paolo Nizza*

Una delle prime cose che si studia nei manuali di organizzazione aziendale è che “Il cambiamento genera resistenza”.

È quel che sta accadendo nel mondo occidentale dove è in atto uno scontro decisivo tra due visioni del futuro prossimo: la visione conservatrice – quella del mantenimento dello statu quo nei valori e nei principi portanti “Dio, Patria, Famiglia” – e quella progressista, che vede  la necessità di dare al mondo un Nuovo Ordine Mondiale, evitare il conflitto tra le religioni (“Fratelli tutti”), ottenere il superamento dei sovranismi e le legislazioni lgbt e i genitori 1 e 2.

Sul piano degli interessi economici non è chi non veda come l’ombra della tigre cinese giganteggia e si estende a livello planetario : ha bisogno di spazio per le sue merci e per i suoi abitanti.

È un fatto che l’Africa abbia subito una silenziosa, progressiva e massiccia immigrazione cinese, come tantissime altre nazioni e città in Europa.

È possibile arginare tutto questo o non sarebbe piuttosto meglio cavalcare quest’onda imponente e cercare di trarne profitto abbandonando vecchie visioni e strategie obsolete?

Non meravigli se Venezia ha già ceduto in mano cinese più di 850 esercizi commerciali e se i nostri media tacciono su quanti altri negozi sono passati in mano cinese nelle città italiane. Solo a Roma nell’intero e popoloso quartiere esquilino si parla cinese pressoché dappertutto. E Milano? E le altre città? 

Che a causa della pandemia chiudano in Italia bar e ristoranti fa ritenere molto verosimile che questi stessi esercizi possano riaprire con le insegne in mandarino. O che catene del food come Starbucks e McDonald’s possano essere già in agguato. 

Si ha l’impressione che i paesi europei più forti del centro nord del continente, stiano dando come offa alla famelica tigre cinese i paesi rivieraschi del sud – Grecia, Italia, Spagna – cercando di preservare il più a lungo possibile i loro territori, già alle prese con una consolidata immigrazione islamica.

Le politiche conservatrici che difendono il vecchio e caro mondo al quale eravamo abituati se pur non faticano a trovare consenso popolare, trovano d’altra parte una ostinata resistenza da parte di chi intravede la necessità del cambiamento e lo sostiene, anche perché possiede gli strumenti per poterlo cavalcare : tecnologia e finanza. E ci intravede la prospettiva di lauti guadagni. 

Non è un caso che negli Stati Uniti sulla visione conservatrice di Trump, abbia prevalso la linea Biden con il sostegno dei Rockefeller, dei Soros, dei Gates. 

E che in Italia ci sia strenua resistenza al rischio che forze conservatrici possano  andare al governo. 

A chi rimprovera le forze politiche che si definiscono progressiste di non presentare un programma strategico di ampio respiro, va fatto notare che un programma in linea con questa visione del nuovo ordine mondiale non potrà mai essere esplicitato, proprio perché significherebbe dover rivelare apertamente che la vita e le certezze consolidate alle quali eravamo abituati sono – nei programmi dei progressisti sostenuti dalla grande finanza internazionale – destinati a cambiare per sempre.

Cambiamento difficile se non guidato con le necessarie dosi di ambiguità da un lato e fermezza dall’altro: cioè democrazia a parole e dittatura nei fatti.

Dunque sembrerebbe anche legittimo in questo quadro porsi qualche domanda sull’origine e l’evoluzione di questa pandemia.

* È stato Capo delle Relazioni Esterne del Gruppo Poste italiane e Presidente di PosteVita Spa

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