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La destra liberale dice NO a Conte*

di Giuseppe Basini**

Avvocato Conte, lei ha rivolto un appello alle forze politiche per ottenerne un appoggio al suo governo e segnatamente a quelle europeiste, liberali e socialiste. Tralascio il discorso europeista, perché mi pare evidente come lei ignori, forse per la sua troppo recente conversione alla politica, non solo la nota (e oggi appena malamente camuffata) avversione all’Europa dei grillini, ma anche la storica opposizione comunista alla costruzione europea, che perdurò ancora ben dopo la nascita della Comunità europea del carbone e dell’acciaio e cioè fino ed oltre l’epoca dei trattati di Roma, votati invece, oltre che dai centristi, anche da monarchici e missini. L’Europa l’hanno fatta Adenauer, De Gasperi, Schuman e Martino, il povero Spinelli, che pure sinceramente la voleva, era solo uno straniero in patria nella sinistra, allora (e ancora per lungo tempo) “sovietica”. Ben venga la loro conversione, ma non diano lezioni con il fervore dei recenti convertiti, perché non possono proprio, piuttosto stiano attenti che nel loro europeismo, tutto nuovo, non si avvertano note stridule antitaliane, quelle invece antiche e tuttora presenti. È del suo appello ai liberali che però mi vorrei invece occupare, perché è un appello irricevibile. Lei avvocato, nella sua seconda esperienza di governo, non ha guidato solo il gabinetto più evidentemente incompetente e incapace dell’intera storia repubblicana (è difficile negare che, se siamo contemporaneamente tra i primi per numero di vittime della pandemia, per crollo del Pil, per chiusura delle scuole, per aumento del debito e per sfiducia diffusa, il governo non sia corresponsabile) ma anche il più illiberale ed autoritario della nostra democrazia parlamentare. Lei avvocato – davvero non se n’è accorto? – ha sovvertito l’ordinamento costituzionale, con danni enormi inflitti alla democrazia, al diritto e alla libertà. Alla democrazia, perché si sono rinviate delle elezioni, vietate le riunioni di cittadini e partiti, intralciati i lavori parlamentari, condizionati i dibattiti; al diritto perché si sono sospesi diritti costituzionali con leggi ordinarie o, peggio, con semplici decreti amministrativi; alla Libertà perché oggi tutti scopriamo che le nostre più sacre libertà personali, di lavoro, di relazioni, di circolazione, di affetti, non sono più diritti innati e costituzionalmente garantiti, ma ormai semplici “concessioni revocabili” da parte di un governo qualsiasi. Perché, sia pure nella gravità del momento, in luogo di semplici Dpcm, amministrativi non ha seguito la strada dei decreti-legge, altrettanto rapidi ed efficaci, ma almeno necessitanti della firma del presidente della Repubblica, e della conversione del Parlamento? Perché ha sovvertito la gerarchia delle leggi, che non può non porre al vertice i dettati costituzionali? Perché ha ridotto il Parlamento a pura e semplice cassa di risonanza delle sue comunicazioni? In economia poi, quasi nulla, veramente quasi nulla, ha fatto per rafforzare le aziende, piccole e grandi, a cui, con provvedimenti spesso inutili e arbitrari, è stato impedito di lavorare e produrre, ignorando completamente che solo le aziende, producendo ricchezza, possono generare posti di lavoro permanenti, mentre con i semplici “ristori” ai singoli lavoratori, spendendo una montagna di denaro preso a debito, si può alleviare solo momentaneamente la loro povertà. I risultati dei provvedimenti governativi hanno ovviamente provocato, per la loro ampiezza, uno stato di gravissima crisi economica, per il rallentamento del commercio, la diminuzione della produzione industriale e la perdita di fiducia dei mercati, crisi che ha assunto aspetti di vero e proprio crollo nei settori del turismo (per noi importantissimo), dei trasporti, del piccolo commercio e dello sport, con conseguente immediato e grave deterioramento per l’occupazione, cui ha cercato di dare rimedio vietando i licenziamenti per un tempo via via prolungato (che è un po’ come chiudere i cimiteri pensando così di abolire la morte) senza pensare che ciò può solo portare all’unico risultato di una serie di fallimenti generalizzati. Lei ha enormemente aumentato il già colossale indebitamento dello Stato, per dare qualche soldo ai disagiati in luogo di posti di lavoro, avviando con superficialità l’economia del nostro Paese lungo una via Venezuelana, alla fine della quale non ci potrebbero essere che gli stessi effetti, disperazione e miseria. Si è infine vagheggiato, nella sua maggioranza, di colpire, più di quanto già non siano, perfino il risparmio e la proprietà privata, che, ad oggi, sono ancora l’unica e sola garanzia di credibilità e tenuta del nostro sistema economico. Avvocato Conte, si ricordi quello che le dico: se Francia e Germania (ma anche, che so, Spagna, Olanda, Austria o Polonia) usciranno dalla crisi troppo prima di noi, la Banca centrale europea ridurrà o interromperà la politica degli acquisti indiscriminati e illimitati di debito pubblico e allora per noi, se non avremo risanato in tempo l’economia, sarà una catastrofe. Sociale, politica e morale. Sulla giustizia, poi, il suo appiattimento come premier sulla politica di Bonafede, in materia di quasi totale abolizione della prescrizione, ha provocato, unita alla prassi di un ricorso alla carcerazione preventiva senza processo (che non ha riscontro come frequenza in nessun Paese occidentale) un ulteriore imbarbarimento della nostro sistema giuridico, in cui ormai si può restare nella condizione di “presunto colpevole”, anche per molti lustri, senza riguardo alcuno per i danni enormi alle persone e, in molti casi, anche alla struttura industriale ed alla democrazia. Danni, se possibile, ancora maggiori, lei ha provocato all’evoluzione della vita politica, perché la sua volontà di mantenere “a prescindere” e a tutti i costi, la guida del governo, pur così fortunosamente ottenuta, la spinge a personalizzare ogni scontro e a drammatizzare oltre ogni limite il rapporto con l’opposizione, da lei, mai eletto, bollata come anti democratica (dopo però aver governato con parte di essa) e questa sua prassi autoritaria ha impedito ogni possibile evoluzione grillina ed anzi sembra aver favorito una regressione del partito democratico verso quello che fu il Partito Comunista. Renzi, che pure è di sinistra, ha più ragione che torto. Sì, perché ogni possibile rapporto di normalità e rispetto, tra maggioranza e opposizione ed anche ogni ipotesi di coesione nazionale, come quando fu eletto Ciampi a grande maggioranza alla presidenza della Repubblica, è stato reso più difficile dalla sua presenza e dal suo personalistico approccio al potere. Lei è oggi il maggior ostacolo alla possibilità di dialogo tra tutte le forze politiche, un dialogo quanto mai necessario in democrazia. Lei non ha chiesto pienezza dei poteri con l’ottenimento di una maggioranza coesa e legittimata da elezioni, no, lei ha preteso pieni poteri personali e li ha esercitati per via esclusivamente burocratica. Ecco perché le sue profferte sono irricevibili dai liberali, dai liberali veri, che credono nella libertà individuale, nel rispetto delle minoranze, nel ruolo del Parlamento, nelle elezioni e nel libero mercato. I liberali oggi, in Italia, stanno nella Lega (che non a caso parla di alternativa liberale) e nel centrodestra e non possono stare da nessuna altra parte, per responsabilità anche e principalmente sua, per l’involuzione che lei ha favorito della sua maggioranza. Forse la sua attitudine autoritaria deriva dal fatto che lei non ha mai fatto politica, non ne ha la sensibilità e, soprattutto, non ha mai praticato la democrazia. Lei avvocato Conte, viene invece dal mondo del diritto privato, solo che lo intende nel senso del “privato suo diritto”, molto privato, privatissimo.

*(da l’Opinione delle libertà del 28 gennaio 2021)

** Astrofisico, deputato della Lega

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