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La testa e le mani

di Paolo Nizza

I tragici fatti di Santa Maria Capua Vetere rivelano come il nostro Stato sia rimasto ancora molto indietro sulla strada dell’educazione dei suoi servitori.

Perché di questo si tratta.

Se a coloro che servono lo Stato si insegnasse che servire il prossimo è prima di tutto rispetto e umanità, quando non addirittura comprensione della condizione dell’altro, cose del genere non accadrebbero. Tanta disumanità è figlia dell’ignoranza.

Le carceri. Un mondo dove si confrontano molto spesso miserie umane, come la delinquenza da un lato e il bisogno di lavoro purché sia. Dove lo Stato – quello che dovrebbe indirizzare, coordinare, controllare -, lo Stato che ha studiato e che sa, spesso si volta dall’altra parte e fa finta di non sapere. Per non avere grane. Guardando cioè più al proprio interesse e tornaconto che non alla salvaguardia dei valori che dovrebbero ispirare il servizio pubblico.

È in questo sdoppiamento continuo di interessi personali e valori collettivi che si ripete ad ogni livello il tradimento della democrazia e del servizio pubblico.

Non è da meno la sporcizia delle strade e la tangente sull’appalto, tanto per citare alcuni casi dove prevale l’interesse dei singoli sul valore del servizio a tutti.

Così ci si mette in politica e ci si avvia all’esercizio di carriere che più che allettare per il potere che presentano, dovrebbero intimorire per le grandi responsabilità che comportano. 

Per fortuna ogni tanto questi politicanti traffichini che pensano solo ad acchiappare consensi per tornare sulla poltrona -spesso mentendo – vengono sostituiti da Servitori dello Stato con la “S” maiuscola, che ispirati e ispirandosi ai valori alti dell’etica e del senso della Giustizia, lacerano gli schermi eretti dai predecessori e riportano lo Stato alla sua dignità.

Grazie Signora Cartabia.

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