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Il dolore e l’indignazione

di Salvatore Sfrecola

Sento ripetere e leggo sui giornali, a proposito della tragedia di Mottarone, che siamo di fronte ad “una storia italiana”. E mi indigno perché, io che amo immensamente questo Paese, la sua storia che nel corso dei secoli ha dato all’umanità intera personalità straordinarie nella cultura, nella scienza, nell’arte, nella politica, vedo che oggi non riesce a tutelare la vita dei cittadini attraverso la gestione delle regole della sicurezza, ovunque, dalle strade alle ferrovie, ai posti di lavoro. Per cui i cittadini devono dubitare, quando si immettono in un viadotto, attraversano un ponte o entrano in una galleria di giungere alla fine del percorso sani e salvi. Ed oggi, purtroppo, anche se prendono la cabina di una funivia, perché in tutti è legittimo il sospetto che qualcuno non abbia fatto la manutenzione necessaria agli impianti.

Una funivia può avere anche cabine con un sedile malridotto, un vetro sporco ma non può non essere sicura, non è ammissibile che un sistema di frenata fallisca nel momento in cui sarebbe necessaria la sua attivazione. Non basta dire è un “errore umano”, perché in questi casi, come per la giovane operaia morta di recente in fabbrica non è ammissibile che l’incidente sia conseguenza di omissione di misure di sicurezza o di cattiva manutenzione di un impianto. Non è ammissibile che una persona che va al lavoro rischi di ferirsi o di morire. Non è ammissibile che chi va in vacanza rischi un incidente perché qualcuno ha omesso di fare della manutenzione, com’è accaduto per quanti sono stati travolti dal crollo del ponte Morandi sulla strada delle vacanze. Tutte le volte ci indigniamo, fino alla prossima disgrazia che ancora attribuiremo a fatalità o ad “errore umano”. In queste situazioni l’errore è inammissibile.

E non è ammissibile che l’autorità pubblica manchi nei controlli di sicurezza. Attenzione, perché un tempo questi presidi statali c’erano. C’era lo “stradino” dell’Anas che curava che non ci fossero residui pericolosi sulle strade, c’era l’“assistente idraulico” per verificare che non ci fossero situazioni potenzialmente causa di esondazione dei fiumi. Oggi queste attività possono essere svolte diversamente. Si possono appostare telecamere, si possono usare sensori che indichino situazioni di pericolo (ad esempio d’estate per gli incendi), si possono usare i droni per controllare il territorio. Perché non si fa? Perché manca l’organizzazione. Si parla molto di semplificazione ma prima di semplificare le procedure o insieme alla semplificazione delle procedure è necessario che l’amministrazione pubblica, ai vari livelli di governo, statali, regionali, provinciali, comunali sia riordinata con individuazione esatta delle competenze, in modo che non ci sia uno scarico di responsabilità da un ufficio all’altro, da un dirigente all’altro che poi, alla fine, porta alla totale irresponsabilità che fa faticare la magistratura la quale deve intervenire, ma deve intervenire rapidamente, e non deve trovare quegli ostacoli che oggi trova proprio nella parcellizzazione delle attribuzioni.

A proposito di sicurezza, io che vivo a Roma ho occasione spesso di entrare nei palazzi storici, sedi di enti, di amministrazioni, di magistrature i quali recano sui frontoni dei portali o in alto sul tetto statue e stemmi che rappresentano la storia del palazzo, la storia d’Italia. la storia della città. Tutte le volte che passo sotto questi stemmi e queste statue mi chiedo se qualcuno ogni tanto va a controllare se una statua o uno stemma del 600 o del 700 ha subito, nel corso del tempo, per effetto di qualche scossa di terremoto o di un’ infiltrazione d’acqua o del gelo invernale delle lesioni che possono rendere precario quell’oggetto. Ugualmente mi pongo costantemente il problema, quando passo su un ponte di quelli che attraversano il Tevere, che sono stati costruiti quando si girava la città in carrozza, se i pullman, gli autobus, i tram e le automobili fermi in attesa che il semaforo proietti luce verde costituisce un peso compatibile con lo stato di conservazione del bene. Naturalmente io sono meno preoccupato di quando il bene è molto antico, soprattutto se romano. Più è recente e più sono preoccupato. Sappiamo, ad esempio, che il ponte che mi sembra si chiamasse dell’Impero che era sormontato da imponenti colonne con le aquile imperiali, lungo Corso Francia, si è rivelato fragile perché qualcuno nella esecuzione dei lavori aveva rubato, diciamo la parola giusta, sul ferro e sul cemento.

Allora io mi chiedo, questi non sono eventi imprevisti o imprevedibili e non sono imprevedibili neanche gli effetti delle alluvioni perché sono conseguenza della cattiva gestione delle acque. Non sono neppure un evento incredibile o inaspettato il crollo di un ponte che non è stato oggetto della manutenzione e dei controlli che erano necessari. Non è più possibile che continui questa sequenza di danni che costano cifre ingenti alla comunità nazionale. Gli interventi di ripristino delle località danneggiate dalle alluvioni, dai terremoti e dagli effetti delle devastazioni naturali costano molto di più di quanto costerebbe ai bilanci pubblici la prevenzione. Una cosa che non entra in testa ai nostri politici. Allora ci dobbiamo porre il problema dell’adeguatezza della classe politica italiana che in tutti i partiti è estremamente modesta, composta da persone che il più delle volte non hanno altro mestiere che quello del politico e che quindi non percepiscono questi problemi o comunque, se li percepiscono, non sanno come risolverli. Siamo stufi. C’è stato il fuoco del Movimento 5 stelle nel quale molti hanno creduto in buona fede. Cioè hanno pensato che, di fronte al deterioramento della classe politica, dei giovani o meno giovani provenienti da quella che si definisce enfaticamente la “società civile”, non implicati nelle vicende della politica, rimboccandosi le maniche avrebbero cambiato le cose. Non è successo. Anzi questi personaggi si sono subito adeguati all’andazzo e, inebriati da auto blu, lampeggianti e scorte, non avendo nessuna esperienza pregressa e spesso nessuna adeguata competenza professionale, ma molta arroganza, che accompagna sempre l’ignoranza, hanno contribuito a dare una spinta in basso al Paese. L’esempio più clamoroso, nonostante continui ad avere un’incredibile adesione nei sondaggi popolari è dato dal Prof. Giuseppe Conte, l’ex Presidente del consiglio che ha miseramente fallito nell’approccio all’emergenza sanitaria ed a quella economica. Assolutamente incapace di gestire la pandemia, basti pensare che dal giorno in cui è stata dichiarata l’emergenza sanitaria, il 31 gennaio 2020, sono passati 23 giorni prima che il Governo emanasse il primo decreto legge e, mentre si riempiva la bocca di dPCM e annunciava miliardi a destra e a manca, “una potenza di fuoco mai vista” ha lasciato deteriorare l’economia assolutamente incapace, non di realizzare ma neppure di immaginare le misure necessarie per far riprendere il Paese.

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